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    42 comments to this article

    1. alex

      on 26 settembre 2013 at 16:54 - Rispondi

      Salve ho una caldaia a gas metano a camera stagna situata all’esterno dell’edificio ma non mi ritrovo la conformità perchè installata da parecchio tempo ovviamente ritrovare la ditta mi risulta difficile perchè da anni ho la manutenzione con altra ditta abilitata come posso ovviare e non incorrere a multe dai controllori? è obbligatoria far vedere la conformità anche su una caldaia installata da più anni?la ringrazio anticipatamente.

      • admin

        on 26 settembre 2013 at 17:15 - Rispondi

        Salve, conformità di impianto significa impianto sicuro e quindi ogni 10 anni andrebbe rifatta ex novo, perchè dopo tale periodo il costruttore originale non ha più alcuna responsabilità e questa ricade tutta sul conduttore (Lei in questo caso).
        La dichiarazione di conformità può essere fatta da un tecnico abilitato, anche quello che Le fa la manutenzione periodica, prevede una revisione completa e non credo possa essere gratuita, dato che comporta sia un certo lavoro che una responsabilità nel merito.
        Cordiali saluti
        ing. Carraro

    2. alessandra

      on 19 giugno 2013 at 14:38 - Rispondi

      Salve, sono proprietaria di un caricatore(ragno) solmec, anno di costruzione 1996, purtroppo ho perso la dichiarazione di conformità, ho provato a chiedere alla casa produttrice, mi hanno risposto che non hanno più nulla in quanto sono passati più di dieci anni. Debbo rinunciare?
      Cordiali saluti
      Alessandra

      • admin

        on 19 giugno 2013 at 14:44 - Rispondi

        Salve, certo che no, può rifare l’intera marcatura CE, dipende se il costo della marcatura è giustificato da valore della macchina.
        Cordiali saluti.
        ing. Carraro

    3. renato

      on 25 aprile 2013 at 09:50 - Rispondi

      Salve.. chiedo cortesemente come mi deve comportare ed a chi eventualmente mi devo rivolgere.
      Ho una casa a due piani costruita 22 anni fa. al primo piano abito io, al piano terra abita in parte mia figlia, e per l’altra meta’ del piano terra lo affitto con regolare contratto. Questa conformita’ é obbligatoria in caso di vendita, ma anche in caso di affitto…??

      • admin

        on 25 aprile 2013 at 14:13 - Rispondi

        Non so a quale conformità si riferisca, se è quella degli impianti la dichiarazione di conformità è sempre obbligatoria e per averla deve fare in modo che gli impianti siano a norme rivolgendosi ad un tecnico del settore (idraulico, elettricista) abilitato a fare gli impianti e la dichiarazione.
        Cordiali saluti
        ing. Carraro

    4. mirco

      on 16 marzo 2013 at 06:10 - Rispondi

      buongiorno io devo fare l’impianto di un forno in una carozzeria dove l’edificio aveva altro uso e l’impianto elettrico non certificato ma al cliente va bene cosi non cè modo di farlo ragionare io a fine lavoro certifico il mio lavoro ma sono responsabile del intera officina o solo della mia parte ?
      Grazie mille

      • admin

        on 16 marzo 2013 at 06:19 - Rispondi

        Salve, non é bello rispondere con una domanda, ma volte é piú chiara di una risposta.
        Se lei vendesse armi e venisse un cliente visibilmente alterato (pazzo o ubriaco) lei gli venderebbe una pistola? E facendolo penserebbe di essere in parte responsabile se quella persona si suicidasse o facesse una strage? Sicuramente lei qual’é la risposta.
        Cordiali saluti.
        Ing. Carraro

    5. ROBERTO

      on 8 gennaio 2013 at 12:38 - Rispondi

      Buongiorno sono un impiantista ,dopo la realizzazione di un impianto idrico industriale senza un progetto ,l’ingegnere mi chiede di realizzare un disegno su planimetria ,ma non avrei dovuto realizzare io l’impianto sulla base di un suo progetto?

