Dichiarazione di Conformità

Essere conformi alle leggi, per essere difformi dal coro

Dichiarazione di conformità, facciamo un pò di chiarezza

Abbiamo pensato di realizzare questo blog dedicato alla Dichiarazione di conformità in tutte le sue forme, perchè dopo alcuni anni di lavoro in internet sul tema della marcatura CE , ci siamo resi conto che è l’argomento più cercato e sul quale è più largo l’interesse.

Naturalmente  questo interesse nasce da specifiche ragioni, come ad esempio il fatto che molte installazioni tecniche devono essere concluse con il rilascio della specifica Dichiarazione di conformità da parte dell’installatore.

Tutti prodotti che sono soggetti a direttive o a norme di prodotto, devono essere immessi in commercio con la Dichiarazione di conformità, redatta nel modo previsto da dette leggi.

Tutti gli altri prodotti che non sottostanno a specifiche direttive ricadono nella generale 2001/95/CE sulla sicurezza dei prodotti e devono a loro volta essere provvisti di Dichiarazione di conformità.

Non esistono quindi casi di esclusione dall’obbligo di rilasciare la Dichiarazione di conformità quando si vende un prodotto.

Per essere esatti il termine vendita è riduttivo e tutte le direttive parlano di “immissione in libera pratica” ovvero mettere a disposizione di terzi in qualsiasi forma un qualsiasi prodotto, esclusi naturalmente cibi e bevande per i quali esistono leggi ad hoc.

Queste sono quindi le ragioni per cui tanto si parla e si scrive di Dichiarazione di conformità, arrivando a produrre anche dei software specifici, come se un programma informatico potesse garantire la sicurezza dei prodotti e come se fosse necessario un programma per compilare un modulo. Ma la bellezza della libertà è proprio questa, poter scegliere di fare ciò che si preferisce, se questo non lede la libertà degli altri, quindi benvenuti anche ai programmi per redigere le Dichiarazioni di conformità, a patto che i prodotti siano davvero conformi alle leggi che li disciplinano.

Per coloro che ne faranno richiesta forniremo gratuitamente degli esempi di Dichiarazione di conformità e se è vero che ciò che è gratis non ha valore, è altrettanto vero che farsi pagare per informare su come si compila un modulo non ci sembra né professionale né etico.

Noi forniamo consulenza e questa è tale se trova le soluzioni ai problemi e fa crescere chi la riceve, perciò crediamo che la consulenza sulla sicurezza dei prodotti non sia il modulo della Dichiarazione di conformità, che Vi invieremo volentieri e senza alcun costo.

E QUESTA ERA SOLO LA PRIMA PAGINA


  • Sebastiano Liccciardello says:

    Buongioro,
    sono interessato a capire come e se evo redigere una dichiarazione di conformità su una modifica eseguita su una apparecchiatura, introducendo delle sicurezze ulteriori che ne vanno ad aumentare quella di macchina stessa.
    Si tratta di un telaio su cui è stata inserita una barriera fotoelettrica con protezione dita.

    In attesa di vostre, saluto cordialmente.

    Sebastiano

    • admin says:

      Salve, la dichiarazione di conformità non é sufficiente, deve essere rifatta la marcatura CE.
      Cordiali saluti.

      • Daniela says:

        La guida di federmacchine sulla gestione delle modifiche alle macchine usate sostiene che una modifica esclusivamente volta a migliorare la sicurezza di una macchina non richiede una nuova analisi dei rischi né la rimarcatura CE, perchè non vengono introdotti rischi aggiuntivi. Quindi non dovrebbe essere necessario né rimarcare CE né rilasciare una nuova dichiarazione di conformità.
        Saluti

        • admin says:

          Salve, un mio professore all’istituto tecnico affermava “la carta è democratica perchè si lascia scrivere” che significa che ognuno è libero di pensare e scrivere tutto ciò che vuole.
          Ho sufficiente esperienza e dati per diffidare di tutto ciò che non è ufficiale e soprattutto di ciò che dice chi è di parte e le associazioni di categoria lo sono per statuto (come gli ordini professionali, i sindacati, i partiti e tutti coloro che stanno dietro una sigla).
          Le pongo una domanda retorica: Lei sulla base dell’affermazione di una qualsiasi associazione (non un foglio scritto e sottoscritto da qualcuno che se ne assume la piena responsabilità, ma una pubblicazione che non è legge o regolamento europeo) o di una qualsiasi persona che “dice” e non firma, farebbe qualcosa di cui poi risponderà civilmente e penalmente?
          Se la Sua risposta è affermativa, segua pure ciò che dicono gli altri, io preferisco leggere ed applicare le leggi.
          Naturalmente non sono entrato e non entro nel merito della questione, primo perchè non mi interessa fare polemica con nessuna associazione di categoria, secondo perchè ritengo che ognuno sia in grado di leggere e studiare le direttive e le linee guida ufficiali, senza necessità di interpreti.
          Cordiali saluti

          p.s.1 chi giudica se la modifica migliora la sicurezza oppure la peggiora, perchè magari eseguita in modo scorretto? L’associazione di categoria pertinente?
          p.s.2 se Lei fosse il produttore manterrebbe la garanzia su una macchina su cui è intervenuto un terzo non autorizzato da Lei?

          • Daniela says:

            se ha riferimenti più corretti ed esaustivi e a suo parere più validi da suggerire sull’argomento, li consulterò ben volentieri.

            17 ottobre 2012 at 09:03
          • admin says:

            Salve, i riferimenti sono la direttiva macchine e le linee guida ufficiali, magari ci trova scritto ciò che afferma federmeccanica, ma in questo caso la fonte è ufficiale. Le allego il link della Commissione Europea.
            http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/mechanical/files/machinery/guide-appl-2006-42-ec-2nd-201006_it.pdf
            La direttiva macchina la scarica da internet in modo molto semplice, oppure si scarichi il D.Lgs.di recepimento, quindi è la legge italiana.
            Cordiali saluti
            ing. Carraro

            p.s. non troverebbe più logico, corretto, economico ed intelligente che le associazioni di categoria si limitassero a fornire ai loro associati, invece di “interpetare”? Lo sa che fino all’ultima direttiva macchine (che lo specifica senza ombra di dubbio) una primaria associazione di categoria sosteneva che le pompe non sono macchine, perchè senza motore non girano? E gli associati ci credevano o facevano finta di crederci e non marcavano le pompe?

            17 ottobre 2012 at 09:23
  • giovanni says:

    Dovrei fare una dichiarazione di conformità per un armadio rack 19”
    Mi potreste dare delle indicazioni per come farla .
    Grazie un saluto

  • admin says:

    Salve, premettiamo che la dichiarazione di conformità è un documento che dichiara appunto che un prodotto è conforme alle direttive ed eventualmente alle norme di prodotto se esistono e se s è deciso di rispettarle ( solo le nome, perchè le direttive sono sempre obbligatorie )
    La dichiarazione di conformità deve riportare:
    -La ragione sociale dell ditta
    -Il legale rappresentante
    -La descrizione del prodotto
    -L’identificazione del prodotto
    -La/le direttive a cui il prodotto è soggetto
    -La data
    -La firma del legale rappresentante

    Una copia della dichiarazione di conformità va conservata nel fascicolo tecnico del prodotto.

    Cordiali saluti

  • SIWA COMACCHIO says:

    buongiorno,
    ho bisogno di un chiarimento!
    siamo un’azienda artigiana che produce imbottiti (divani e poltrone) un cliente francese ci chiede la DICHIARAZIONE DI CONFORMITA’ dei ns. prodotti, ma , nella mia ignoranza, ho sempre pensato che la dichiarazione di conformità servisse solo in caso di richiesta da parte del cliente finale che il prodotto fosse ignifugo…. probabilmente la mia idea non è esatta. Potete chiarirmi le idee … grazie Siwa

  • admin says:

    Salve, la dichiarazione di conformità è sempre riferita ad una direttiva o ad una norma, quindi è necessario innanzitutto verificare l’esistenza di una di queste.
    A nostro avviso c’è solo la Direttiva 2001/95/CE che disciplina questo prodotto.
    La dichiarazione di conformità serve ad ogni passaggio della filiera produttiva, mentre è il marchio CE, quando richiesto, che può essere applicato solo dall’ultimo operatore.
    Cordiali saluti.

  • Ciro says:

    Salve, devo rilasciare un dichiarazione di conformità 93/42/CEE Classe I per un software che ho realizzato in campo medico (medical device) per iPhone e Android. Avete un modello che posso utilizzare?

  • admin says:

    Salve, essendo un dispositivo medico, la dichiarazione di conformità è solo una parte di tutti i documenti necessari per la marcatura CE, il problema non è un modello di dichiarazione, ma tutta la documentazione per la marcatura, compresa la registrazione al Ministero della Sanità.
    Ciò che è necessario scrivere su questo documento è indicato nella direttiva, che non fornisce alcun modulo, bensì declina chiaramente tutte le caratteristiche della dichiarazione.
    Come detto altre volte, non vorremmo che si pensasse che fare la dichiarazione di conformità significhi fare la marcatura CE.

  • nicole says:

    buonasera volevo sapere se la dichiarazione di conformita per un riallacciamento di gas eseguito da un tecnico di caldaie deve essere pagato ? e se si quanto?

    • admin says:

      Salve, il lavoro di riallacciamento va pagato, la dichiarazione che il lavoro è eseguito a norma, non va pagata.
      Sarebbe come pagare il costo dello scontrino fiscale, non è un favore è un obbligo che ha l’installatore, come è un obbligo per chi deve emettere lo scontrino.
      Fare pagare i documenti obbligatori è un esercizio tipicamente italiano “se vuoi il marchio CE mi devi pagare in più”.
      Tutto ciò non si chiama furbizia, ma disonestà.
      Quando ci liberemo di questa zavorra finalmente il nostro diventerà un Paese civilizzato.
      Provi ad informare la Guardia di Finanza, è sufficiente la minaccia per ottenere ciò che Le è dovuto.

  • MAURIZIO INSTALLATORE says:

    evinco che admin e’ pro cartacce ed a scapito degli altri:cosa c’entra la marcatura ce con la dichiarazione di conformita’? .Forse non e’ ben informato ma la marcatura ce obbligatoria grava sui costi di un singolo prodotto!per quale cavolo di motivo la dichiarazione di conformita’ deve essere gratuita? provi lei a fare un impianto ,rompersi la schiena ,le mani,sudare come mai non ha fatto,e poi per accontentere la burocrazia italiana passare ore a fare il disegnino a fotocopiare ,protocollare e se non si vuole fare tutto cio’ a mano ,acquistare software costoso per distruggere i propri occhi affaticati dal freddo e dal lavoro vicino ad un terminale!
    la zavorra per l’economia e’ proprio il fatto di appesantire tutto e tutti con inutili cartacce ,dichiarazioni,con l’aggravio dei costi fissi per le imprese che come me deve addirittura comprare le norme UNI e loro aggiornamenti : ovvero io faccio la legge e tu la devi comprare!siamo all’assurdo.e pure questo e’ quanto deve affrontare un’iscritto alla camera di commercio che nonostante venga retribuita da ogni singola impresa ,per avere la propria visura deve ancora pagare e ripagare! e stiamo sempre ad aumentare i costi tanto per dare stipendi inutili a gente che vive alle spalle degli altri che invece ,con il proprio sudore produce ricchezza e non cartacce! e se vogliamo essere ancora piu’ precisi :parassiti.
    quindi per concludere: io mi rompo la schiena e poi per effetto del modo di vedere ed attuare le cose all’italiana devo fare un lavoro addizionale a titolo gratuito(la stramaledetta dichiarazione di conformita’) preceduta per chi non lo sa da comunicazione inizio lavori al comune (ALTRA CARTACCIA) .e per tirare le somme tutti possono adesso finalemnte capire perche’ i lavori artigianali non vuole farli piu’ nessuno!non solo ,nessuno deve merivagliarsi se moltissimi lavori non sono corredati da dichiarazioni!oppure molti fanno i lavori i lavori a nero, frettolosamente a scapito della sicurezza il tutto per “trovare il tempo ” di sedersi a scrivere,ad andare alla camera di commercio per richiedere la visura aggiornata, a recuperare tempo per acquistare le norme uni insomma per soddisfare la burocrazia del cavolo,che distrugge la qualita’ del lavoro e perseguire fantozziani livelli di precisone e sicurezza .sempre per chi e’ poco informato esiste ad aggravare ed a dare inutile fretta le sanzioni per i tardivi tempi di consegna delle stramaledette dichiarazioni ( non che uno debba farle a babbo morto,,ma che possano essere protocollate dopo un lasso di tempo almeno di sei mesi visto che la macchina burocratica vorace di cartacce NON E’ ANCORA IN GRADO IN TUTTI I COMUI DI RECEPIRLE PER VIA TELEMATICA E SIAMO NEL 2011!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.
    ALTRO CHE FURBIZIA E DISONESTA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    I DISONESTI E FURBI SONO TUTTI QUEI PARASSITI CHE VIVONO DI BUROCRAZIA LENTA E FARRAGINOSA!

    • admin says:

      Il mio lavoro è quello di consulente ( parassita ) che da 36 anni indica a chi gestisce le aziende, i metodi per far funzionare meglio le aziende, rispettando le leggi e pagando le tasse.
      Comprendo che per persone come Lei tutto questo sia irreale e fantasioso, ma è una realtà di cui ho prove provate.
      Ciò di cui non esistono prove provate sono le cose che dice Lei, che da perfetto prototipo degli italiani che fanno questa italia, parla per sentito dire (forse al bar) senza aver mai letto una sola direttiva e senza avere la ben che minima idea di ciò che sta dicendo.
      Come gran parte dei nostri concittadini, Lei pur ignorando le cose, ne parla e non si rende conto quanto Le sarebbe di giovamento tacere ed utilizzare quel tempo per informarsi,
      sulla marcatura CE, sulla dichiarazione di conformità e su altre cose di cui scrive senza nulla sapere.o
      Sarà certamente un bravo installatore con il difetto di pensare che solo il Suo lavoro sia faticoso e pesante, non si preoccupi che so anch’io cosa significa montare impianti, posare pavimenti, dipingere pareti, lo facevo forse prima che Lei nascesse ed anche se ho conseguito la laurea, lavorando sia con la testa per studiare, sia con le mani per pagare gli studi, neppure ora disdegno il lavoro manuale, che fa sudare le mani ed il corpo, ma non il cervello, fortunatamente.
      Sarà certo un bravo installatore, ma si limiti a fare il suo lavoro e rivolga le Sue imprecazioni al cielo, o al governo, o ai burocrati, ma non parli di cose che non conosce, perchè si finisce sempre come nel Suo caso nell’infilare una stupidaggine dietro l’altra.
      Può pure pensare che la documentazione che attesta la sicurezza dei prodotti sia semplice ed inutile burocrazia, ma per fortuna il mondo va da un’altra parte ed anche per fortuna Sua, chi ha progettato e costruito i Suoi attrezzi, la Sua automobile, i Suoi strumenti di lavoro quotidiano, la pensava e la pensa in modo diverso da Lei.
      Per Sua informazione, la marcatura CE e la dichiarazione di conformità di prodotto, che del CE è parte integrante, sono attestati di sicurezza.
      Esattamente come quello che viene richiesto obbligatoriamente a Lei dopo che ha finito di installare un impianto, perchè si mio caro installatore, la dichiarazione di conformità che Lei deve rilasciare, ad altro non serve che a stabilire che Lei ne è completamente responsabile, di fronte al cliente e di fronte alla legge.
      Non sarà magari questo aspetto che Le da così tanto fastidio?