      • admin

        on 8 gennaio 2013 at 12:53 - Rispondi

        Salve, Lei ha perfettamente ragione, questo è un malcostume tipicamente nostrano.
        Si fa fare il lavoro a chi lo sa fare, poi gli si chiede di progettarlo ed il colmo è che il progettista “quello cum laurea” prenderà anche la parcella di progettazione su quell’impianto.
        Lei doveva rifiutarsi di fare il lavoro senza progetto, ora può rifiutarsi di fare il progetto che appunto non è di sua competenza, poi sa che si farà un “nemico” che ostacolerà in tutti i modi la liquidazione della sua fattura.
        Sinceramente, a parte la solidarietà non saprei cosa dirLe, disapprovo il comportamento di questi usurpatori di titolo professionale, ma ora questo è il malcostume imperante.
        Cordiali saluti
        ing. Carraro

    6. andrea

      on 2 gennaio 2013 at 20:42 - Rispondi

      Sto impostando delle sigarette elettroniche dette anche vaporizzatori classificati come areosol , oltre al libretto di istruzioni in italiano devo fare anche marcatura ce ..? E dichiarazione conformità ..?grazie.

      • admin

        on 3 gennaio 2013 at 01:12 - Rispondi

        Salve, ritengo che Lei stia “importando” le sigarette elettroniche e la risposta è affermativa per entrambe le domande, deve fare la marcatura CE che comprende anche la dichiarazione di conformità, l’importante è che Lei faccia tutto ciò che richiede la legge, per evitare i problemi incontrati dai Suoi colleghi in questi giorni.
        Cordiali saluti

        Per preventivi ed informazioni specifiche consulti il blog: http://www.marcaturace.net

    7. franco luis

      on 27 dicembre 2012 at 21:00 - Rispondi

      Buonasera,bel posto e bei dialoghi,complimenti a tutti e ovviamente auguri per queste feste !
      Ho un quesito da porvi:
      Ho un cliente al quale devo rilasciare la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico,premetto che questo signore,ha sempre pagato le fatture non seguendo l’accordo scritto,ma quando decideva lui di farlo,come installatore non posso negargli il documento anche se sono creditore da un bel po’ di mesi,unica cosa che ho chiesto al signore o meglio la suo ingegnere,direttore dei lavori,che si è interposto tra me e lui,di asseverarmi un sorta di verbale che ho denominato esistenza degli impianti,a causa delle varie modifiche apportate rispetto al preventivo originale,ho anche spiegato ai due signori che tale documento mi occorre per attestare la reale conformità dell’impianto e quindi redigere un certificato consono al lavoro svolto,questi tergiversano e continuano a chiedermi un certificato senza tanti fronzoli perchè devono richiedere l’agibilità,addirittura l’ingegnere mi ha inviato una raccomandata diffidandomi dal consegnare con urgenza il documento,oggi gli ho spedito una mia raccomandata allegandogli il verbale da controfirmare e rispedire per poter ottenere il certificato ! Come la vedete la situazione ? secondo voi ho agito bene o no ? grazie attendo una vostra risposta