      • carlo says:

        Non sono un installatore e La leggo per caso, ma devo dirle che non è difficile immedesimarsi in chi le scrive osservazioni magari non sempre espresse con efficacia ma assolutamente corrette nella sostanza e si ritiene gravemente danneggiato dalla burocrazia.
        E’ veramente fastidiosa l’insistenza con la quale Lei in risposta insinua con illazioni arbitrarie che agli artigiani dia fastidio redigere la certificazione di conformità solo perché implica un riconoscimento della loro responsabilità o una prova tangibile dell’esecuzione di una prestazione non fatturata. Oggi la necessità di possedere la certificazione di un impianto di riscaldamento è nota alla maggioranza dei soggetti pubblici e privati e gli artigiani non abusivi rispettano di conseguenza i loro doveri sia di garanti della sicurezza sia di contribuenti. Una denigrazione generalizzata e gratuita della loro categoria mi appare diffamante. Al di là del dato percentuale di onesti versus evasori, spostare la questione su questo aspetto nasconde malamente una verità enorme: la burocrazia è un fardello che danneggia tutti, e che aiuta l’evasore. Lo aiuta perché la burocrazia è un animale stupido che difende solo se stesso. Quindi è l’animale meno sociale che esista. E’veramente incomprensibile, se non a motivo di un’ovvia difesa del piatto che le da da mangiare, che Lei resista strenuamente nella negazione di non voler ammettere che la burocrazia è un animale idiota, che non produce alcuna ricchezza ma parassita l’economia. Mentre la “amministratività” per distinguerla dalla sua sorella “burocrazia”, è un onere di certa utilità nelle nazioni civili in cui l’aspetto amministrativo viene limitato allo stretto indispensabile, il suo omologo palestrato con anabolizzanti, la burocrazia, diventa l’animale che sbilancia i meccanismi di sopravvivenza e di crescita di una nazione il DNA contiene geni di bizantinismo che ama e coltiva l’ipertrofia di tutti i meccanismi del sociale per avvantaggiarsi della loro fumosità. E’ così difficile comprendere che una volta espletati i propri percorsi di formazione e registrazione di una data attività, qualsiasi servizio reso da artigiani e professionisti dovrebbe essere al tempo stesso autorizzato e garantito dal semplice documento di fatturazione? Non mi si sostenga tautologicamente che solo l’obbligo di certificare induce il rilascio della fattura: le autorità preposte potrebbero senza alcuna necessità di richiedere un inutile duplicato di documentazione fare riferimento alla fattura rilasciata per avere la certezza che l’opera è a norme. Tale pratica avrebbe medesima forza nell’indurre l’emersione degli evasori. E identico valore certificante. Con buona pace di chi ritiene utile la certificazione per far redigere le fatture, dal momento che una fattura comprova già la corretta esecuzione in virtù di decine di norme sia civilistiche che di ambito penalistico che impongono all’esecutore il rispetto di prescrizioni comunitarie e linee guida, riferendo senza fallo ogni sorta di responsabilità all’emittente il documento fiscale. Gli stessi controlli sarebbero più semplici per le autorità preposte!!! Senza gli attuali aberranti rischi di incorrere e dover smascherare documenti di conformità fasulli. A questa stregua, e continuando a ragionare come lei, domani di certo qualcuno si sveglierà al mattino con l’idea di “risolvere” le incertezze provocate dalla eccessiva burocrazia creando la figura del consulente di secondo livello che offre ai consulenti di primo livello come potrebbe essere definito lei in tale caso un servizio certificante l’autenticità delle certificazioni di conformità onde smascherare quelle fasulle… e così via, senza fine, con un solo risultato: allontanarci sempre più dalla certezza di un lavoro correttamente svolto a regola d’arte, perché tutti sappiamo che più lunga è la fila di documenti da produrre (e la serie di consulenti preposti a controlli certificativi), e maggiore, non minore, diventa la possibilità che la responsabilità relativa si diluisca e il documento falso o non perfettamente regolare sia incluso nella serie dei documenti prodotta. Lo vediamo oggi tutti noi per ogni tipo di verifica quando diviene farraginosa (corsi di formazione, recupero punti patente, pratiche edili, economiche, giustizia, etc.)

        • admin says:

          Salve, La ringrazio dell’intervento che mi da modo di chiarire alcune cose, che evidentemente non ho espresso in modo lineare.
          - concordo perfettamente e completamente con Lei sul fatto che la burocrazia, soprattutto quella nostrana sia in larga misura idiota (meglio non generalizzare, giustamente)
          - concordo con il fatto che non sono le carte che garantiscono la sicurezza e che danno certezze, ma quello che ci sta dietro e la professionalità impone anche l’assunzione delle proprie responsabilità specifiche, che non stanno mai scritte in nessun fattura, e certamente Lei non è così sprovveduto da credere che ciò che è implicito secondo il buon senso, lo sia anche in via legale.
          - ribadisco che non può essere un foglio di 20 righe, 15 delle quali già prestampate che determina tutta questa difficoltà nel compilare la dichiarazione di conformità (veda più avanti)
          - a proposito del piatto in cui mangio, forse Le è sfuggito il fatto che noi forniamo il fac simile della dichiarazione di conformità a chiunque ce lo chieda “gratuitamente
          - nel nostro blog principale che parla di marcatura CE, noi premettiamo che la marcatura è una pratica che il produttore deve acquisire ed imparare e per farlo può: 1 scaricarsi leggi e norme relative ai suoi prodotti, studiarle ed applicarle, 2 rivolgersi ad un consulente che gli faciliti tale compito ed abbiamo ribadito in più di una occasione che la marcatura CE non si acquista e non si vende, ma si deve imparare ad applicarla.
          Essendo l’argomento di questo blog molto specifico, cioè la dichiarazione di conformità, non ci siamo mai permessi di fornire la consulenza a pagamento su tale argomento, perchè sarebbe una presa in giro ed una truffa nei confronti di coloro che hanno necessità di sapere cos’è, come si fa e cosa implica.
          Il nostro lavoro è la consulenza sulla marcatura CE che è tutt’altro che burocrazia, ma l’attività necessaria a garantire che i prodotti immessi in commercio, anche quelli che utilizza Lei, la Sua famiglia e tutti gli artigiani, siano sicuri.
          Giusto a titolo di cronaca inserisco di seguito la mail arrivataci oggi a proposito di questo argomento e Le chiedo se la sostituzione della caldaia di casa sua non meriti almeno che chi è intervenuto sottoscriva di avere ben eseguito il lavoro?

          “Buongiorno, scusate se disturbo ma ho trovato in internet il vostro sito nel quale viene indicato che date consulenza anche a privati. Vorrei cortesemente, se possibile, avere ragguagli in merito alla seguente problematica ed eventualmente avere i riferimenti normativi:
          Ho sostituito una caldaia in un appartamento locato chi ha effettuato la sostituzione ha rilasciato il libretto / certificazione della caldaia per future manutenzioni ordinarie ma il comune continua a chiedermi un certificato di conformità io ho chiesto all idraulico ma lui mi dice che non mi deve dare altro in quanto lui non ha fatto l’ intero impianto ha solo sostituito la caldaia ad uso riscaldamento. Chi ha ragione, cosa devo/posso fare?
          Vi ringrazio in anticipo di una vostra eventuale risposta in merito e colgo l’occasione per porgere cordiali saluti.”

          e questa è la risposta della signora dopo che Le abbiamo fornito gratuitamente le informazioni richieste

          Grazie mille buona giornata e buon lavoro mi è stato utilissimo.

          Giusto perchè sia chiaro di cosa stiamo parlando, inserisco anche il modello di dichiarazione di conformità che secondo Lei e tutti gli artigiani che se ne lamentano, rappresenta questa immensa farragine burocratica, provi a compilarla Lei e cronometri il tempo che ci impiega e tenga conto che i dati del compilante sono sempre gli stessi

          DICHIARAZIONE DI CONFORMITA’ DI INSTALLAZIONE A REGOLA DELL’ARTE
          Rilasciata al committente dall’impresa installatrice

          Il sottoscritto ………………………………………………………………………………………………………………………….
          titolare o legale rappresentante dell’impresa (ragione sociale) ………………………………………………………..
          operante nel settore …………………………………………………… con sede in via …………………………………..
          ……………………n ……………. comune …………………………………. (prov …………) tel. ………………………….
          part. IVA …………………………………………………………………………
          iscritta nel registro delle imprese (d.P.R. 7/12/1995, n. 581)
          della Camera C.I.A.A. di……………………………………………………………….n. ………………………………..
          iscritta all’albo Provinciale delle imprese artigiane (l. 8/8/1985, n. 443) di…………………………………..
          n ……………………. esecutrice dell’impianto (descrizione schematica) …………………………………………
          ………………………………………………………………………………………………………………………………………
          inteso come:
          nuovo impianto trasformazione ampliamento manutenzione straordinaria
          altro (1) ……………………………………………………………………………………………………………………………..
          commissionato da: …………………………………………………………….. installato nei locali siti nel comune di
          …………………………………………………. (prov …………) via…………………………………………….. n …………..
          scala ……………….. piano …………………… interno ………………. di proprietà di (nome, cognome o ragione
          sociale e indirizzo) ………………………………………………………………………………………………………………….
          in edificio adibito ad uso:
          industriale civile commercio altri usi;
          DICHIARA
          sotto la propria personale responsabilità, che l’impianto è stato realizzato in modo conforme alla regola
          dell’arte, tenuto conto delle condizioni di esercizio e degli usi a cui è destinato l’edificio, avendo in particolare:
          • rispettato il progetto ……………………………………………………….;
          • seguito la norma tecnica applicabile …………………………………………………………;
          • installato componenti e materiali adatti al luogo di installazione;
          • controllato l’impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo, avendo eseguito
          le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di legge. Allegati :
          • progetto ;
          • relazione con tipologie dei materiali utilizzati ;
          • schema di impianto realizzato ;
          DECLINA
          ogni responsabilità per sinistri a persone o a cose derivanti da manomissione dell’impianto da parte di
          terzi ovvero da carenze di manutenzione o riparazione.
          data …………………………..
          Il responsabile tecnico Il dichiarante
          ………………………………………………. ………………………………………………….
          (timbro e firma) (timbro e firma)
          AVVERTENZE PER IL COMMITTENTE: responsabilità del committente o del proprietario:
          Vedi manuale di istruzione

          Vorrei precisare che la legge 46/90 che obbliga al rilascio della dichiarazione di conformità non l’ho certo scritta io, e ritengo che in una società chiunque ha il diritto di protestare dopo che ha rispettato la legge, soprattutto se questa indica un obbligo verso altri.

          Infine in merito al mio accanimento nei confronti di coloro che non pagano le tasse è evidente che abbiamo punti di vita diversi, Lei pensa che siano una minoranza mentre io sono convinto, e tutta la mia esperienza lavorativa e privata me lo dimostra, che gli evasori siano la stragrande maggioranza. Ovviamente sto parlando principalmente di coloro che hanno come referente l’utilizzatore finale che come il sottoscritto, di fronte all’alternativa di ottenere una fattura non scaricabile e perfettamente inutile o il 21% di riduzione preferisce la seconda ipotesi, mentre sono naturalmente convinto che Lei abbia sempre preteso, pretenda e pretenderà sempre la fattura di tutto.
          In 36 anni di consulenza gestionale ho seguito un cospicuo numero di aziende, tanto per non parlare solo di poveri artigiani, e non ho mai verificato in NESSUN caso che queste aziende abbiano pagato regolarmente le tasse e la proporzione è stata di 1 a 10.
          La cifra di 150 miliardi di euro annui di evasione fiscale è semplicemente ridicola e lo si può dimostrare con alcuni banali conteggi, però se siamo contenti di ciò che ci dice la TV e pensiamo che siano pochi, brutti e cattivi quelli che si comportano scorrettamente con il fisco (compreso non pretendere sempre fattura o scontrino), allora possiamo vivere felici e tranquilli e sperare in un futuro migliore.
          Nota: normalmente gli artigiani che rilasciano regolare fattura sono anche quelli che rilasciano la dichiarazione di conformità, perchè non hanno nulla da nascondere anche se poi c’è qualcuno che chiede 70 euro per compilarla (sto parlano di realtà e non di ipotesi). Finchè il mio “accanimento” provocherà un dibattito continuerò su questa strada, perchè Le persone in buona fede come Lei discutono ed esprimono il dissenso, gli altri, i bersagli del mio accanimento tacciono (e continuano ad evadere).

          • Matteo says:

            L’idraulico che ha fatto i lavori per la realizzazione della centrale termica al costruttore mi rifiuta il rilascio del certificato di conformità perchè il suo credito non è stato del tutto pagato dal costruttore. Il rapporti di credito e debito sono tra il costruttore e idraulico, questi può rifiutarsi di rilasciare il certificato di conformitò per i lavori che ha già effettuato sul mio appartamento?

            Gradirei avere un vostro riscontro. E’ il caso di rivolgermi al giudice?

            16 febbraio 2013 at 13:54
    • ALMAC says:

      CARO MAURIZIO SAYS E IN PARTE VERO QUELLO CHE DICI ,QUESTA ITALIA SPECCHIO DELLA GRANDE EUROPA MA CON UNA DIFFERENZA:E FATTA DI CARTE CHE GIUSTIFICANO TUTTO MA PROPRIO TUTTO IN MODO VIRTUALE . NON VEDO COME UN ARTIGIANO DOPO AVERE EMESSO FATTURA CON SPECIFICA DEI MATERIALI USATI NON SIA COMUNQUE RESPONSABILE DEL LAVORO SVOLTO ,MA DEBBA CONTINUARE A DICHIARARLO TRAMITE ALTRI PEZZI DI CARTA,VEDO MOLTI LAVORI SVOLTI DA ARTIGIANI ABILITATI E DA IMPRESE CON TANTO DI CERTIFICATI ISO OSI ECC ,CHE UN RAGNO POSTO A CONFRONTO E UN VERO ABILITATO E CERTIFICATO.

      • admin says:

        Ecco un ottimo esempio di italianità, naturalmente argomentata in modo apparentemente razionale.
        1- se uno lavora bene, perché lo deve dichiarare? Una risposta semplice puó essere: perché no? Assumersi formalmente la responsabilità di ció che si fa é cosí strano? Scrivere 10 parole su un modulo é cosí faticoso e dispendioso? Fornire garanzia di sicurezza é cosí inutile?
        2- naturalmente tutti gli artigiani emettono fattura con specifiche dei materiali e del lavoro, nel paese di questo signore, che ovviamente non si firma e quindi non possiamo sapere da dove scrive e dove svolge la sua attività (di artigiano suppongo). Pochi giorni fa ci ha contattato un signore a cui l’idraulico aveva messo in fattura la voce: dichiarazione di conformità 70 €, era uno che faceva le fatture dettagliate.
        3- siccome ci sono quelli che lavorano male e fanno le dichiarazioni di conformità, si deduce che quelli bravi é meglio che non le facciano, per non essere simili a loro.

        Oltre a dimostrare la ormai universalmente nota ignoranza degli italiani sulle regole e leggi da rispettare, salvo studiarle per eluderle ( vedi avvocati e commercialisti ) questo commento é il concentrato del peggio dell’italianità, il Made in Italia che porterà questo Paese alla rovina, della serie: non paghiamo le tasse, perché i politici (eletti da noi) si mangiano tutti i soldi, e poi le pagheró quando le pagano gli altri. Faró ció che dice la legge se mi beccano, se sono costretto e se lo fanno tutti prima di me, in sintesi: piove, governo ladro!
        Potrei continuare per ore, ma sarebbe inutile, questa gramigna si espande e si riproduce costantemente e soffoca qualsiasi possibilità di diventare un Paese moderno.
        Come diceva un tale: la situazione é tragica, ma non seria!
        Ospiteremo sempre volentieri e senza censure questi commenti, anche se anonimi, perché fare conoscere la malattia é l’unico modo per creare i presupposti per la guarigione.

        • ALMAC says:

          Egregio Signore lei e solo condizionato da tante idiozie inventate ad arte, le soluzioni semplici non sono alla sua portata, lei e parte di quella classe di burocrati che oggi si vantano di questa Europa ,ad una semplice osservazione lei mi risponde come se fosse l’italiano ad hoc;quello rispettoso delle leggi ed il grande pagatore di tasse ,lei dal mio punto di vista e uno che partecipa alla realizzazione di campi minati ,poi si trasforma in una specie di Caronte.Le leggi vanno fatte da persone oneste e non da individui capaci di vedere nuovi business,la gente come lei ha portato l’italia nelle condizioni attuali,e non certo quella come me che lavorano in modo onesto con tante difficoltà da affrontare per andare avanti.Il calesse e ormai troppo carico ed il cavallo e stremato continuate .