      • admin

        on 27 dicembre 2012 at 21:26 - Rispondi

        Salve, grazie per le Sue valutazioni, personalmente sarei un pò più drastico di Lei, ovvero non rilascerei alcuna dichiarazione di conformità senza garanzie di pagamento.
        Non sta scritto da nessuna parte che Lei è obbligato a dare tutto ed il cliente non deve dare nulla.
        Il mio lavoro attuale ( la consulenza sulla marcatura CE ) si svolge dietro pagamento di un terzo all’ordine e due terzi prima della consegna di tutto il materiale, e nonostante questo qualche furbetto lo trovo, ma almeno ho la soddisfazione di aver incassato un terzo dell’importo senza consegnargli nulla di utile.
        Sarebbe meglio che le condizioni Lei le ponesse prima della sottoscrizione del contratto e trovo sempre poco “commerciale” concedere tempi di pagamento biblici per prendere un lavoro, aumentando così l’esposizione ed il rischio.
        Ho incontrato bravissimi artigiani che mi hanno fatto lavori egregi e che hanno preteso acconto all’ordine e saldo alla consegna e non mi sono mai pentito di averli scelti.
        Così come concordo, anche se devo pagarli, con i laboratori che chiedono un fisso per fare un preventivo di riparazione, chi lavora ha il sacrosanto diritto di essere pagato e per questo la legge lo dovrebbe tutelare, così come dovrebbe garantire il consumatore dai “furbetti del quartierino” che trovano cittadinanza, tra i consulenti, tra i professionisti, tra gli artigiani e tra tutti i tipi di operatori, ma è lampante che la legge non difenda nessuno, se non sempre più spesso i disonesti.
        Le categorie professionali e gli ordini, che sono solo delle corporazioni medioevali, farebbero bene a colpire questi “furbetti” invece, guarda un pò, sanzionano solo quelli che applicano tariffe più basse di quelle ufficiali, altro che difendere la clientela.
        Quindi veda di farsi pagare prima di rilasciare la dichiarazione di conformità e fine lavori, altrimenti dovrà sudare un bel pò prima di portare a casa il suo giusto compenso, tenuto conto che il cliente è già “zoppicante” da quel lato e non si preoccupi di chi scrive con facilità le raccomandate, una raccomandata è solo una lettera che costa un pò di più, pretenda i soldi e non si lasci ingannare dai titoli, conosco tanti asini con la laurea appesa al muro, e tra questi tanti miei “colleghi” che disistimo con tutto il mio disdoro.
        Ricambio gli auguri e spero che Lei risolva la questione.
        ing. Carraro

    8. Adriano

      on 25 novembre 2012 at 10:51 - Rispondi

      Ingegnere buongiorno.
      Non so se avrà tempo di rispondermi. Ma ho già trovato così tanto di utile nel suo sito che non posso che ringraziarla a prescindere.

      La domanda è questa: Ho fatto installare nuovi infissi nel mio appartamento. L’installatore mi rilascia una serie di certificazioni relative al produttore degli infissi ma dice che non è dovuta alcuna dichiarazione di conformità per quanto riguarda l’installazione.
      Tale affermazione sembra supportata da quanto ho trovato in un blog:
      “La normativa europea non copre l’installazione e quindi l’installatore non può rilasciare alcuna marcatura CE in merito, inoltre non esistendo alcuna norma nazionale in merito alla posa in opera l’installatore non può rilasciare alcuna dichiarazione di conformità (che richiede una norma alla quale conformarsi,e quindi mancando la norma non può nemmeno esistere la conformità).

      Ritiene che sia corretto?
      Grazie ancora
      Adriano

      • admin

        on 25 novembre 2012 at 12:43 - Rispondi

        Salve, gli infissi non sono impianti e quindi non rientrano nelle leggi che regolano questi ultimi.
        Rimane comunque il fatto che la posa deve essere approvata dalla direzione lavori (quando c’é) o dal committente.
        Cordiali saluti.
        Ing. Carraro.

    9. Rocco

      on 8 ottobre 2012 at 13:13 - Rispondi

      Gentile Amministratore, qualora l’installatore originario di un impianto elettrico realizzato di recente in una casa non sia più disponibile, la relativa Dichiarazione di Conformità può essere rilasciata da un tecnico abilitato diverso?

      Attendo un suo commento. Grazie.
      Rocco

      • admin

        on 8 ottobre 2012 at 13:18 - Rispondi

        Salve, la risposta è affermativa, l’obiettivo della legge è che ci sia un tecnico che confermi per iscritto che l’impianto rispetta la legge.
        Cordiali saluti
        ing. Carraro

        • Rocco

          on 8 ottobre 2012 at 13:34 - Rispondi

          Ho letto e la ringrazio per la tempestiva risposta. Affinchè la questione mi sia ancora più chiara, le chiedo la presente precisazione:
          Un tecnico abilitato diverso dall’installatore originario potrebbe rilasciare la Dichiarazione di Conformità sull’impianto senza che quest’ultimo ponga dei veti?