          • admin says:

            Salve, lo scopo di questo blog non é quello di aprire discussioni personali con coloro che intervengono, ma parlare di come si rispettano le leggi in materia di marcatura CE, peró fornisco alcuni dati, senza la pretesa di farLe cambiare né opinione né modo di pensare, difficilmente chi ha delle idee fondate sui propri interessi, le cambia.
            - le leggi sulla sicurezza dei prodotti e degli impianti non le ho fatte io, mi limito semplicemente a spiegare come si applicano, e se qualcuno mi chiede come si fa la dichiarazione di conformità glielo spiego gratis e chiarisco anche l’utilità di queste leggi.
            - tutte le leggi sulla marcatura CE e sulla sicurezza dei prodotti sono utili a tutti, perché tutti siamo utilizzatori finali e tutti abbiamo interesse che i prodotti che usiamo siano sicuri, compresi i trapani e le altre macchine che i bravi artigiani utilizzano tutti i giorni. Certo quando la sicurezza riguarda noi o i nostri figli ci interessa, ma per gli altri non importa.
            - chi si prende il disturbo di leggere la direttiva sulla sicurezza degli impianti, potrà verificare quanto puó costare in tempo e difficoltà fare una dichiarazione di conformità, se invece si vogliono eludere responsabilità e tasse, diventa molto impegnativo.
            - chi ha letto anche solo alcuni degli oltre 100 articoli presenti sul blog “marcaturace.net” non troverà una sola mia parola in difesa di procedure inutili e burocrazie nefaste, vedi ad esempio l’argomento “dogane”
            - pago le tasse con aliquota del 43% + il 21 di IVA. che non posso scaricare il che si traduce in circa 100.000 € all’anno e non ne sono né fiero né contento, purtroppo non posso farne a meno, perchè i miei clienti sono le aziende e non i consumatori finali, come invece sono i clienti di moltissimi artigiani e commercianti, che CERTAMENTE evadono le tasse, perché i governi eletti da una maggioranza di disonesti difendono gli interessi di chi li vota.
            - la maggioranza di disonesti rimarrà tale fintanto che una legge non consentirà di scaricare tutto a tutti e quindi non ci sarà alcun vantaggio a scegliere “con IVA o senza IVA” e quindi tra quei disonesti ci sono anch’io quando scelgo di pagare un idraulico senza la fattura dato che non posso detrarre né IVA né costo.
            - questa maggioranza non la sopporto piú e per tale ragione appena potró me ne andrò, a pagare le tasse in un Paese dove le pagano tutti o quasi e dove gli evasori, a cui crea molto disturbo scrivere qualsiasi cosa, finiscono in galera e perdono tutto. In questo modo il calesse non avrà piú il mio peso ed essendo piú leggero potrà godersi i frutti di tutti i contribuenti come lei.

            4 agosto 2012 at 20:44
  • andrea says:

    salve io dovrei importare dalla cina toner e cartucce compatibili, quasi nessun fornitore cinese rilascia conformità CE ma molti anzi tutti possiedono la iso:9001 e iso:14001 ora volevo sapere come poter importare i prodotti legalmente visto che sulla marcatura CE e dichiarazioni varie non ci ho capito veramente nulla…….
    i toner in questione spesso riportano la scritta CE ma ovviamente si potrebbe anche trattare di un marchio buttato la a caso dai cinesi visto che loro non hanno l’obbligo di conoscere le nostre leggi
    mi può aiutare?
    saluti

    • admin says:

      Salve, Lei dice che non ha capito nulla, ma una cosa l’ha capita meglio di molti sedicenti esperti e cioé che i cinesi non sono tenuti a conoscere e rispettare le nostre leggi, ed in particolare quelle che vincolano l’importatore, mentre quelle che vincolano il prodotto le conoscono e spesso le rispettano. ISO 9001 e 14000 non c’entrano nulla ed i marchi apposti da loro, indipendentemente dalla correttezza del prodotto, non valgono nulla.
      Lei deve provvedere alla marcatura CE, perché é Lei che immette il prodotto nel mercato.
      La possiamo certo aiutare, basta che ci chieda un preventivo, glielo forniremo gratuitamente e poi deciderà il da farsi.
      Saluti

  • MARCO says:

    Salve,
    Volevo chiederle se va rilasciata la dichiarazione di conformita in seguito al montaggio di un semplice condizionatore. Se si perché
    La ringrazio e saluto.

    • admin says:

      Salve, La ringrazio per la domanda chiara e semplice, non ci crederà, ma é difficile riceverne di questo genere.
      La marcatura CE e tutte le direttive sulla sicurezza, prevedono che chi in qualche modo incide sulla sicurezza di un prodotto, se ne assuma la responsabilità, per la parte di sua competenza. Chi esegue l’installazione di un prodotto potrebbe alterarne le caratteristiche di sicurezza o creare nuove situazioni di pericolo. Nel caso da Lei indicato, potrebbe danneggiare o collegare male l’impianto elettrico del condizionatore che immediatamente o successivamente potrebbe innescare cortocircuiti o altro. Quindi chi installa un qualsiasi apparato elettrico con connessione fissa alla rete, deve prima verificare se esiste la messa a terra e l’interruttore differenziale, in mancanza dei quali si deve astenere dall’installazione, naturalmente deve anche installarlo a regola d’arte.
      Quindi se il prodotto é marcato CE, quindi chi lo ha costruito ne dichiara la sicurezza e chi lo ha installato dichiara di averlo installato in modo conforme alle relative direttive, il prodotto sarà utilizzabile in modo sicuro.
      Queste sono le motivazioni concrete, dire che ci sono delle leggi da rispettare per l’installazione é un’aggiunta, perché non sono le leggi che garantiscono la sicurezza, ma il buon senso e la volontà di rispondere delle proprie azioni, e sono proprio queste caratteristiche che mancano alla maggioranza di noi italiani.
      Cordiali saluti

  • MARCO says:

    Buongiorno,
    La ringrazio innanzitutto per la risposta chiara e precisa.Ne approfitto inoltre per chiederle se la norma UNI 10412-2/09 è quella da applicare proprio nel caso di un condizionatore.
    La ringrazio e saluto

    • admin says:

      Salve, la norma a cui fa riferimento Lei, riguarda gli impianti che utilizzano l’acqua come pezzo di scambio di calore e per i condizionatori non è così.
      Dovrebbe esistere (uso il condizionale) una norma sull’installazione degli impianti ed il conseguente rilascio della dichiarazione di conformità di tale installazione, ma non ne sono certo, perchè noi ci occupiamo di consulenza sulla marcatura CE dei prodotti, in caso non la trovi può far riferimento per la parte dell’installazione alla norma da Lei citata, la legge lo consente.
      A proposito di ringraziamenti, io ringrazio Lei perchè dimostra che in Italia esistono anche operatori che si preoccupano di fare il lavoro corretto e che le norme non interessano solo ai consulenti per motivi di lucro.
      Per aver un esempio contrario e purtroppo maggioritario di come si comportano e cosa pensa dei Suoi colleghi (scusi l’accostamento), vada a leggere i commenti di Maurizio installatore, presenti su questo sito e poi capirà a cosa mi riferisco.
      Cordiali saluti

  • Antonio says:

    Buon giorno, produco lastre di ABS estruse, mi viene richiesto, per la prima volta, il certificato di conformità, come devo comportarmi?
    Grazie

    • admin says:

      Salve, un prodotto deve essere marcato CE in relazione alla sua natura ed all’utilizzo a cui é destinato. Nel Suo caso suppongo che il prodotto sia impiegato in costruzioni edili ed é quindi soggetto alla direttiva sui prodotti da costruzione, che é legge in Italia dal 1993, ed a Lei ne viene chiesto il rispetto per la prima volta oggi, pensi un pó quanta cultura della sicurezza c’é nel nostro Paese. Il prodotto oltre alla dichiarazione di conformità che deve esserci SEMPRE, deve riportare anche il marchio CE se é in libera vendita sul mercato, mentre puó non averlo se é destinato ESCLUSIVAMENTE ad operatori professionali.
      Cordiali saluti

  • Giovanbattista says:

    Buogiorno mi piacerebbe sapere……nel caso di un miscelatore (rubinetto) per l’acqua qual’è la normativa di riferimento ….deve fare più controlli di conformità ???…inoltre l’importatore è ( mettiamo importatore inglese che fa un certificato per rubinetti acquistati dalla Cina che vanno ad un grossista Italiano) colui che è obbligato a fare i controlli di conformità CE ..???…. le prove di analisi le deve far fare ad un laboratorio per cui è obbligato a custodirne i risultati ???… può bastare che lui emette un certificato di conformità in base al certificato che emette l’importatore? quando li vende al commerciante deve obbligatoriamente iniviargliene copia??? anche delle analisi di laboratario che ne comprovano la non tossicità per l’eventuale rilascio di materiali tipo Nichel ????

  • Giovanbattista says:

    Buogiorno a tutti….. ho dei dubbi a riguardo di una società che rilascia le certificazioni dove si può appurare che una società specialmente quelle straniere siano abilitate al rilascio delle dichiarazioni di conformità ??? …..visto che estrapolandole da Internet potrebbero esserci siti non veritieri??????
    ringrazio anticipatamente ……..

    • admin says:

      Salve, innanzitutto i certificati CE e non la marcatura, sono documenti che servono nel rapporto produttore – importatore, per garantire quest’ultimo che il prodotto é a norma, ed anche quando é un certificato da Organismo Notificato, perfettamente regolare, non dovrebbe essere utilizzato nei confronti del cliente finale.
      Prendete un prodotto di una ditta seria ed a livello mondiale e verificate se tra i documenti che fornisce con il prodotto é presente in copia un qualsiasi certificato.
      Ala cliente finale il certificato CE vero o falso che sia, non interessa nulla e chi lo utilizza lo fa per due ragioni:
      1 ignora ció che deve fare
      2 imbroglia
      Detto questo, per i certificati obbligatori che possono essere rilasciati SOLO da Organismi Notificati esiste il NANDO, cioé il registro ufficiale di questi organismi, che si possono interpellare per chiedere loro notizie su un certificato rilasciato, peró é tempo perso, perché se vi consegnano la copia di un certificato e siete i clienti finali, la fregatura é già in atto.
      Il prodotto deve avere: il marchio CE corretto, la dichiarazione di conformità firmata da chi immette il prodotto sul mercato, cioé lo fattura con il suo nome, il manuale di istruzioni scritto in ITALIANO, se manca uno di questi documenti, non pagate e chiamate i carabinieri o la polizia o i vigili o la guardia di finanza, vedrete la reazione.

  • Pgreco says:

    Buongiorno,
    io dovrei fornire un cliente del certificato di conformità per il rifacimento parziale dell’impianto elettrico di una barca a vela ma non ho trovato moduli prestampati.
    Come mi devo comportare? Non ho cambiato tanti cavi ma quasi tutte le protezioni.
    Grazie

    • admin says:

      Salve, trattandosi di imbarcazione, le direttive e le norme a cui far riferimento sono quelle relative a questa categoria di prodotti che hanno delle regole di sicurezza piú rigide di quelle degli impianti civile, ad esempio si preferisce o si impone la messa a tarra meccanica e non semplicemente quella elettrica. Per le dichiarazioni di conformità, non certificazioni, visto che Lei fa l’impiantista, dovrebbe cercare e procurarsi le direttive e le norme sull’instazzione e l”impiantistica ed in queste troverà traccia della dichiarazione diconformità, il problema non é il modulo, ma ció che Lei deve dichiarare, quindi é meglio che conosca l’argomento in modo completo e non per mezzo di un semplice modulo.

  • roberto says:

    mi piacerebbe sapere che requisiti devo avere per poter emettere dichiarazioni
    di comformità.Considerando che sono ,al momento un operaio dipedente di una
    itta di impianti elettrici,e c’è ‘intezione di mettermi in propio.

    • admin says:

      Salve, nel momento stesso in cui Lei sarà abilitato ad eseguire impianti elettrici, questo lo deve verificare in Camera di Commercio, Lei potà anzi dovrà rilasciare la dichiarazione di conformità per ogni lavoro eseguito. Per fare i lavori é necessaria l’abilitazione, per rilasciare la dichiarazione, no.
      Saluti

  • Alessandro says:

    Buongiorno,
    sono il titolare di una ditta edile e movimento terra,
    vorrei sapere se la dichiarazione di conformità e corretta posa di materiale edile ha un modello predefinito per la compilazione o può essere scritta semplicemente su carta intestata sottoscritta dal legale rappresentante.

    Grazie

    cordiali saluti

    • admin says:

      Chiedo scusa ad Alessandro, al cui commento non ho ancora risposto, per una sovrapposizione di commenti.
      Per la dichiarazione di conformità non servono moduli particolari e può essere scritta su carta intestata o comunque riportare la ragione sociale della ditta esecutrice.
      A seconda del tipo di cantiere in cui è stato eseguito il lavoro potrebbero essere necessarie comunicazioni ad enti terzi, ma normalmente il direttore del lavori avanza queste richieste.
      Cordiali saluti.

  • MARCO says:

    Salve, dovrei compilare una dichiarazione di conformità riguardante impianto elettrico e termico, in entrambi i casi ho fornito io stesso il materiale per la realizzazione. Nella descrizione schematica vorrei far notare questo piccolo dettaglio e non so se sia giusto o corretto! Se si come potrei scrivere?
    La ringrazio e saluto

    • admin says:

      Salve, il Suo lavoro rientra nel caso di installazione, per il quale presente una specifica direttiva che sarebbe opportuno Lei avesse a disposizione e studiasse attentamente, dato che fornisce indicazioni che dovrà utilizzare sempre nella Sua attività.
      Non si risolve il problema della conformità e degli obblighi con la compilazione di un semplice modulo, quindi ritengo Suo interesse conoscere esattamente cosa prescrive la direttiva e verificare se ha ottemperato, come credo, agli obblighi previsti.
      Le direttive sono tutte scaricabili gratuitamente da internet.
      Saluti

  • diego p. says:

    Salve,
    ma ce ancora l’obbligo di inviare le dichiarazioni di conformità alle camere di commercio?
    grazie

    • admin says:

      Salve, credo Lei si riferisca alle dichiarazioni di conformità di impianti e non di prodotti, e ritengo più sicuro rivolgersi alla Camera di Commercio della Provincia in cui è stato svolto il lavoro.
      Cordiali saluti

  • Rose says:

    Buonasera. Ho un problema: nel novembre 2009 ho fatto installare nel mio appartamento una nuova caldaia ed eseuire quindi alcuni lavori all’impianto termico, ma ritengo non mi sia mai stata rilasciata la dichiarazione di conformità dell’impianto termico. Potrei anche aver smarrito la dichiarazione – poco probabile, ma mai dire mai -, tuttavia chiedendo all’impresa che ha eseguito lavori ed installazione non ho ottenuto una copia o un duplicato. Cosa posso fare?Senza questa dichiarazione, all’esito del controllo della caldaia, mi viene detot che non posso utilizzare l’impianto…come recupero il documento mancante?Grazie

    • admin says:

      Salve, chi Le ha fatto il lavoro deve conservare la dichiarazione di conformità per 10 anni e quindi Le potrà fare la copia, chiedendoLe al massimo il costo delle fotocopie e del disturbo. Le richieda la copia dicendo che non trova più la Sua e dando per scontato che gliel’abbiamo data a suo tempo, non parta dicendo “non mi avete dato al dichiarazione, la voglio ora”, piuttosto “non trovo più la dichiarazione di conformità dell’impianto, mi potete fare una copia, altrimenti ho dei problemi con l’autorità di controllo e non posso utilizzare l’impianto”
      Cordiali saluti.