          Grazie e distinti saluti
          Rocco

          • admin

            on 8 ottobre 2012 at 14:03 - Rispondi

            Nel caso un tecnico decida di dichiarare conforme il lavoro eseguito da un altro, non c’è alcun problema. Nessuno può impedire che sul suo lavoro venga eseguita una verifica tecnica e venga di conseguenza rilasciata la dichiarazione di conformità, la quale non può in nessun caso essere utilizzata come merce di scambio a qualsiasi titolo, neppure a livello fiscale e contabile.
            Per intenderci un tecnico non può rifiutare la dichiarazione di conformità così come non può rifiutare la fattura, anche se pensa che non sarà pagato, emissione di fattura e dichiarazione di conformità sono documenti indipendenti dal pagamento.
            Nel caso quindi l’installatore si rifiuti per qualsiasi ragione di farla ( al limite perchè chiede di essere pagato prima ) la può fare un altro tecnico.
            La dichiarazione è una parte della fornitura e senza di essa si può contestare il lavoro come “non completo”.
            Spero di aver chiarito i Suoi dubbi.
            Cordiali saluti
            ing. Carraro

            • Rocco

              on 8 ottobre 2012 at 17:03 -

              Quanto lei afferma è rintracciabile sulla norma? Ho provato a leggere il DM 37/08 ed il concetto da lei espresso non è così evidente. Si potrebbe desumere tra le righe del comma 6 dell’art.7 del DM 37/08?……..e più precisamente nel punto in cui si legge:

              “Nel caso in cui la dichiarazione di conformità ………………… non sia stata prodotta o non sia più reperibile, tale atto è sostituito – per gli impianti eseguiti prima dell’entrata in vigore del presente decreto – da una dichiarazione di rispondenza………………………”?

              Può, cortesemente, aiutarmi ad avere il testo o l’articolo della legge che mi consenta di sostenere questa tesi?

              La ringrazio anticipatamente.

              Cordiali saluti
              Rocco

            • admin

              on 8 ottobre 2012 at 17:31 -

              Probabilmente la legge non affronta questo argomento, perchè definisce solo gli obblighi dell’installatore.
              Nel caso questo si rifiutasse di fare la dichiarazione o il cliente scoprisse che non è idoneo a farla (es. un elettricista con meno di 3 anni di esperienza) cosa succederebbe? Il cliente non potrebbe utilizzare l’impianto e quindi l’abitazione?
              La legge prevede ad esempio che se l’installatore non ha l’esperienza sufficiente può nominare un tecnico aziendale che per lui faccia la dichiarazione di conformità (personalmente ne ho firmate parecchie), quindi un tecnico abilitato può dichiarare la conformità di un impianto, perchè ciò è comunque indicato dalla 46/90 artt. 2 e 3.
              In ogni caso la legge è mirata a definire ciò che deve fare l’installatore, mentre il diritto del cliente di far verificare il proprio impianto da un tecnico abilitato non è in discussione.
              Se ciò non fosse possibile saremmo di fronte ad una legge che invece di tutelare il cliente, fornisce all’installatore un mezzo di pressione molto efficace e sinceramente intollerabile.
              Nella direttiva e nel decreto, non si parla mai di diritti dell’installatore (che ovviamente ne ha altri in altri ambiti, ad esempio quello di essere pagato per un lavoro ben fatto e completo), si parla invece di tutto ciò che deve fare, oltre ad un buon lavoro.
              Il decreto e la direttiva, non dicono neppure che l’installatore deve fare la fattura, e che il cliente la deve pagare, però credo che queste cose non siano in discussione.
              Quando il cliente decide di sottoporre l’impianto ad un verifica da parte di terzi, esercita un diritto che non può essere messo in discussione da nessuna legge, e l’ente locale pretende un documento firmato da un tecnico abilitato, non deve necessariamente essere chi ha installato l’impianto, come nei casi che ho firmato io, perfettamente legittimi.