  • pietro says:

    salve, volevo sottoporvi il mio problema: nel 1995 abbiamo realizzato presso un struttura alberghiera una sala congressidi 180 posti a sedere. Purtroppo abbiamo perso le certificazioni delle poltrone, potreste dirmi cme devo fare per dimostrare che sono ignifughe?
    grazie per la risposta

    • admin says:

      Salve, bella domanda che apre un problema molto interessante.
      Tutta la documentazione relativa alla marcatura CE, ma in generale alla costruzione, dopo 10 anni può essere eliminata, dal momento che come per la contabilità questo è il tempo obbligatorio di conservazione.
      Ciò comporta una considerazione conseguente, ovvero dopo 10 anni nessuno dei documenti originale può essere ritenuto valido, neppure il certificato sul tessuto ignifugo delle poltrone.
      Ampliando di più il ragionamento, dopo 10 anni il prodotto dovrebbe essere marcato nuovamente in quanto non esiste più nessuno che ne sia responsabile se non il proprietario, che si ritrova così a mio avviso una bella rogna.
      Nel Suo caso ritengo si debbano comunque rifare i test.
      Saluti

      • pietro says:

        quanto mi costerebbe effettuare i test ed eventualmente a chi devo rivolgermi

        • admin says:

          Salve, le trattative commerciali si svolgono al di fuori del blog, quindi le risponderò privatamente.

  • Federico says:

    In riferimento alla direttiva 93/42 in fase di collaudo di accettazione è possibile dare un esito positivo se mi viene fornita una dichiarazione di conformità redatta in una lingua diversa da quella italiana? (ad esempio inglese?)

    Articolo 11 comma 13 : La documentazione e la corrispondenza relativa ai procedimenti previsti dai commi da 1
    a 6 è redatta in lingua italiana o in un’altra lingua comunitaria accettata dall’organismo
    notificato.

    Come lo devo interpretare?

    Grazie.

    • admin says:

      Salve, Lei ha letto bene, poiché l’Organismo Notificato può essere in tutto il mondo e la dichiarazione di conformità di un prodotto può essere fatta in paesi diversi da quello di destinazione, il documento può essere scritto in una delle lingue ufficiali della Comunità Europea, o nella lingua del Paese di destinazione, quindi in Italia può essere italiano o inglese o francese o tedesco.
      Saluti

  • satellite says:

    Buongiorno,
    se eseguo un impianto per il quale non è necessario il rilascio della dichiarazione di conformità ma il cliente la pretende, come devo comportarmi?

    • admin says:

      Perdoni la mia ignoranza, ma non riesco ad immaginare un impianto per il quale non sia necessaria la dichiarazione di conformità.
      Cordiali saluti.

      • satellite says:

        installiamo un monitor a muro in un locale, lo colleghiamo all’apparecchio wireless che colleghiamo all’impianto telefonico esistente e all’impianto elettrico esistente. Ho trovato questo testo nel sito CEI:

        Se con la dizione ” realizzare impianti ” si intende la sola installazione di apparati regolarmente acquistati, sia collegati tramite fili, sia tipo wireless, non ci sono normative da rispettare nè dichiarazioni di conformità da rilasciare. E’ diverso il caso in cui si realizzi l’impianto, nel senso che si proceda all’installazione delle canaline nella parete, all’installazione e al collegamento di antenne esterne, all’ampliamneto di reti telefoniche, ecc. cioè la vera realizzione di un impianto. In questo caso si consigliano le Guide CEI 64-53, CEI 100-7 e CEI 306-2, che riportano l’elenco delle norme da rispettare nei vari casi, e i consigli per un’ottima realizzazione. Se infine si tratta della costruzione di apparati, la principale Norma di riferimento per la sicurezza elettrica è la CEI EN 60065. Risposta aggiornata al 16/03/2011

        • admin says:

          Salve, a parte il fatto che nel sito della CEI come in qualsiasi altro sito, chi scrive è una persona. aggiungendo che non è nostro interesse contestare alcuna affermazione di altri, ma esprimere semplicemente il nostro parere, noi crediamo che nel momento in cui si elimina la spina da un apparecchio, per eseguire una connessione alla rete con un cablaggio diverso da quello previsto dal costruttore, siano già venute meno, sia le condizioni di garanzia, sia quelle di sicurezza, garantite dal produttore.
          Quindi a prescindere da altri pareri, tutti rispettabili, chiedo a Lei: accetterebbe che un etraneo mettesse le mani sull’impianto elettrico di casa Sua senza assumersi nessuna responsabilità?
          Se la Sua risposta è si, allora sa già anche la risposta al Suo commento.
          Saluti.

          • satellite says:

            noi non effettuiamo nessun cablaggio, ci limitiamo ad attaccare la spina per accendere il monitor, forse non sono stato chiaro nella mia precedente domanda. Tengo a precisare che non sto facendo questa domanda per eludere un mio preciso dovere, faccio migliaia di impianti per i quali regolarmente emetto la certificazione di conformità. In questo caso, visto che cercavo la normativa CEI di riferimento ed ho trovato il testo che le ho mandato, ho avuto il timore che, emettendo la DICO non dovuta e, soprattutto, con la normativa di riferimento errata, sarei potuto incorrere in problemi.

            8 febbraio 2012 at 16:28
          • admin says:

            Nessun problema, l’importante è capirsi. Dal momento che non viene modificato alcun cablaggio e si eseguono solo connessioni ad apparati già marcati, l’unica precauzione è il carico sulle spine. In questo caso non è dovuta alcuna dichiarazione.La Sua interpretazione è corretta.
            Saluti.

            8 febbraio 2012 at 16:34
  • satellite says:

    Grazie

  • Enrico says:

    Buongiorno, avrei bisogno di un suggerimento su come procedere riguardo una conformità per degli impianti tecnologici eseguiti in una casa, quindi impianto idrico-sanitario, di riscaldamento, adduzione gas e installazione caldaia. il lavoro in questione è stato eseguito nel 2000, le conformità originali sono state smarrite e non erano state depositate in comune. ora mi vengono richieste ma non so come procedere in merito. potreste dermi qualche suggerimento?
    Grazie

    • admin says:

      Salve, essendo già trascorsi 10 anni, anche se non fossero state smarrite non avrebbero più valore.
      Per rifarle deve far riferimento alla direttiva sulle installazioni e sugli impianti.
      Cordiali saluti.

  • Davide Cotta says:

    Buongiorno, sono un perito termotecnico abilitiato con vari anni di esperienza in ditta termoidraulica; vorrei sapere cosa devo fare per poter redigere le dichiarazioni di conformità riguardanti gli impianti idricosanitari e gas. grazie

    • admin says:

      Salve, ritengo che la Sua qualifica sia sufficiente per redigere tali dichiarazioni, in ogni caso può verificare anche presso la Camera di Commercio.
      Cordiali saluti.

      • Davide Cotta says:

        Salve, ho sentito oggi la Camera di Commercio di Como e mi hanno detto che non sanno niente.
        domani provo quella di Milano
        …siamo in Italia

        • admin says:

          Salve, la cosa non mi stupisce, ribadisco che secondo me Lei puó fare quello che Le interessa, l’importante é che Lei conosca le direttive che riguardano il Suo lavoro.
          Saluti

  • Luca Triolo says:

    Come si diventa un tecnico abilitato per redigere una dichiarazione di conformità di un’impianto?

    • admin says:

      Salve, dipende dal tipo di impianto (elettrico, idraulico,..???) di solito però è richiesta:
      - esperienza di almeno 3 anni come dipendente in una ditta che fa questo tipo di lavoro
      - esperienza in attività in proprio per la quale si abbia l’abilitazione
      - diploma o titolo di studio previsto per poter eseguire questi impianti
      per essere certo deve rivolgersi alla Camera di Commercio della Sua città (sono normalmente molto efficaci, a parte casi già citati, almeno quella di Padova lo è) e spiegare il tipo di impianti che vuole certificare.
      p.s. si può interpellare telefonicamente qualsiasi Camera di Commercio.
      Cordiali saluti

  • Silvio says:

    Salve,
    devo importare dalla cina una piccola pressa a leva manuale per la creazione di Gadgets. Il fornitore mi ha riferito che la pressa non ha la certificazione CE. Lo spedizioniere a cui mi sono appoggiato mi ha avvisato del fatto che senza certificazione rischio il sequestro della merce. Come posso muovermi per importarla evitando problemi in dogana? C’è un modo per ottenere la certificazione una volta arrivata in Italia?
    La ringrazio
    Cordiali Saluti

  • Giacomo says:

    Salve,
    sono interessato ad importare legalmente dalla Cina delle cover in alluminio per cellulari.
    Ora, nessun fornitore cinese rilascia conformità CE e quanto necessario per potere rivendere in Italia.
    Le chiedo come posso fare per poter importare e rivendere in Italia senza avere problemi.
    In attesa di un suo riscontro le porgo cordiali saluti.

    Giacomo A.

    • admin says:

      Salve, innanzitutto il produttore cinese DEVE fare i prodotti in rispetto delle direttive europee se i prodotti devono essere venduti in Europa, ma non è abilitato a rilasciare alcunchè, per il semplice fatto di essere cinese e non residente in Europa.
      Chi DEVE rilasciare la dichiarazione di conformità è il soggetto europeo che per primo immetterà il prodotto nel mercato e quindi verosimilmente l’importatore.
      Per queste cover non è richiesta la marcatura CE, ma il rispetto della direttiva 2001/95/CE che riguarda la sicurezza generale dei prodotti.
      Per importare il prodotto ed evitare problemi in dogana Le consiglio di fare le procedure necessarie prima dell’importazione e visto che devono passare in dogana, metterci il marchio CE (anche se non richiesto) sarebbe opportuno.
      Come sa, la nostra società fornisce la consulenza per la marcatura dei prodotti.
      Cordiali saluti.

      • Giacomo says:

        Salve,

        grazie per la celere risposta.
        Mi aiuti a capire comme posso applicare la direttiva 2001/95/CE al prodotto importato, ve ne occupate sempre voi?
        Per il fornitore cinese è come se parlassi l’ Aramaico.
        Cordiali saluti e ancora grazie per la sua disponibilità.
        Giacomo A.

        • admin says:

          Salve, nei limiti del possibile cerchiamo di non far passare tempo inutilmente tra i commenti o le domande e le risposte, questo vale anche per le nostre mail.
          Personalmente trovo inconcepibile che all’epoca di internet si facciano passare giorni o addirittura settimane per dare una risposta.
          Il tempo che ci si impiega è lo stesso, quello che evidentemente non è chiaro è il grado di priorità e siccome ritengo che i clienti o i potenziali clienti abbiano la priorità su tutto, per me è normale rispondere se possibile in tempo reale.
          Chi mi ha contattato direttamente lo può testimoniare.
          Per venire alla Sua richiesta, la nostra società si occupa certamente di fare la marcatura Ce sui prodotti e del rispetto della direttiva 2001/95/CE e Le risponderò privatamente nello specifico, per ora La ringrazio per l’attenzione.
          Cordiali saluti.

  • francesca says:

    scusate avrei un quesito a questo proposito mi hanno installato in un appartamento ricavato da una sopraelevazione del tetto un impianto nuovo con caldaia impianto gas etc, la caldaia è di 24 kw e mi hanno detto che non andrebbe presentato il progetto dell’impianto termico, è vero?

    Francesca

    • admin says:

      Salve, è una questione amministrativa che può risolvere con una semplice telefonata ai Vigili del Fuoco della Sua città, non conosco la materia nel dettaglio, anche se propendo per la conferma di quanto Le hanno detto, ma è solo la mia opinione e come tutte le opinioni è trettamente personale e non ne tenga conto per prendere delle decisioni.
      Ciò che non è mia opinione è l’obbligo di marcatura CE e di rilascio di dichiarazione di conformità dei componenti installati e dell’installazione.
      Cordiali saluti.

  • Giuseppe says:

    Salve, un’informazione: un prodotto può essere dichiarato conforme se la dichiarazione di conformità è redatta dallo stesso produttore CINESE o (anche se la dichiarazione di conformità è redatta dall’importatore italiano) se le prove che attestano la conformità alle direttive sono effettuate da un laboratorio sempre CINESE? Grazie e cordiali saluti.

    • admin says:

      Salve, un prodotto è conforme se è conforme! Banale, e chiunque lo può dichiarare conforme, il punto è cosa chiede la legge?
      La legge dice che chi immette il prodotto sul mercato europeo (quindi certo non il cinese) DEVE firmare la dichiarazione di conformità del prodotto alle direttive europee.
      Le prove TUTTE ed in qualsiasi posto siano svolte e da chiunque, dimostrano che UN CAMPIONE rispetta le norme, mentre le dichiarazione di conformità riguarda OGNI singolo prodotto immesso in commercio, quindi sono documenti ben diversi e con scopi eventualmente complementari ma l’uno non sostituisce l’altra.
      In alcuni casi sono OBBLIGATORI certificati da Organismo Notificato, in tutti gli altri casi sono solo pezzi di carta.
      Cordiali saluti.

  • eugenia says:

    Buonasera,
    le scrivo relativamente all’installazione di nuova caldaia a gas per riscaldamento e produzione acqua calda. L’idraulico ha rilasciato il certificato di conformità relativo a tutto l’impianto realizzato con schema dell’impianto del gas, materiali, e menziona anche la caldaia. Il libretto della caldaia sul quarto di copertina riporta copia della certificazione rilasciata dalla ditta produttrice (datata con anno di produzione della caldaia). E’ sufficiente o è necessario avere un certificato di conformità dedicato alla sola caldaia ed alla sua installazione e corretto funzionamento?

    grazie

    • admin says:

      Salve, il Suo commento mi fa piacere, perchè finalmente posso dire che Lei ha trovato un artigiano professionalmente preparato, almeno per quanto riguarda il rispetto della legge, sul lavoro svolto non posso esprimere alcun giudizio, ma mi sento di dire che quando una persona è corretta in un ambito lo è in tutti gli altri.
      Quello che Le ha rilasciato l’idraulico è esattamente quello che doveva darLe e dimostra che non è poi impossibile rispettare la legge, come sostengono molti altri che fanno lo stesso mestiere, ma che per rispetto verso il Suo non definisco colleghi.
      Cordiali saluti.

  • Sebastiano says:

    Salve, da circa due anni sono subentrato in un appartamento, la caldaia è stata installata a marzo del 2002. Lo scorso giugno è intervenuto il tecnico (della casa produttrice) per la manutenzione ordinaria il quale ha notato la data di installazione e mi ha raccomandato di rifare il documento di conformità impianto. Lo stesso ha detto di rivolgermi ad un idraulico perché loro non rilasciano questo tipo di certificato. Chiamo l’idraulico e dice di rivolgermi alla casa produttrice e che comunque secondo lui dopo 10 anni non c’è bisogno. Sono sufficienti la prova dei fumi e la pulizia. Vorrei fare chiarezza e capire se, superati i dieci anni, è necessario rifare la dichiarazione di conformità e soprattutto chi la può rilasciare.

    Grazie,

    • admin says:

      Salve, posso dirLe solo ció che sta scritto sulla legge e le mie interpretazioni, poi Lei tragga le conclusioni.
      La marcatura CE prevede che il costruttore dopo 10 anni possa distruggere la documentazione relativa ad un prodotto, quindi non ne risponde piú non dovendo piú dimostrarne la conformità ed io interpreto che chi ha in gestione il prodotto dovrebbe rifare la marcatura CE.
      Questo vale per la caldaia.
      Altro discorso per l’impianto che invece deve essere dichiarato conforme ogni anno con la revisione appunto della caldaia e secondo me ogni 10 anni anche l’intero impianto dovrebbe essere sottoposto a revisione.
      Se come ritengo io la caldaia deve essere rimarcata, come puó l’idraulico fare la dichiarazione di conformita dell’intero impianto? E come puó l’idraulico fare la marcatura della caldaia che non é un suo compito? Ognuno dei due ha torto e ragione nello stesso tempo per hé Le hanno detto cose giuste e sbagliate.
      Lei dovrebbe far rimarcare la caldaia, difficilmente la casa produttrice è disposta a farlo, primo perché le conviene venderne una nuova e secondo neppure sa che esiste questa necessità.
      Cordiali saluti

  • Paolo Mosna says:

    Gentilissmi, non ho ben compreso – se esiste – la differenza tra “marcatura CE” di un device e certificazione dello stesso (con riferimento per esempio alla Direttiva 93/42/CEE).

    Grazie.

    • admin says:

      Scusi il ritardo, ma il Suo commento non era stato segnalato nella posta.
      La marcatura è una serie di procedure che termina con l’applicazione del marchio CE su ogni prodotto o confezione, e deve arrivare fino all’utilizzatore finale.
      Il certificato è il risultato di un test di laboratorio su un campione e ha lo scopo di verificare se quel campione rispetta le norme per quel prodotto.
      In alcuni casi il certificato è NECESSARIO, cioè è un obbligo di legge per poter completare la marcatura CE di tutti gli esemplari prodotti, in altri casi il certificato PUò essere utile, ma non è NECESSARIO.
      Alcuni (non specifico chi) usano il verbo “servire” e dicono al cliente che il certificato serve sempre, siccome però servire significa essere utile, ma spesso viene inteso come “è necessario” il gioco è fatto ed il cliente si convince di dovere fare sempre il test ed ottenere il certificato.
      State sempre attenti alle parole, “essere necessario” e “servire” potranno anche essere simili, ma non hanno esattamente lo stesso significato, e dietro una parola spesso si può nascondere un inganno, neppure perseguibile e che vale migliaia di euro.
      Cordiali saluti.

  • ARMANDOPONTICELLI says:

    SALVE,SONO UN INSTALATORE TERMOIDRAULICO,Hò ESEGUITO SOLO LA POSA DI UN PIATTO DOCCIA,CON ALLACCIAMENTO DELLO SCARICO ALLA TUBAZIONE ESISTENTE,IN UNA CASA DI NUOVA COSTRUZIONE.
    IL PROPIETARIO MI RICHIEDE LA DICH.CONFORMITA’PER IL LAVORO SVOLTO.
    SECONDO LEI IN QUESTO CASO COME CI SI COMPORTA?

    • admin says:

      Salve, mi fa molto piacere il Suo commento per varie ragioni:
      - dimostra che chi legge bene i miei commenti, comprende che io non mi accanisco contro gli artigiani e gli installatori in particolare, ma solo con quelli che pensando di essere furbi imbrogliano i clienti, non rilasciando nè dichiarazione di conformità, nè fattura.
      - esistono anche artigiani seri (non sono in grado di dire in che percentuale) che si pongono delle domande e non prendono ogni occasione per cercare di venire meno ai loro doveri.
      Le rispondo con piacere, facendo prima una domanda a Lei ed a tutti coloro che ci seguono:- se io venissi a casa Sua a mettere le mani sull’impianto idraulico, Lei si fiderebbe di ciò che faccio e non mi chiederebbe alcuna assunzione di responsabilità? (preciso che molti anni fa ho messo le mani sul rubinetto di casa mia con il risultato di allagare il mio appartamento ed il negozio sottostante con conseguenti 3 milioni di lire di danni).
      Penso che la risposta più logica sia NO.
      Lei ha messo le mani su un impianto idraulico (una piccola parte) ed è corretto oltre che richiesto dalla legge, che rilasci una dichiarazione di conformità relativa al Suo intervento.
      Questa dichiarazione oltre che garantire il cliente per ciò che ha eseguito Lei, garantisce Lei, perchè se in un momento successivo ci fosse un guasto non dipendente dal Suo intervento, ma sempre sull’impianto idraulico, come farebbe Lei a dimostrare che ha cambiato solo il piatto doccia? Naturalmente la Sua dichiarazione riguarderà solo il collegamento del piatto doccia e non la conformità dell’intero impianto!
      Penso che Lei sappia come si fa la dichiarazione di conformità, in caso contrario Le possiamo fornire un fac simile, peraltro già pubblicato in un precedente commento, e glielo forniamo “gratis” a dimostrazione di quanto intendiamo speculare sugli obblighi di legge e sugli artigiani onesti.
      Ovviamente tutti i miei riferimenti polemici non sono rivolti a Lei, ma a quei paladini dei disonesti, che trovano sempre il modo di giustificare i ladri e gli evasori.
      La saluto cordialmente.
      ing. Carraro

      • armando ponticelli says:

        grazie per essere stato esaustivo e chiaro, faccio mea culpa e redigo dichiarazione.

        • admin says:

          Nessun mea culpa, l’ignoranza è una condizione normale dell’uomo, nasciamo ignoranti e moriamo un pò meno ignoranti (solo un pò).
          Il fatto grave è rappresentato dagli ignoranti che parlano a vanvera o raccontano fandonie, l’ignorante che chiede è sempre un uomo intelligente, solo gli stupidi sanno tutto.
          Saluti
          ing. Carraro

      • Paolo Mosna says:

        Solo una domanda (forse anche stupida), ma in questo caso non è più lecito parlare di “garanzia” sul lavoro svolto invece di dichiarazione di conformità? La garnzia è forse più tutelante per il “compratore” in quanto non solo certifica il lavoro ma nel caso il lavoro creasse problemi entro la “data di scadenza” chi ha fatto il lavoro ne sarebbe responsabile. Invece, con il termine “dichiarazione di conformità” mi limito a dire che talune procedure “standard” (conforme a qualche cosa) sono state seguite, ma non garantisco ninte sul lavoro svolto.
        Dove sbaglio nel mio ragionamento?
        Forse è giusto parlare di entrambe: garanzia + conformità?

        Cordiali saluti.
        Paolo.

        • admin says:

          Salve, il Suo ragionamento non è sbagliato, si tratta solo di concordare sui termini.
          Nella normale interpretazione la garanzia copre un prodotto e le sue parti (non tutte, perchè ad esempio su una pila le batterie sono escluse) e dura per un tempo che va da 12 a 24 mesi a seconda che il cliente sia una ditta o un privato.
          La dichiarazione di conformità, che in caso di fornitura di un bene è sempre presente in aggiunta, dichiara la sicurezza del prodotto e non solo le prestazioni o il funzionamento, cioè entra specificamente nella sicurezza e dura 10 anni.
          Negli impianti la dichiarazione di conformità è relativa alla sicurezza del montaggio e non della fornitura, se oltre ad installare un piatto doccia lo fornisco devo dare: 1-il marchio CE del piatto che è accompagnato da istruzioni e dichiarazione di conformità alle norme che regolano il piatto e mi viene fornito dal produttore, 2-la garanzia del piatto che è la stessa che ricevo dal produttore, e 3-la mia dichiarazione di conformità di installazione.
          Come può vedere ognuno è chiamato a rispondere per la sua parte, sia per la funzionalità sia per la sicurezza di ciò che fa.
          Per comprendere la differenza tra garanzia e dichiarazione occorre distinguere tra funzionamento e sicurezza.
          Faccio sempre un esempio stupido, ma spero calzante: una macchina che non funziona è certamente fuori garanzia, ma è sicura perchè nessuno ci si fa male. Nessuna direttiva entra nel merito del funzionamento e delle prestazioni attese o promesse, questi fanno parte del rapporto commerciale e sono coperte dalla garanzia, la sicurezza è coperta dalle direttive e dalle dichiarazioni.
          Spero di essere stato chiaro.
          Cordiali saluti
          ing. Carraro

          • marco says:

            Salve,posso sapere se la dichiarazione di conformità una volta presentata all’ufficio tecnico del comune può essere esibita a chiunque l’ha richiede o ci serve qualche permesso specifico?grazie

            4 ottobre 2012 at 03:31
          • admin says:

            Salve, la dichiarazione di conformità, indipendentemente dalla presentazione all’ufficio tecnico puó esibirla a chiunque abbia il diritto di chiederla.
            Cordiali saluti
            Ing. Carraro

            4 ottobre 2012 at 06:27
  • diego says:

    Salve, Io vorrei importare una cinquantina di tablet Android dalla cina per utilizzarli come omaggio negli ordini che andrò a ricevere durante le fiere di settore. Ho comprato 2 campioni, belli e funzionanti, ma mi sono accorto che sono senza marchio CE. Anche se sono omaggi, devo avere il marchio? e se si devo imporlo al fornitore o è una mia responsabilità?

    • admin says:

      Salve, l’immissione in libera pratica, citata dalle direttive comprende anche gli omaggi, pertanto Lei ha tutti gli obblighi di qualsiasi importatore e anche se lei impone qualsiasi cosa al fornitore, tutto ciò che lui farà non avrà alcun valore sul piano documentale per la legge italiana.
      Quindi è Lei il soggetto che deve marcare CE il prodotto.
      A proposito ha visto quelli del sito http://www.tuttoce.it ? Ci mettiamo dentro tutti i prodotti che noi marchiamo CE.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • nicola says:

    Salve vorrei avere alcuni chiarimenti sulla differenza della marcatura CE e la dichiarazione di conformità, io installo impianti gas medicinali o sempre e solo lavorATO IN SUBAPPALTO con una multinazionale che forniva materiale progettazione e certificazioni,il mio foglio camerale nella abilitazione lettera e parla proprio di installazione impianti medicali, quindi mi basta una dichiarazione di conformità per questo tipo di impianti o e necessaria la marcatura CE ,le sarei molto grato , cordiali saluti.

    • admin says:

      Salve, se il Suo lavoro si limita ad eseguire l’installazione, come ad esempio per un impianto idraulico, senza modificare in alcun modo i componenti, Lei deve fare solo la dichiarazione di conformità di installazione, che non è quella prevista da tutte le direttive sulla marcatura, quella è una dichiarazione relativa alla conformità del prodotto, Lei invece deve dichiarare che l’installazione è stata eseguita a regola d’arte, in conformità con le leggi e le norme che regolano appunto l’installazione.
      La conformità contenuta nella marcatura CE riguarda il prodotto e la sua realizzazione, quella che deve fare Lei riguarda solo l’installazione e non c’entra nulla con la marcatura CE.
      Naturalmente deve utilizzare solo prodotti a norma, ad esempio quelli che Le fornisce l’appaltatore, se utilizza prodotti “cinesi” allora deve preoccuparsi della marcatura CE ed anche della dichiarazione di corretta installazione.
      Spero di essere stato chiaro, in caso contrario faccia pure altre richieste di chiarimento.
      Cordiali saluti.

      p.s. come vedete contrariamente a ciò che pensa qualche blogger, non ho nulla contro gli installatori, che come in questo caso si preoccupano dei loro obblighi nei confronti dei clienti, quelli che proprio non sopporto sono i “furbetti” in tutti i settori, che accampano scuse come la burocrazia e le carte inutili, per evitare di assumersi le loro responsabilità e di “scrivere” dichiarazioni e fatture.

      • nicola says:

        la ringrazio profondamente

        • admin says:

          Io ringrazio Lei e tutti coloro che partecipano a questo blog ed a quello su http://www.marcaturace.net , grazie a Voi posso dare un piccolo contributo per fare chiarezza su un argomento dove difficoltà oggettive, ciarlatani ed ignoranti la fanno da padroni.
          Sempre a Vostra disposizione
          Ing. Carraro

  • Marco says:

    Salve,
    la mia è una domanda molto semplice ,in pratica volevo sapere a chi rimane la dichiarazione di conformità al committente o al proprietario? molte volte mi è capitato di rilasciare dichiarazioni ad inquilini perchè appunto erano loro a commissionare il lavoro…però in realtà l’impianto è del proprietario. Quindi se l’inquilino dovesse andare via da quella casa deve portare con se la dichiarazione?

    • admin says:

      Salve, semplice ma pertinente ed utile.
      La dichiarazione di conformità riguarda l’impianto, quindi può servire al conduttore, ma è di pertinenza del proprietario in quanto è quest’ultimo che risponde della sicurezza verso terzi.
      Va quindi intestata e consegnata al proprietario e questo ne darà copia al conduttore che ha il diritto di sapere che sta utilizzando un impianto a norme e sicuro.
      La ringrazio e La saluto cordialmente

      p.s. finalmente dopo tanti interventi di vari personaggi che accampavano scuse più o meno valide per non rilasciare la dichiarazione di conformità, arrivano commenti e quesiti da artigiani che dimostrano la loro professionalità e serietà.

  • Alessandro Lorini says:

    Un saluto a tutti voi,
    sono un artigiano che costruisce macchinari per cottura a gas (tipo fornelli per le cucine di ristoranti). I miei macchinari erano certificati con la IMQ. La crisi ed altre vicende mi hanno impedito di continuare a pagare le spese per conservare il marchio ( tanti soldi per certificare un prototipo e ne avevo diversi, in più un tot al mese per ogni modello, più’ 2 volte all anno la visita obbligatoria dell’ ispettore che doveva controllare il ciclo di produzione pagata in km da Milano a Frosinone più la diaria e l’eventuale pernottamento o il biglietto aereo andata/ritorno). I miei attuali pezzi prodotti mi consentono appena di sopravvivere, figuriamoci se mi posso permettere queste spese esose. Così sono diventato mio malgrado un fuorilegge. Vorrei sapere se c’e un modo di risparmiare sulle certificazioni a gas, e se possibile non rifare tutte le certificazioni daccapo o se c’e un ente certificatore a Roma.
    Grazie attendo risposta.

    • admin says:

      Salve, ancora una volta esprimo la mia soddisfazione perchè un altro artigiano “brava persona” frequenta questo sito, infatti solo una brava persona si pone questi scrupoli e cerca una soluzione alternativa nonostante la crisi feroce che ci attanaglia.
      Credo che si possa cercare una soluzione alternativa, ma Le chiedo cortesemente di contattarci alla mail carraro@xvoi.net perchè Lei chiede informazioni specifiche, con nomi e riferimenti e certo non posso utilizzare questo mezzo per fornirle.
      Specifico che le informazioni che Le fornirò saranno a titolo gratuito, ma non posso in alcun modo fare pubblicità né positiva né negativa ad alcuno, e dato che l’argomento non è di interesse generale, non ha neppure molta importanza se usciamo dal blog.
      In ogni caso La ringrazio nuovamente, mi fa sempre piacere dare una mano a chi non accampa scuse artificiose, ma parla chiaramente.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Francesco says:

    Buonasera, ho un problema con il mio idraulico, che dopo aver terminato l’impianto idrico e del GAS, ha compilato la prima pagina della dichiarazione, senza però allegare nessuna degli allegati obbligatori. da quanto ho letto, solo la prima pania non è sufficiente, è corretto?

    potete fornirmi un esempio compilato (idrico e gas) cosi da capire per bene cosa devo esigere, affinché sia una certificazione valida?

    Inoltre è necessario avere due dichiarazioni di conformità separate, una per l’impianto idrico ed una del gas, o si può rilasciare un’unica dichiarazione?

    Ringrazio per il supporto e porgo cordiali saluti

    • admin says:

      Salve, Lei ha ragione e per avere le idee chiare, invece di darLe delle spiegazioni Le consiglio di scaricarsi il D.M. 37 de 2008.
      Li troverà tutte le informazioni che Le servono e gli obblighi dell’installatore.
      Certamente in ogni caso non é possibile rilasciare una sola dichiarazione e servono gli allegati previsti dal decreto.
      Cordiali saluti e sempre attenti ai “furbetti”
      Ing. Carraro

  • nic says:

    salve,ing. volevo sapere come fare a dichiarare la caldaia ed ottenere il relativo bollino verde senza incorrere in multe.
    grazie.