    10. Livio

      on 26 settembre 2012 at 08:29 - Rispondi

      La ringrazio per la risposta.
      mi permetto ancora di porLe alcune questioni, mi scuso se possono sembrarLe banali:
      Dopo l’ottenimento della certificazione CE,l’apposizione del marchio sul prodotto messo in libera circolazione costituisce implicitamente una dichiarazione di conformità ? In altre parole,in quanto utilizzatore finale, ritiene sia sufficiente che l’apparecchiatura in questione (Bistecchiera/scaldapanini professionale, anno produzione 2003) riporti la marcatura CE affinchè io sia in regola rispetto alle normative e ai controlli effettuati dall’ ASL?
      Le chiedo questa precisazione in quanto ho anche acquistato una friggitrice, prodotta nel 2002,senza marcatura CE, della quale dispongo della dichiarazione di conformità rilasciata dal produttore (amministratore delegato della ditta) per qulla singola apparecchiatura (numero seriale), e mi stavo chiedendo se nel frattempo (dal 2002 al 2003 in poi)sia eventualmente cambiata la normativa, per cui eventualmente la dichiarazione di conformità non fosse ulteriormente consegnata nelle mani dell’acquirente (che non riesce a reperire tale documento).
      Mi sembra quantomeno logico, pensando a produzioni su larga scala, che la certificazione sia fornita per tutta la produzione senza la necessità di generare un documento specifico per il singolo oggetto, ma non so se sono nel giusto con queste considerazioni.
      Grazie
      Cordiali Saluti
      Livio

      • admin

        on 26 settembre 2012 at 09:50 - Rispondi

        La direttiva dice esplicitamente che la dichiarazione di conformità deve accompagnare ogni singolo pezzo, d’altronde il venditore deve assicurare Lei che il prodotto che acquista Lei è sicuro e non un campione a suo tempo controllato.
        Il marchio non sostituisce la direttiva ed è un simbolo sintetico apposto quando possibile sul prodotto, che indica immediatamente che il prodotto è conforme.
        La dichiarazione, allegata alla documentazione che deve accompagnare sempre il prodotto, non è attaccata allo stesso, come invece il marchio, quindi sono cose diverse con finalità diverse.
        Quindi la risposta è si, la dichiarazione di conformità deve essere abbinata ad ogni singolo pezzo o confezione se parliamo di vendita in confezione (es: una scatola di viti).
        Cordiali saluti

    11. Livio

      on 25 settembre 2012 at 09:12 - Rispondi

      Buongiorno,
      ho acquistato una piasta elettrica usata per bar (scalda panini) di tipo professionale, marcata CE, ma manca la dichiarazione di conformità.
      E’ possibile richiedere un duplicato alla ditta produttrice, e questa è in qualche modo tenuta a prestare ascolto ad una simile richiesta da parte mia?
      In alternativa potrebbe suggerire una procedura per poter essere in regola nell’utilizzo di tale attrezzatura?
      grazie per l’attenzione
      Saluti

      • admin

        on 25 settembre 2012 at 11:22 - Rispondi

        Salve, innanzitutto bisogna verificare l’anno di produzione, dopo 10 anni il produttore può non conservare la documentazione e quindi non potrebbe oggettivamente inviarne copia.
        L’invio della copia non è obbligatorio da parte del produttore, ma è un normale atto di cortesia commerciale che si compie correntemente, ma come sa non tutti sono gentili e disponibili.
        Cordiali saluti.

    12. mauro

      on 21 settembre 2012 at 16:24 - Rispondi

      è un botta è risposta alla fine ma, se cambio il tubo del gas dei fornelli, che da un mio punto di vista è più pericoloso del tubo del gas, poichè spesso il flessibile è pressato da tegami ecc, allora posso anche la caldaia che è un tubo rigido e fermo.
      Lo so che difende gli installatori ma, le norme hanno sempre seguito il buon senso e sono state redatte spesso dopo gli incidenti avvenuti. Ma tra i fornelli e caldaia cambia poco.