    • admin says:

      Salve, se Lei è un artigiano impiantista, può fare la dichiarazione di conformità per l’installazione della caldaia secondo quanto indicato dallo specifico decreto ministeriale che spiega esattamente come deve essere tale dichiarazione, se Lei non è un professionista/installatore non può fare tale dichiarazione.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Pier says:

    Salve, complimenti per il servizio,
    Vi scrivo perché ho un problema con una dichiarazione di conformità: abbiamo progettato e realizzato una parte di un impianto industriale in Germania; installando dispositivi di sicurezza, scale e passerelle, impianto elettrico, impianto pneumatico, tutto secondo la direttiva 2006/42/CE ed altre norme. Questa parte andrà ad essere incorporata con la linea di produzione del Cliente. Abbiamo redatto una dichiarazione di Conformità CE, ma il cliente suggerisce una dichiarazione di incorporazione. Concordo sul fatto che la scopo sarà quello di essere incorporata in un impianto più grande, e che da un certo punto di vista ha bisogno della linea di produzione del cliente, per poter lavorare il prodotto. Però effettivamente la fornitura possiede: elementi mobili (rulli accumulatore), azionamenti pneumatici (cilindri), svolgitore bobina prodotto, rulli riscaldati ad olio diatermico (rientrano in normativa ped cat.1, il cliente esegue l’impianto olio), dispositivi di sicurezza interbloccati, fotocellule, freni pneumatici, motori elettrici con motoriduttori, quadri elettrici, ecc
    Mi sembra un po’ riduttivo chiamarla quasi-macchina. Gradirei una sua opinione su quale dichiarazione redigere.
    Vi ringrazio per il supporto.
    Cordiali Saluti

    • admin says:

      Salve. il cliente ha ragione ed in questo caso la richiesta del cliente è conveniente per Lei.
      La definizione di quasi macchina, come quella di macchina non dipende dalle dimensioni né dalla complessità del macchinario, ma dal suo funzionare autonomamente oppure assieme ad altre macchine.
      Prendendo due macchine e mettendole assieme interconnesse, diventano quasi macchine perchè a quel punto l’una non funziona senza l’altra.
      Oltretutto facendo la dichiarazione di incorporazione Lei si solleva della responsabilità della verifica finale prima della messa in funzione, che ricade sul cliente (un cliente italiano non Le avrebbe MAI detto una cosa del genere).
      Quindi vada tranquillo e faccia le dichiarazioni di incorporazione di tutte le macchine (quasi macchine) che ha fornito.
      Mi permetto solo un commento/domanda che esprimo sulla base della mia esperienza: è certo di aver costituito il fascicolo tecnico completo per ognuna delle macchine (quasi macchine) che Lei ha fornito?
      Spesso il fascicolo tecnico viene confuso con il manuale e molto più spesso l’analisi dei rischi o non c’è oppure è una ridicola tabella compilata in modo più o meno scolastico e non contiene neppure l’ombra di una reale “analisi” con gravità del danno ed azioni di rimozione del rischio.
      La saluto cordialmente
      ing. Carraro

  • Pier says:

    Ringrazio per l’immediata risposta,
    Per motivi di tempo non è stata fatta un analisi dei rischi approfondita, in quanto le parti di macchina fornite si possono definire “standard”, similari a quelle già analizzate per altri clienti.
    Mi è sorto un dubbio che riguarda sempre una parte di macchina fornita ad un cliente; la situazione è similare alla precedente, però la parte elettrica, le protezioni e dispositivi di sicurezza sono stati eseguiti dal cliente. Noi abbiamo fornito solamente la parte meccanica. (telaio + rulli). Dobbiamo fornire una dichiarazione di incorporazione?
    grazie per il supporto

    • admin says:

      Salve, la risposta è affermativa per la seconda parte, cioè è dovuta solo la dichiarazione di incorporazione.
      Per quanto riguarda la prima parte del Suo intervento, rimango con le mie perplessità e mi scuso della mia “scarsa fiducia” che non è rivolta alla Sua azienda, ma se su 100 fascicoli tecnici visualizzati, le analisi dei rischi trovate corrette sono pari a 0, Lei comprenderà che sono “un pò” prevenuto e mi sono abituato a valutare la situazione in base alle risposte che ricevo in merito, anche quelle “molto standard”.
      “Per motivi di tempo” non può essere considerata da alcuno (cliente, utilizzatore, autorità di controllo, giudice ) una spiegazione valida per non aver predisposto il fascicolo tecnico, comunque come dicevano i latini “ubi major, minor cessat” quindi ciò che a casa Vostra va bene a Voi, va bene anche a me.
      Cordiali saluti
      Ing. Carraro

      p.s. mi scuso se sono diretto nelle mie osservazioni, ma in tutti gli anni di consulenza non ho mai usato la tattica di “lisciare il pelo” a nessuno, anche se poteva essere la tattica più conveniente. Io ritengo che il cliente debba essere messo a conoscenza della realtà e di ciò che prevedono le leggi, poi lui deciderà se rispettarle o meno, non è mio compito quello di addolcire le pillole amare.

  • Pier says:

    Non deve scusarsi, la chiarezza è sempre la strada migliore, pure io sono stato diretto “per motivi di tempo”.
    Comunque la ringrazio per il suo servizio. E’stato d’aiuto.
    Cordiali Saluti.
    Pier

    • admin says:

      Saluti
      ing. Carraro

  • Roberto says:

    Buongiorno Ing. Carraro,
    complimenti per l’amministrazione del blog, leggendo fra’ gli svariati post (alcuni veramente “divertenti”), nelle sue risposte, che denotano molta competenza, professionalita’ e buon senso, ho trovato molte informazioni utili, ma, per mia ignoranza, non ho trovato un fac-simile per riempire correttamente una dichiarazione di conformita’, visto che non l’ho mai fatta, non vorrei cominciare con degli errori, se puo’ aiutarmi le sarei grato, le spiego meglio, sono un installatore abilitato (Lettere A,B,C,D,), fino ad ora ho sempre lavorato in subappalto, per questo motivo non ho mai dovuto riempire documenti diversi da fatture, ho sostituito una caldaia in un appartamento in citta’ (Firenze) ad un amico che giustamente vuole la DdC (che non ha mai avuto) e io non so’ da che parte cominciare, ho scaricato il nuovo modulo con Decreto MSE del 19-5-2010 e mi sono fermato, non e’ prevista la sostituzione….e gli allegati ??? Le spiego il lavoro fatto: Sostituzione caldaia 24 Kw, modello da balcone con tubo asp. e scarico coassiale libero sopra la caldaia e 1 mt. in orizzontale, sostituz. flessibili e valvole di collegamento (compreso quello del Gas), colleg. elettrico anche del controllo remoto, verifica perdite, test funzionamento, (tutto Ok) accensione.
    Ho controllato le tubazioni in rame in uscita dal muro, sono in ottime condizioni, i rubinetti dei radiatori sono decenti ma non sono termostatici, non ci sono perdite, dovrei certificare tutto l’impianto o solo la sostituzione della caldaia, e con lo schema dell’ impianto come dovrei comportarmi ???
    La ringrazio in anticipo, cordiali saluti, Roberto

    • admin says:

      Salve, La ringrazio ma non per i complimenti ma per la partecipazione al blog, che indica come oltre ai “furbetti” che spesso si fanno sentire con interventi più o meno trasparenti a sostenere la tesi “troppa burocrazia, troppe carte, meglio non fare nulla così questo stato ladrone non ci frega”, ci siano anche persone serie che oltre a fare bene il proprio lavoro vogliono anche rispettare le leggi ed i loro clienti (ad onor del vero, quelli che lavorano bene sono la maggioranza, anche tra quelli che brontolano).
      Potrei fornirLe una copia di dichiarazione, ma Le suggerisco di scaricarsi il D.M. 37 de 2008, li oltre al modello, troverà anche tutte le indicazioni che Le saranno utili per conoscere esattamente i Suoi obblighi.
      Quando le cose sono semplici ed alla portata di tutti è meglio accedere alle fonti ufficiali piuttosto che all’interpretazione di qualcuno, compreso il sottoscritto, perchè la conoscenza diretta è sempre la migliore.
      Approfitto per inserire un “a proposito”, faccio il consulente da 37 anni ed ho sempre pensato che ci sono 3 modi per aiutare una persona a risolvere un problema ad esempio quello del cibo:
      - dargli 1 pesce
      - insegnargli a pescare con la lenza
      - spiegargli i vari metodi di pesca e aiutarlo a scegliere quello più adatto a lui (quest’ultimo metodo si chiama “maieutica” ed è un scuola filosofica greca)
      Come avrà capito io ho scelto l’ultimo metodo ed ho sempre cercato di rendere i miei clienti indipendenti dalla mia presenza, senza farli diventare una fonte inesauribile di reddito, questo sarà commercialmente poco intelligente, ma per me è l’unico modo di fare il consulente professionista.
      La saluto cordialmente
      ing. Carraro

  • piera says:

    Buongiorno ing. Carraro,
    volevo dei chiarimenti in merito alle dichiarazioni di conformità. Quali e quante sono le dichiarazioni che la ditta deve rilasciarci? (abbiamo eseguito dei lavori di ristrutturazione con opere strutturali avviando una pratica SCIA presso il nostro comune di residenza, con rifacimento di impianto elettrico, idraulico, installazione ex novo di una caldaia all’esterno per l’erogazione di acqua calda). La ditta parla di 2 sole dichiarazioni, una per l’impianto idraulico, che comprenderebbe anche il gas e il montaggio ex novo della caldaia, e una relativa all’impianto elettrico, sostenendo che anche l’impianto antennistico e telefonico è già compreso in quest’ultima dichiarazione. Abbiamo chiesto alla ditta oltre al libretto d’uso e manutenzione della caldaia anche il certificato di installazione, ma sostiene che è tutto compreso nella dichiarazione di conformità e che il libretto d’uso e manutenzione non ci serve neanche perché noi non possiamo mettere mani sulla caldaia se non un tecnico (non abbiamo mai detto di averne intenzione, non avendone neanche le competenze). Ora mi chiedo: è corretto tutto questo o devo pretendere certificazioni separate? Devo pretendere qualcosa anche sul riscaldamento? L’appartamento è in un condominio con caldaia centralizzata, e sono stati installati nuovi termosifoni e altri sono stati spostati dalla loro posizione originaria. Inoltre la ditta ha allacciato gas e acqua sulla cucina che è stata montata dal mobiliere; deve rilasciare una certificazione a parte su questo lavoro eseguito, o come sostiene, fa parte della dichiarazione di conformità dell’impianto idraulico-gas? La ditta è molto evasiva sul rilascio di questi documenti, ha avuto però bisogno di sapere la potenza del fornello elettrico sostenendo che è un dato importante da scrivere sulla dichiarazione…mi aiuta a fare chiarezza ?
    La ringrazio anticipatamente, Piera

    • admin says:

      Salve, mi sorge spontanea una domanda ovvero: la ditta ha fatturato tutto il lavoro? Mi viene da pensare di no, ma come sanno coloro che ci seguono, io sono maligno quando si tratta di reticenza o difficoltà nel rilascio dei documenti.
      La ditta dice delle cose vere, l’impianto di antenna può essere compreso nella dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico, ma deve essere citato in essa e sarebbe più comodo averne due separate, perchè un’eventuale intervento su uno dei due impianti comporterebbe una nuova dichiarazione dell’intero impianto (decisamente poco pratico) meglio farne 2, dato che sono due fogli e non un libro.
      Lo stesso vale per l’impianto gas di cucina e riscaldamento, è probabile che si cambi il fornello prima della caldaia o iceversa ed a quel punto che si fa? Comunque sono aspetti poco rilevanti.
      Ciò su cui la ditta mente, tra l’altro in modo stupido è la questione dei manuali.
      NESSUN prodotto può essere venduto senza manuale di istruzione in italiano! Seguendo il ragionamento di questi “furbetti” anche l’auto potrebbe essere venduta senza libretto, dato che andiamo dal meccanico quando c’è da metterci le mani, lo stesso vale per qualsiasi apparecchio elettrico (il lampadario) che l’utente non può installare e non può toccare se non per pulirlo o sostituire una lampadina. Il manuale non implica che il cliente debba fare interventi sul prodotto, anzi a volte è il documento che gli vieta tutta una serie di cose.
      Faccio alcune domande che Lei può girare a questi signori
      1 va pulita periodicamente all’esterno la caldaia o solo una volta all’anno quando viene il tecnico?
      2 come si pulisce, con quali strumenti e detergenti?
      3 cosa posso fare e soprattutto NON fare sulla caldaia?
      4 come mi devo comportare in caso di anomalie?
      Potrei proseguire, ma credo basti a far comprendere che il manuale è sempre necessario e DEVE essere sempre assieme al prodotto, le ditte produttrici serie provvedono l’interno della porta di un’apposita tasca dove inserire tutti i documenti, compreso il libretto di manutenzione (almeno quello spero che ci sia) o dovrà fidarsi sulla parola del tecnico che annualmente verrà a fare la revisione?
      Quando qualcuno mente è sempre il caso di diffidare, provi a nominare i NAS oppure la Tributaria e forse i discorsi cambieranno.
      Saluti
      ing. Carraro

  • Samuele says:

    Buonasera Ing.Carraro

    Sono un ragazzo di 25 anni, e dopo 10 anni di esperienza nel settore termoidraulico mi stò ‘gettando’ nel lavoro in proprio, aprendo partita IVA con regime agevolato. Premetto che ho avuto un contratto di apprendistato di 1 anno e 3 mesi, un contratto metalmeccanico come operaio generico di 3°livello a tempo indeterminato durato purtroppo 2 anni ed un contratto a tempo determinato sempre come operaio generico durato 4 mesi. La mia domanda è: UNA VOLTA ISCRITTO ALLA CAMERA DI COMMERCIO E REGOLARIZZATO IL TUTTO, COME POSSO AVERE LA FACOLTA’ DI RILASCIARE LE DICHIARAZIONI DI CONFORMITA’ PER IMPIANTI IDRICI E GAS? DEVO SEGUIRE DEI CORSI O IL TEMPO IN CUI SONO STATO IN REGOLA COME OPERAIO BASTA PER CONSEGUIRE AUTOMATICAMENTE LA FACOLTA’ DI RILASCIARE LE DICHIARAZIONI? La ringrazio anticipatamente, e scusi per l’ignoranza ma fino ad ora non ho saputo a chi rivolgermi. Grazie!

    • admin says:

      Ho già risposto al Suo successivo commento.

  • Samuele says:

    Buonasera Ing. Carraro

    Sto aprendo, per la prima volta una partita iva artigiana con requisiti agevolati(termoidraulico)
    e vorrei chiederLe se per rilasciare dichiarazioni idriche e del gas dovevo frequentare dei corsi appositi oppure iscrivendomi alla camera di commercio sono abilitato direttamente a rilasciare le dichiarazioni?) ( calcolando che ho 10 anni di esperienza di cui in regola 1 anno e 3 mesi come apprendista, 2 anni come operaio generico, ed altri 4 mesi sempre come operaio generico). Spero sia stato abbastanza chiaro nello spiegarmi.
    Grazie in anticipo!

    • admin says:

      Salve, tutto chiaro, l’unico problema è rappresentato dal tempo dimostrabile durante il quale Lei ha svolto questo lavoro.
      Mi pare che siano necessari almeno 3 anni, ma Le conviene informarsi presso la Camera di Commercio, che su queste cose é sempre efficace.
      Appena sarà abilitato potrà fare Lei le dichiarazioni e nel frattempo potrà chiedere aiuto ad un professionista, io l’ho fatto per alcuni anni per un neo artigiano che poi é diventato indipendente.
      Cordiali saluti
      Ing. Carraro

      • Samuele says:

        Gentilissimo, grazie mille!

  • nic says:

    buongiorno ingegnere,
    la mia domanda gia’ le e’ stata posta ma forse in modo errato,mi ribadisco dicendo : sono un comune cittadino con la sua relativa caldaia a gas abito in un condominio e ad oggi non ho mai fatto richiesta per un controllo della mia caldaia per ottenere il relativo bollino verde.
    come posso fare per ottenerlo e se sono ancora in tempo per non incorrere in multe salate durante dei controlli.
    grazie in anticipo per la sua ettenzione.

    • admin says:

      Salve, non é mai tardi per mettersi in regola e come dice il proverbio : meglio tardi che mai.
      L’obbligo del controllo caldaia é annuale, quindi se lo fa fare oggi, ció che é successo fino a ieri non conta.
      Questi controlli ( per gli impianti elettrici non sono ancora in vigore, come invece magli USA dove ogni 10 anni bisogna verificarli ) non sono come altre cose, degli inutili balzelli, ma un passo civile in avanti in favore della nostra sicurezza.
      Per inutili balzelli mi riferisco ad esempio alle catene obbligatorie in autostrada, che sono passate sulla nostra testa senza che nessuno dica nulla, anche se Altroconsuno sbraita tanto nelle pubblicità.
      Paghiamo il pedaggio molto salato e poi a causa della cattiva gestione privata delle autostrade in caso di neve, dobbiamo pagare noi.
      Potrei comprendere nelle strade normali dove le pubbliche amministrazioni sono dissanguate, ma non mi pare che le società autostradali se la cavino male, quindi solo per loro incuria dobbiamo spendere dei soldi inutili, perché nelle strade del Cadore ad esempio si viaggia sempre senza problemi, grazie al buon lavoro degli enti locali e senza nessuna necessità di catene.
      Scusi la digressione, ma desideravo evidenziare la positività dei controlli di sicurezza e l’assoluta inutilità di altre spese imposte ai privati da un settore, quello della viabilità, dove credo che i dirigenti vengano reclutati con i criteri delle barzellette sui carabinieri.
      Cordiali saluti
      Ing. Carraro.

  • masi valerio says:

    sono ing. chimico in pensione lavorato 30 anni in direzione tecnica operativa comprovata , con competenze elettriche idrauliche meccaniche edili ecc;
    attualmente ho firmato il progetto e accettato dal comune di mia casa ,ho pure progettato impianto elettrico idraulico/riscaldamento che tra qualche mese andrò ad eseguire personalmente; la mia domanda è: le dichiarazioni di conformità posso farle io oppure?
    grazie per la risposta

    • admin says:

      Salve, se Lei é un professionista abilitato puó fare tutto ció che é necessario per progettare e dichiarare conformi gli impianti.
      Cordiali saluti.
      Ing. Carraro

  • Roberto says:

    Buongiorno Ing. Carraro,

    grazie per la “quasi” esauriente risposta, (manca 1 pesce) mi sono letto
    il DM 37/08, sicuramente adesso la visione e’ piu’ chiara, ma, non mi avrebbe fatto male vedere un esempio, fra’ tutte quelle “postille” si annidera’ sicuramente un errore, grazie ancora, comunque.

    Cordiali Saluti
    Roberto

    • admin says:

      Salve, si tratta di scrivere le proprie generalità, quelle del cliente e le caratteristiche dell’impianto e dichiarare quest’ultimo a norme, allegando gli elaborati tecnici già disponibili, altrimenti come si potrebbe eseguire il lavoro? Non ci sono altre postille, qui stiamo parlando di sicurezza ed i burocrati fortunatamente non ci capiscono nulla, quindi non sono intervenuti.
      Non credo che la mancanza di una traccia rappresenti un problema, anche perchè in internet se ne trovano già.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Marco says:

    Buongiorno ,

    vorrei sapere se ,un prodotto certificato CE con un determinato utilizzo (EN 50131)possa essere comunque installato per un altro uso .In particolare tale prodotto risponde alle specifiche norme uni En54 ma risulta sprovvisto di relativo certificato.
    Mi sono poi chiesto “se il produttore non dichiara la conformità , posso farlo io?”
    La ringrazio per l’attenzione concessa .
    In attesa di un Suo risocntro , cordialmente saluto

    • admin says:

      Salve, tutte le norme sono volontarie a meno che non ci sia una legge che le impone, quindi tragga Lei le conclusioni.
      Nel caso il produttore non rilasci dichiarazione di conformità, può assumersene Lei la responsabilità, rimane da comprendere in base a cosa Lei fa questa operazione.
      L’uso di un prodotto per impieghi diversi da quelli stabiliti dal produttore è una responsabilità di chi lo impiega.
      La mia impressione è che sull’argomento marcatura CE e dichiarazione di conformità ci sia un pò di confusione, quindi Le suggerisco di approfondire la conoscenza dell’argomento.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

      • admin says:

        Salve, quello che Lei deve fare non è solo la dichiarazione, ma la marcatura CE di questi prodotti ed ho l’impressione che non Le serva una semplice indicazione bensì una robusta consulenza in materia.
        La saluto cordialmente
        ing. Carraro

  • Pier says:

    Salve,
    la ricontatto per avere delle informazioni a riguardo delle dichiarazioni, nello specifico:
    Nel caso in cui fornisco al cliente una struttura meccanica (telaio, rulli, supporti commerciali, cuscinetti, ecc..) senza alcuna parte elettrica od interfacciamento elettrico posso non fornire alcuna dichiarazione o devo farne una di incorporazione?..
    Invece nel caso in cui fornisco la stessa struttura meccanica però con alcuni componenti elettrici ed interfacciamenti (il cliente esegue le protezioni connesse elettricamente + bordo macchina) nella dichiarazione di incorporazione posso indicare solo la conformità ai requisiti della direttiva macchine o devo indicare altre direttive che riguardano la parte elettrica?
    (2006/95/ce direttiva bassa tensione – 2004/108/ce direttiva compatibilità elettromagnetica)
    La ringrazio vivamente.
    Saluti

  • Adriano says:

    Ingegnere buongiorno.

    La ringrazio e le chiedo di nuovo aiuto.
    Ho commissionato ad una ditta, per il mio appartamento, il rifacimento completo degli impianti di distribuzione gas e di riscaldamento autonomo.
    Tutto l’impianto è stato cambiato, eccetto la vecchia caldaia, che è stata rimontata e riavviata sul nuovo impianto.
    Ora la ditta dice che nella dichiarazione di conformità non può inserire la caldaia, che risulterà non certificata.
    Nonostante per me sia incredibile, ho chiesto ad altre ditte del settore che confermano che ora solo un ingengere abilitato potrebbe (con mio ulteriore esborso) ricertificare l’intero impianto comprensivo della vecchia caldaia.
    E’ davvero così?
    Grazie

    • admin says:

      Salve, se il tecnico sapeva di non poter rilasciare la dichiarazione di conformità non doveva fare l’intervento.
      Se lui la caldaia vecchia non l’ha toccata e solo riallacciata, dovrebbe rilasciare il certificato di conformità della parte su cui è intervenuto lui e poi eventualmente se la caldaia fosse priva di marchio CE o questo fosse scaduto, sarebbe Lei a dover provvedere.
      Ribadisco però il primo concetto, quando un tecnico o un professionista prende in mano un lavoro, prima di iniziare dovrebbe constatarne le condizioni e dichiarare se dopo l’intervento potrà essere o meno riutilizzato, perchè facendo diversamente crea una condizione come la Sua in cui a fronte di un ammodernamento si ritrova con un impianto inutilizzabile.
      Leggerezza, poca professionalità, furbizia o italianità? Per Lei non fa differenza ora ha un problema, veda di farlo risolvere a chi lo ha creato.
      Apprezzo molto le ditte che prima di fare un preventivo di riparazione, si fanno pagare un cifra (a volte simbolica) per poter dire quanto costa l’intervento, invece di procedere e poi sparare cifre assurde.
      Recentemente ho pagato 20 € per sapere se un forno a microonde era riparabile, la riparazione costava come il forno nuovo, ho speso 20 €, ma ho evitato di spenderne 260 per riparare un forno che posso acquistare nuovo a 280, secondo me ho incontrato una ditta seria e ne sono stato soddisfatto pur avendo speso 20 €, credo che le persone e le ditte non debbano lavorare gratis, neppure per fare i preventivi, ma su questo il nostro Paese ha ancora una mentalità antiquata.
      Forse se il Suo idraulico Le avesse chiesto 50 € per visionare l’impianto e farLe il preventivo, Lei non avrebbe accettato, quindi seguendo il comportamento standard lui ha fatto il lavoro, senza avvisarLa o senza preoccuparsi delle conseguenze, per lui l’importante era prende il lavoro, e non la soddisfazione del cliente.
      Cordiali saluti.

  • Marco says:

    Salve,
    occorre rilasciare la dichiarazione di conformita in seguito ad una trasformazione da gpl a metano?

    • admin says:

      Salve, innanzitutto grazie, perchè constatare che ai “furbetti” che scrivevano per criticare la necessità di garantire la sicurezza degli impianti, si sono sostituiti degli artigiani seri, mi fa molto piacere.
      Nel merito della Sua richiesta ritengo che la dichiarazione di conformità sia necessaria in quanto l’intervento modifica sostanzialmente l’impianto, ma se vuole farsi un’idea diretta e personale sulla questione si scarichi la versione ufficiale del decreto ministeriale sugli impianti, così non dovrà fidarsi di qualcuno, ma apprenderà direttamente ciò che è opportuno o necessario fare.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • villana says:

    Salve, mi hanno consegnato la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico ma l’elettricita (subfornitore) minaccia di richiamarla se l’impresa edile non dovesse pagare il lavoro eseguito.
    E’ possibile richiamare la dichiarazione dopo che sia stata depositata in comune.
    Grazie

    • admin says:

      Salve, si può ritirare come un assegno già incassato, scusi la battuta ma gli italiani sono proprio imbattibili in fatto di fantasia e questo merita un premio.
      Il fatto che chi lavora debba essere pagato è fuori discussione, ma che uno possa ritirare una dichiarazione dopo che l’ha rilasciata è una cosa dell’altro mondo, quel mondo che purtroppo non siamo ancora riusciti a distruggere e che pesa come un macigno sul nostro Paese.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

      • Rescuer61 says:

        Buonasera Ing. Carraro, volevo approfittare della sua disponibilità per porle dei quesiti.
        Nel 2009 ho acquistato un appartamento costruito negli anni 60.
        Al momento di effettuare l’allacciamento all’utenza del gas metano, il tecnico inviatomi dalla società locale che gestisce il servizio mi consigliò di sostituire il vecchio scaldabagno con uno nuovo, e di portare all’esterno del muro (prima era incassato ) il tratto di tubo che partiva dal contatore del gas ed arrivava allo scaldabagno.
        Consigliava, inoltre, di sostituire lo stesso con uno in rame, poiché questa modifica avrebbe permesso di individuare eventuali perdite di gas .
        Preciso che la distanza del contatore dallo scaldabagno, è di un paio di metri.
        Questa operazione è stata eseguita da un idraulico, il quale mi ha rilasciato una Dichiarazione di Conformità di cui non sono sicuro della sua corretta compilazione.
        Le voci da lui barrate o descritte, oltre naturalmente alla ragione sociale e partita IVA, sono le seguenti :
        • Iscrizione nel Registri delle Imprese della C.C.I.A.A , Comune e relativo N. / data di iscrizione;
        • Iscrizione all’Albo Provinciale delle Imprese Artigiane ha riportato Comune e relativo N. di iscrizione
        • Alla voce di descrizione del lavoro eseguito c’è la dicitura “ Nuovo Impianto a metano” ;
        • barrata la voce “seguito la norma tecnica applicabile all’impiego” UNI 7129/09
        • barrata la voce” installato componenti e materiali adatti al luogo di installazione” (Artt. 5 e 6).
        • Firma, data e timbro.
        Inoltre, per inesperienza e disattenzione, delle tre copie della Dichiarazione di Conformità, non mi sono avveduto che una fosse da inviare o depositare presso il Comune, per la richiesta del certificato di agibilità.
        Da allora sono trascorsi circa 2anni e 9 mesi, e mi chiedo quale comportamento adottare:
        Devo comunque inviare la copia lo stesso ?
        Sono passibile di sanzione o di una ispezione da parte del comune per aver cambiato lo scaldabagno, senza denunciarne l’avvenuta modifica del tubo in rame?

        Aspetto una sua cortese risposta e ringrazio anticipatamente.

        Saluti .

        • admin says:

          Salve, mi sembra che Lei questo appartamento lo utilizzi comunque, quindi il mancato deposito non ha impedito l’utilizzo dell’immobile, se fosse stato nuovo non avrebbe ottenuto l’agibilità, con tutte le conseguenze del caso.
          Personalmente consegnerei la dichiarazione, spiegando la ragione del ritardo, ma anche se non la consegna non su cede nulla.
          Comprendo la Sua perplessità e la condivido, perché siamo in Italia dove un ragionamento razionale, un comportamento onesto ed una spiegazione chiara, possono scatenare chissà quali conseguenze da parte di una apparato che molto spesso sembra reclutare i suoi “servi” tra le peggiori barzellette sui carabinieri.
          La sua perplessità dimostra anche che non ci sentiamo parte di un grande corpo che é sempre impegnato a sistemare qualche dolorino in una sua parte, ma piuttosto di un sistema masochista che cura una puntura di spino con l’amputazione della parte.
          Cordiali saluti
          Ing. Carraro

  • Alberto says:

    Salve, io sono un produttore di pitture all’acqua. Un cliente per acquistare i miei prodotti dalla Francia, mi ha chiesto il certificato di conformità europea. Volevo sapere se questa è un’autocerficazione o se deve essere rilasciato da qualke ente particolare e se si come faccio a ottenerlo e quanto mi costa???

    • admin says:

      Salve, se con autocertificazione intendiamo che può fare tutto Lei, allora è corretto, la marcatura CE è un’attività che può/deve fare il produttore.
      Non è solo una dichiarazione su un foglio di carta, come molti pensano e fanno, però a parte casi particolari non necessita l’intervento di esterni.
      Gli esterni possono essere un Organismo Notificato se lo prevede la norma specifica di prodotto (se esiste), oppure può essere una società di consulenza a cui Lei si rivolge per avere un aiuto per fare la marcatura, ma nessuna società di consulenza è obbligatoria.
      Come per imparare una lingua si può andare a scuola o farlo da autodidatti, è una scelta.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Alberto says:

    Grazie mille :)

  • Alberto says:

    Come posso fare a vedere se mi devo rivolgere ad un Organismo Notificato o dove trovo le norme di prodotto?

    • admin says:

      Se stiamo parlando di attrezzi (però non so quali) l’intervento di un O.N. è possibile ma non necessario.
      Le direttive si trovano in internet nei siti ufficiali eurlex o gazzetta ufficiale. le norme si acquistano dall’UNI.
      Prima però sarebbe utile sapere di cosa stiamo parlando.
      Saluti
      ing. Carraro

  • Alberto says:

    Parliamo di pitture murali all’acqua, non di impianti o attrezzature varie.

    • admin says:

      Le chiedo scusa l’ho confuso con un altro commento su un altro blog.
      Per la pittura murale direi che ci dovrebbero essere delle norme, ed in ogni caso non essendo strutturale, non ritengo necessario l’intervento di un O.N.
      Se vuole conoscere il percorso per la marcatura CE ed un eventuale costo di consulenza, ci invii una mail all’indirizzo presente sul sito, nella nostra descrizione ci sono tutti gli step di marcatura CE.
      Cordiali saluti.
      in. Carraro

  • Attilio says:

    Avrei necessità di un chiarimento in merito a Dichiarazione di Conformità e marcatura CE:

    sono installatore elettrico, nello specifico faccio un esempio di un ultimo caso di cui sto cercando soluzione:
    Devo certifica un impianto “ampio” che comprende più quadri elettrici, diversi km di cavi, e apparecchi vari.

    Devo fare la Dichiarazione CE per ogni singolo quadro da me “assiemato” che diventa “prodotto” utilizzato per l’impianto complessivo di cui rilascerò solo la DiCo?

    O devo rilasciare la CE anche del “prodotto finito” inteso come impianto complessivo ovvero tutto l’impianto relativo al nuovo “processo di macinazione inerti e filtraggio aria”?

    Ringrazio in anticipo per i chiarimenti.
    e complimenti per l’iniziativa.

    • admin says:

      Salve, innanzitutto è necessario precisare che ogni singolo quadro deve essere marcato CE, quindi Lei che li realizza deve avere il fascicolo tecnico per ognuno di essi.
      Per quanto riguarda l’intero impianto, se questo è riconducibile ad un unico progetto potrà eseguire una sola dichiarazione di conformità, se invece sono parti separabili e che possono essere rese autonome, conviene farne una per ogni parte ed una per l’intero.
      Dalla Sua descrizione mi pare di capire che non si tratta solo degli impianti elettrici, ma di un impianto di macinazione e filtraggio di cui i quadri sono solo una componente e quindi stiamo parlando di un prodotto con una specifica direttiva per la marcatura CE.
      Forse Lei ha bisogno di una consulenza specifica, che non può essere sostituita da una risposta ad un commento.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Matteo says:

    Buongiorno

    In questo periodo sto lavorando per un’azienda produttrice di macchine la quale progetta anche il quadro elettrico e mi fornisce il materiale (ad esclusione di filo, canaline e materiale di cablaggio).

    Adesso mi hanno richiesto la dichiarazione CE per alcuni quadri che gli abbiamo cablato.

    La dichiarazione di conformità che rilascio per progetti e realizzazioni fatte da noi include la targa sul fronte del quadro e la responsabilità di scelte tecniche e di materiali, in ogni caso la marcatura CE deve essere fatta sulla macchina completa o devo farla anche sul quadro?