      • admin

        on 21 settembre 2012 at 16:40 - Rispondi

        Le assicuro che non difendo nessuna categoria, se non quella dei consumatori di cui faccio parte come tutti e mi limito a riportare ed interpretare ciò che dicono le leggi, senza aggiungere nulla.
        Lei è libero di cambiare il tubo del gas alla cucina, la caldaia e qualsiasi altra cosa, per me non cambia nulla e se legge un pò in giro nel sito, troverà persone che mi accusano di accanirmi contro gli installatori, quindi direi che la par condicio è assicurata.
        Non è certo lo scopo del blog fare il botta e risposta, bensì dialogare con le persone che mi gratificano della loro attenzione, come fa Lei.
        Ritengo che lo scambio di opinioni, anche e soprattutto diverse, sia segno di civiltà e che sia utile a chi lo fa ed a chi lo legge, poi ognuno valuta le posizioni dell’uno e dell’altro.
        A differenza di chi mi accusa di accanirmi contro gli artigiani, Lei non utilizza parole o frasi offensive, e di questo Le rendo merito, come vede tra persone civili si può discutere, scambiarsi opinioni, rimanere dello stesso parere, senza le caciare a cui ci vuole abituare la televisione.
        Io pubblico tutti i commenti di tutti, purché non siano offensivi verso gli altri e non facciano pubblicità, come hanno già tentato di fare varie volte, quindi ben vengano tutte le opinioni diverse dalla mia.
        La saluto e Le auguro buon lavoro se decide di sostituire questa benedetta caldaia.

        • mauro

          on 22 settembre 2012 at 13:36 - Rispondi

          la caldaia l’ho sostituita ovviamente, ho avuto fortuna e speso (relativamente poco), però non mi ha risposto sul fatto che per cambiare il tubo del gas dei fornelli che va dal muro ai fornelli non ci voglia una dichiarazione di conformità, mentre per la caldaia si?!! è la stessa cosa ma, due intrepretazioni diverse. Comunque se la consola faccio l’artigiano (elettricista)non da battaglia anzi, faccio domotica da 14 anni. Le normative le conosco (le mie) quelle idrauliche no. Comunque scavando a fondo mi sono risparmiato qualcosa come 650,00 euri. Io ho coniato una massima, se poi qualcuno di + famoso l’avesse già scritta pazienza, a me è venuta dal cuore e dall’esperienza: l’educazione è facile, applicarla è difficile.

          • admin

            on 22 settembre 2012 at 16:38 - Rispondi

            Sono d’accordo con la Sua massima, io sostituisco la parola educazione con rispetto, ma il senso e lo stesso.
            Mi scuso se non ho risposto alla domanda, cambiando il tubo, Lei interviene sul collegamento e non tocca né l’impianto a monte né l’apparecchio a valle, é un intervento di piccola manutenzione, peraltro obbligatorio, perché come sa il tubo ha una scadenza temporale, mentre la sostituzione della caldaia non é manutenzione ordinaria, perché si cambia un componente fondamentale.
            Come sa la dichiarazione non riguarda il particolare intervento, ma la conformità dell’intero impianto ed é richiesta sia per i nuovi che per interventi importanti, quindi a mio avviso il cambio del tubo é manutenzione ordinaria, il cambio della caldaia, no.
            Ovviamente Lei puó pensarla in modo diverso e comportarsi di conseguenza, come per tutte le leggi, l’importante é non recriminare per eventuali conseguenze.
            Cordiali saluti.

    13. mauro

      on 21 settembre 2012 at 06:23 - Rispondi

      certo ma cambiare una caldaia che sono 4 tubi acqua ed uno di gas ha lo stesso valore che cambiare il tubo del gas dei fornelli, quindi le cose si perdono di vista da qualche parte o sbaglio?. il problema della caldaia non è l’allacciamento del tubo del gas che miimpone la dichiarazione ma, sta nella caldaia che dev’essere costruita con tutti i crismi e adeguate istruzioni di montaggio,se lo stato mi obbliga l’installatore, allora ne deve mettere a disposizione alcuni a dei prezzi calmierati, senza caldaia non si sta. questo è un comune mortale, non di certo uno che vuol guidare un aereo, vuole solo stringere una paio di tubi e si risparmia qualcosa come 600,00 euri.

      • admin

        on 21 settembre 2012 at 06:55 - Rispondi

        Salve, rispetto il Suo punto di vista, ma anche sostituire un cavo nell’impianto elettrico è semplice, ma anche questo come stringere poco o male il dado che chiude il tubo del gas, può provocare dei guai, sia a chi lo fa che ad altri.
        Il punto su cui evidentemente non sono stato chiaro è che certamente il comune mortale può essere in grado di fare tutto, anzi certamente lo è visto che sia l’idraulico che il pilota sono alla fine comuni mortali, il punto è : chi assicura Lei e la Sua famiglia che il pilota è realmente in grado di pilotare, e chi assicura la Sua famiglia ed i Suoi ospiti oppure i Suoi condomini, che Lei è in grado di fare quel lavoro correttamente? Se esplode l’impianto chi pagherà? Quindi meglio prevenire almeno una parte del rischi, abilitando le persone.
        Non metto in dubbio che Lei lo sappia fare, ma la legge dice che in alcuni casi, il “saper fare” deve essere documentato, mentre in altri non serve, ad esempio se il ciabattino sbaglia a risuolare una scarpa, difficilmente ne può derivare un incidente grave se non mortale, perciò chiunque può mettersi a fare il ciabattino o ripararsi le scarpe.
        Il problema non è mettere in dubbio le capacità di comune mortale, ma la dimostrazione certa che queste capacità ci sono e non per il gusto di invadere la sfera privata delle persone, ma per difendere la sicurezza degli altri.
        Per la stessa ragione serve la patente per guidare, a meno che non ritenga che anche questa sia una inutile ingerenza del legislatore per applicare più tasse.
        Cordiali saluti.

    14. mauro

      on 19 settembre 2012 at 10:42 - Rispondi

      io posso autocertificarmi l’installazione di una caldaia?

      • admin

        on 19 settembre 2012 at 11:56 - Rispondi

        Salve, lo può fare se è un tecnico abilitato all’installazione e quindi al rilascio delle dichiarazione di conformità degli impianti.
        Cordiali saluti

        • mauro

          on 20 settembre 2012 at 08:00 - Rispondi

          quindi un comune mortale se vuole cambiare la caldaia vecchia non lo può fare? deve per forza prendere un tecnico abilitato?

          • admin

            on 20 settembre 2012 at 08:44 - Rispondi

            Salve, questo dice la legge e lo scopo è quello di evitare incidenti dovuti a lavori eseguiti da persone non esperte.
            Una volta queste cose non esistevano e nella casa di mio padre sia l’impianto elettrico che quello idraulico lo fece lui.
            Nel tempo sono cambiate le norme di sicurezza (aumentandola fortunatamente) sono migliorati i prodotti (più sicuri) ed il legislatore ha deciso che quando un lavoro può coinvolgere la sicurezza di altre persone al di fuori di chi lo esegue (es: tutti gli impianti) e quando esiste un grado di pericolosità elevata (elettricità, gas, pressione, ecc. ) possano e debbano intervenire solo tecnici esperti ed abilitati.
            Al di là delle considerazioni personali, delle conoscenze e dei casi particolari, ritengo che anche Lei convenga che “un comune mortale” non possa decidere di pilotare un aereo solo perchè ritiene di saperlo fare, io su quell’aereo non ci salirei, ma anche una caldaia che scoppia può provocare delle vittime, come l’aereo che cade.
            Cordiali saluti.

    15. Giuseppe

      on 5 settembre 2012 at 10:12 - Rispondi

      Salve, vorrei acquistare dei prodotti dalla Cina. Leggo nel vostro sito che nessuna azienda può rilasciare la dichiarazione di conformità…ma allora come si fa a poter acquistare la merce dalla cina?…allora tutto quello che è cine e che trovo sugli scaffali dei negozi come fa ad essere venduto?
      Gentilmente mi faccia un po di chiarezza perchè ci sto capendo ben poco di come funzionano le cose…

      Grazie anticipatamente

      Giuseppe

      • admin

        on 5 settembre 2012 at 11:50 - Rispondi

        Salve, una cosa è la conformità dei prodotti, che deve esserci di fatto e su tutti i prodotti commercializzati in Europa, un’altra è chi deve dichiarare questa conformità.
        Il fatto che sia un produttore cinese a dichiarare la conformità non ha alcun valore legale, essendo il soggetto che dichiara al di fuori della giurisdizione in cui vale la legge, per fare un esempio vale come e meno della Sua carta di identità in Cina.
        I prodotti possono stare sugli scaffali legalmente se e solo se esiste un soggetto europeo che ha sottoscritto la dichiarazione di conformità che garantisce la sicurezza dei prodotti.
        Le dichiarazioni firmate dai cinesi possono valere al massimo per tranquillizzare gli importatori nella misura in cui la firma di un soggetto “legalmente irraggiungibile” può tranquillizzare.
        Come sempre ciò che tiene in piedi il commercio e l’economia è la fiducia, ma il consumatore europeo ha come unico garante l’importatore (legalmente raggiungibile) per questa ragione sui prodotti deve sempre comparire la ragione sociale di chi immette in commercio il prodotto, chi lo ha prodotto non conta se è fuori Europa.
        Cordiali saluti.

    16. maltese maria

      on 9 dicembre 2011 at 15:15 - Rispondi

      BUONGIORNO
      SONO UN’ARTIGIANA , COSTRUISCO TRASFORMATORI ELETTRICI.
      PER POTER RILASCIARE IL CERTIFICATO DI CONFORMITA’ ALLA LEGGE EN 61558 E AL MARCHI CE DEVO FAR TESTARE I MIEI PRODOTTI AD UN ENTE CERTIFICATORE O SI TRATTA DI UNA SEMPLICE AUTOCERTIFICAZIONE?
      GRAZIE MILLE

      • admin

        on 9 dicembre 2011 at 15:51 - Rispondi

        Salve, marcatura CE e certificato CE sono due cose DIVERSE, la prima è necessaria per immettere il prodotto in commercio ed attesta la sicurezza di ogni singolo prodotto, il secondo certifica che UN campione rispetta le caratteristiche previste dalle direttive e/o dalle norme.
        Il certificato sta dentro alla marcatura, ma non vicevrsa.
        Saluti

    17. Cristian

      on 21 novembre 2011 at 11:06 - Rispondi

      Gent.mo buonasera, spero mi possa aiutare a fare un pò di luce sulla seguente questione: i manometri installati su pompe per bicicletta di uso comune (siano esse a pedale o a braccia) devono essere marcati CE per l’introduzione nel mercato comunitario? O attualmente questi articoli non ricadono sotto alcuna Direttiva Comunitaria che ne preveda la marcatura CE? So che in Germania esiste la DIN 32928:1986 (che però non concorre alla marcatura CE del prodotto), ma in Italia non credo esistano standard corrispondenti. In Italia esiste sì la PED, ma questi articoli potrebbero ritenersi esclusi per l’esiguità del rischio o per altro requisito di esenzione? So che era in discussione la EN 16501-2 per i requisiti di sicurezza, marcatura, durata e prestazioni ecc.. di “dispositivi di gonfiaggio e accessori per prodotti di consumo gonfiabili” ma non ho più avuto news sull’iter (si diceva dovesse entrare in vigore dall’Agosto 2012). Grazie anticipatamente per ogni possibile parere mi possa dare. Cordiali Saluti

      • admin

        on 23 novembre 2011 at 07:55 - Rispondi

        Salve, dovendo scegliere una direttiva di riferimento, ritengo che la PED sia la più vicina al caso da Lei indicato.
        La legislazione dice che nel caso di assenza o dubbio si faccia riferimento appunto alle direttive più pertinenti. Non marcare il prodotto non mi sembra la soluzione più consona.
        Non concordo del tutto sulla Sua valutazione di esiguità del rischio, provi ad immaginare cosa succederebbe se in una discesa in bici da una montagna ( magari a 70 Km/h ) improvvisamente per un guasto alla valvola di gonfiaggio, lo pneumatico perdesse improvvisamente pressione, lo riterrebbe ancora un rischio residuo.
        Alcune persone sono morte in analoghe circostanze, perchè qualche “furbo” cinese aveva costruito i pattini dei freni in plastica anziché in gomma (pensi che risparmio).
        Quindi al di là delle presenza di norme, che sono sempre volontarie, l’obbligo della garanzia di sicurezza e delle relativa marcatura deriva dalle direttiva, ed in questo caso ritengo che la PED sia la più coerente.
        Cordiali saluti.

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