    Essendo in questo caso io solo il cablatore e non avendo ne deciso e verificato il progetto ne acquistato il materiale devo rilasciargli qualche tipo di dichiarazione?

    Grazie dell’aiuto

    Matteo

    • admin says:

      Salve, Lei è tenuto solo alla dichiarazione di conformità, non ha l’obbligo di applicare l’etichetta CE che invece è del Suo cliente.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • vittoria says:

    Buon pomeriggio
    dovei scrivere una dichiarazione in base al regolamento CE 2023/2006 norme relative alle GMP per un cliente.
    Siamo una piccola azienda che però ha tutte le relative certificazioni dei prodotti da parte dei ns. fornitori, non abbiamo al momento un sistema qualità certificato ma ci atteniamo sul lavoro con la massima diligenza,come e cosa possiamo scrivere al ns. cliente ??
    Vi ringraziamo e rimaniamo in attesa di un vs. gentile cenno di riscontro
    Cordiali saluti

  • Francesco says:

    Buon giorno,

    ho scoperto per caso il Vs sito e ho letto molte cose interessanti che non conoscevo, tra le cose lette ho “scoperto”, se ho ben capito, che le dichiarazioni di conformità hanno una scadenza (10 anni) penso che sia valido per tutte le apparecchiature indipendentemente dall’uso professioanle o privato. Vuol dire che il mio tostapane per esempio, dopo quella data lo uso solo sotto la mia responsabilità o riesco a farmi rilasciare una nuova dichiarazione? Supponiamo che il costruttore me la invii ma uguale a quella rilasciata a suo tempo chiaramente non ha più validità?
    Cordial saluti

    • admin says:

      Salve e grazie per l’attenzione, spero che sia risultato interessante e non pesante, se vuole c’è anche http://www.marcaturace.net che è ancora più completo.
      La scadenza dei 10 anni è relativa a tutta la documentazione di marcatura CE e dubito che qualsiasi produttore dopo 10 anni la rinnovi, per oggettive ragioni.
      Quindi dopo tale periodo la responsabilità ricade esclusivamente su chi ha la proprietà del prodotto.
      Per mettere in regola il prodotto, a mio avviso non c’è alcun modo diverso dalla marcatura CE, che è necessario rifare in toto.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • MARCO says:

    Salve,
    potrebbe spiegarmi cos’è il certificato di rispondenza? E quando va rilasciato?
    La ringrazio

    • admin says:

      Salve, penso che Lei abbia inviato gli ultimi due commenti e siccome sono uguali rispondo ad uno solo.
      Il certificato di cui Lei parla non esiste, esistono invece la “dichiarazione di conformità” ed il “certificato di conformità”.
      La prima deve accompagnare ogni singolo prodotto ed è obbligatoria.
      Il secondo riguarda un campione, è obbligatorio in casi limitati e riguarda il produttore, al cliente finale non interessa.
      Confondere le due cose sta creando non pochi problemi ai commercianti di sigarette elettroniche che ritenevano di poter vendere i prodotti solo con i certificati, omettendo così tutto il lavoro di marcatura CE, compresa la dichiarazione di conformità.
      Spero sia tutto chiaro, in caso contrario, siamo sempre qui.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Marco says:

    vorrei sapere cos’è il certificato di rispondenza

    La ringrazio

  • Marco says:

    La ringrazio,
    il fatto è che il certificato di rispondenza viene citato anche in alcuni programmi come mr dico, quindi volevo esserne sicuro.

    • admin says:

      Salve, io rispondo ai commenti e svolgo la mia consulenza sulla base di ciò che sta scritto sulle leggi e questo termine non l’ho trovato in nessuna di esse, però ci può sempre essere qualcosa che non ho ancora imparato.
      Ci sono professionisti ed operatori in qualsiasi settore che modificano i testi, alcune volte per ignoranza altre per creare dei termini nuovi di cui sono i soli depositari del significato e creare così un linguaggio che gli altri non comprendono chiaramente, il motivo lo lascio decidere a Lei.
      C’è anche chi essendo in evidente intimità con il legislatore, non si limita a leggere ed applicare la legge, ma la interpreta (vezzo tipicamente italiano e proprio nella nostra lingua esiste il termine “azzeccagarbugli”) fornendo spiegazioni non necessarie a cose chiarissime.
      Non commento ciò che fanno gli altri, mi limito a fare il mio lavoro al meglio ed il giudizio lo lascio ai partecipanti al blog ed ai miei clienti.
      Lei può scaricarsi dai siti ufficiali, una o più direttive e verificare se quella espressione esiste.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Giampietro says:

    Volevo capire quando un frigorifero assemblato in cantiere, può essere considerato impianto quindi rispondente alla 37/08, oppure considerato una macchina quindi rispondente alla PED.

    • admin says:

      Salve, la distinzione è semplice, nel caso il frigorifero sia ad esempio una cella completamente separata dall’immobile in cui si trova, cioè semplicemente appoggiata e/o ancorata al suolo è da considerarsi solo macchina (perchè deve rispettare solo la PED?).
      Nel caso il frigorifero abbia la parte impiantistica collegata all’immobile, quindi sia un tutt’uno con l’edificio in cui si trova, oltre alle direttive sul frigorifero, che valgono sempre, si deve rispettare anche il 37/08.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Francesco says:

    Buonasera,
    Questa mattina ho ricevuto dall’ufficio tecnico del mio Comune la richiesta di recarmi presso di loro, per ricevere delle notifiche, sono andato, e mi sono visto consegnare un documento, che poi è la trascrizione (al momento credevo fosse la fotocopia) del rapporto di controllo che il tecnico che ha visionato a febbraio 2010, la mia caldaia ha redatto ed spedito alla Provincia, come prevede la legge.
    L’impiegato del comune mi ha spiegato che sta ricevendo dalla Provincia centinaia di segnalazioni ed è costretto a convocare gli interessati chiedendogli di visionare il certificato di conformità, pena sanzioni.
    Nel rapporto di controllo alla voce “dichiarazione di conformità” e/o “dichiarazione di rispondenza” infatti, era spuntata la casellina con il NO.
    Ora, premettendo che nel documento originale la casella spuntata è N.C. che sta per “non controllabile” e che non ho problemi ad esibire il certificato di conformità del mio impianto, mi interessava capire quali sanzioni può applicare un Comune ad un cittadino che magari usa ancora una caldaia vecchia installata prima del 1990 (anno in cui uscì la famosa 46/90 ora 37/08) e se lo stesso metodo verrà mai applicato agli impianti elettrici?
    Tempo fa feci dei sopralluoghi in alcune stazioni ferroviarie incaricato di fare preventivi per adeguare gli impianti elettrici (ripeto, delle stazioni ferroviarie) alla 46/90 rinunciarono immediatamente a causa dei costi proibitivi dei lavori necessari.
    So per certo che almeno la metà degli edifici pubblici non è in possesso del certificato, sarebbe divertente che si sanzionassero da soli.
    Battute a parte, io non conosco la legge bene, come lei, ma ho trovato in rete questo documento del CNA dell’emilia romagna per redigere la dichiarazione di rispondenza, leggevo sopra che non la trovava citata in nessuna legge.
    http://www.cnaemiliaromagna.it/admin/bsd_documenti/news/Dichiarazione_di_rispondenza.pdf
    Comunque
    Mi complimento per il blog (che seguirò sicuramente) e per le risposte veramente interessanti, condivido appieno il discorso sull’onestà e sulla necessità da parte degli installatori di produrre tutti i documenti di loro competenza, in merito alla burocrazia inutile, alla mancanza di informatizzazione negli enti e all’ottusità di molti dipendenti pubblici, una dimostrazione la do qui sopra, c’è molto da fare e molte testa da tagliare.
    AUGURI, Francesco

    • admin says:

      Salve, gli interventi come il Suo mi fanno piacere non certo e non solo per i complimenti, graditi ma certo non necessari, ma perchè dimostrano l’esistenza di una specie umana in via di estinzione, cioè quella delle persone intelligenti, che argomentano e non si limitano o alla semplice richiesta di consulenza gratuita mascherata da opinione, o alla domanda priva di qualsiasi valutazione critica.
      In omaggio a questa Sua appartenenza ho eseguito una ricerca puntuale e quale migliore se non il testo della legge citata nel modello della così definita “dichiarazione di pertinenza”, e proprio l’articolo 7 allego a fine commento.
      Io non entro in un inutile dibattito (non con Lei, ma con l’inventore del termine rispondenza) perchè non mi ritengo all’altezza di stabilire se conformità e rispondenza significhino la stessa cosa, mi limito a dire e ribadire che in nessuna direttiva ho mai letto il termine rispondenza e non presto fede alle interpretazioni di qualche zelante funzionario, che non ho dubbi di fronte ad un analogo comportamento di un cittadino che al posto di “ivi” scriva “li”, sarà pronto a dire: eh no caro il mio signore se nella legge è scritto ivi, lei deve scrivere ivi.
      Il nostro Paese è pieno di persone fantasiose e di libera iniziativa, che si permettono di modificare i termini presenti nelle leggi, ma poi messi di fronte alla necessità di prendersi qualsiasi responsabilità che agevoli gli altri, magari il cittadino di fronte all’ente pubblico, sapranno sicuramente evitare l’incomodo.
      Per venire alle cose serie di cui Lei parla, gli impianti di riscaldamento a gas devono essere sottoposti a verifica annuale in base ad una legge nazionale, mentre a livello locale ci possono essere sanzioni diverse.
      Per quanto riguarda poi le tempistiche, parlo di ciò che dicono le direttive, di altro non mi interesso, dopo 10 anni ogni responsabilità passa sul proprietario dell’impianto, quindi è chiaro che oggi non è più sufficiente rifarsi alle condizioni di origine, ma è necessario rispettare la legge vigente.
      Lo stesso vale per qualsiasi tipo di macchinario o impianto o costruzione, quindi anche per gli impianti elettrici (negli USA dove mi trovo in questo momento, è la pubblica amministrazione che ogni 10 anni richiede la messa a norme di tutto il fabbricato e non solo degli impianti), ma in Italia, le leggi (non applicate) dicono lo stesso, che poi solo in alcuni settori ciò sia diventato pratica comune, dipende esclusivamente dalla nostra unicità italica, che ci rende molto più vicini di ciò che pensiamo, alla sponda sud del mediterraneo, alla faccia delle battute sui meridionali, è tutto il Paese che è in queste condizioni.
      La conferma viene anche dal Suo commento laddove cita il comportamento delle ferrovie che peraltro oggi non sono più “di Stato”, ma certo lo stato non è certo migliorato, nel passaggio dal pubblico al privato.
      Pensi che c’è una legge italiana che dice che nulla che sia pericoloso può essere immesso in commercio, quindi come la mettiamo con le sigarette, sulle quali addirittura lo stato ci guadagna? La scritta che sono nocive non le rende meno pericolose, quindi sono illegali, ma a quando la loro abolizione?
      Quindi io credo che nel Suo caso sia necessaria la messa a norme o la verifica della “conformità” dell’impianto, dichiarata da una persona avente titolo a farlo.
      Cordiali saluti.

      ( D.M. 22 GENNAIO 2008 N.37 ART.7)
      Art. 7. Dichiarazione di conformità
      1. Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di
      funzionalità dell’impianto, l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti
      realizzati nel rispetto delle norme di cui all’articolo 6. Di tale dichiarazione, resa sulla base del modello di cui
      all’allegato I, fanno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonché il progetto di cui
      all’articolo 5.
      2. Nei casi in cui il progetto e’ redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice l’elaborato tecnico e’ costituito
      almeno dallo schema dell’impianto da realizzare, inteso come descrizione funzionale ed effettiva dell’opera da eseguire
      eventualmente integrato con la necessaria documentazione tecnica attestante le varianti introdotte in corso d’opera.
      3. In caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto, la dichiarazione di conformità, e l’attestazione di collaudo ove
      previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti oggetto dell’opera di rifacimento, ma tengono conto della sicurezza
      e funzionalità dell’intero impianto. Nella dichiarazione di cui al comma 1 e nel progetto di cui all’articolo 5, e’
      espressamente indicata la compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti dell’impianto.
      4. La dichiarazione di conformità e’ rilasciata anche dai responsabili degli uffici tecnici interni delle imprese non
      installatrici di cui all’articolo 3, comma 3, secondo il modello di cui all’allegato II del presente decreto.
      5. Il contenuto dei modelli di cui agli allegati I e II può essere modificato o integrato con decreto ministeriale per
      esigenze di aggiornamento di natura tecnica.
      6. Nel caso in cui la dichiarazione di conformità prevista dal presente articolo, salvo quanto previsto all’articolo 15, non
      sia stata prodotta o non sia più reperibile, tale atto e’ sostituito – per gli impianti eseguiti prima dell’entrata in vigore del
      presente decreto – da una dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista iscritto all’albo professionale per le
      specifiche competenze tecniche richieste, che ha esercitato la professione, per almeno cinque anni, nel settore
      impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione, sotto personale responsabilità, in esito a sopralluogo ed accertamenti,
      ovvero, per gli impianti non ricadenti nel campo di applicazione dell’articolo 5, comma 2, da un soggetto che ricopre, da
      almeno 5 anni, il ruolo di responsabile tecnico di un’impresa abilitata di cui all’articolo 3, operante nel settore
      impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione.

  • marco ripamonti says:

    Salve,
    vorrei aprire un negozio indipendente di importazione e rivendita
    sigarette elettroniche e accessori
    Il produttore mi ha rilasciato i certificati CE, ATC e ROHS riguardo le apparecchiature.
    Bastano questi certificati oppure devo rivolgermi a qualcuno per convalidare o eventualmente rifare la conformita’ all’interno della CEE ?
    Grazie anticipatamente.

    • admin says:

      Salve, no purtroppo non bastano e ne sanno qualcosa i commercianti che in questi giorni vengono visitati dalla Guardia di Finanza, che sequestra migliaia di sigarette, perchè non hanno i documenti di marcatura CE corretti.
      I certificati di cui parla Lei sono utili e vanno messi dentro nel fascicolo tecnico, ma non bastano.
      Appena accedo al computer Le invio il preventivo per la marcatura CE dove è indicata tutta la procedura che facciamo noi, se riceviamo l’incarico o fa Lei in modo autonomo.
      Cordiali saluti.
      Ing. Carraro

      • Simone says:

        Buona sera ing. Carraro sarei interessato anche io alla procedura per stare tranquilli con le sigarette elettroniche posso avere informazioni su come fare?
        Grazie

        • admin says:

          Salve, mi invii una richiesta a carraro@xvoi.net.
          Cordiali saluti
          Ing. Carraro

  • Giovanni says:

    Buongiorno.
    Lavoro per la Pubblica Amministrazione, sono quello che qualcuno su questo blog definirebbe un “parassita”. A breve cambierò mansioni e dovrò occuparmi di collaudi, sia di forniture che di lavori, per il mio ente. Farò cioè parte di una di quelle commissioni che attestano che il lavoro è stato eseguito secondo quanto richiesto o che la macchina fornita/installata ha le caratteristiche richieste.
    Volevo chiedere innanzitutto quali sono i riferimenti normativi, oltre al decreto 37, ai quali dovrei rifarmi per essere sicuro di ottenere tutti i documenti necessari.
    Mi sembra di capire che per i lavori mi serva una dichiarazione di esecuzione “alla regola dell’arte”, così come per l’installazione di una macchina. Dovrò poi avere le dichiarazioni di conformità delle macchine alla direttiva macchine vigente.
    Nel caso poi di una macchina costruita all’estero e venduta da rivenditore italiano, oltre ai manuali, quali altri documenti devo pretendere in lingua italiana? Mi sembra di capire che la dichiarazione di conformità della macchina possa essere nella lingua del paese in cui viene prodotta e che il rivenditore mi debba comunque fornire una traduzione da lui controfirmata.
    Grazie per il servizio che date con questo blog.

    • admin says:

      Salve, La ringrazio per la Sua franchezza, ma Le comunico che personalmente, nonostante i luoghi comuni sull’argomento, non considero “parassita” una persona perchè lavora nella Pubblica Amministrazione, d’altronde in altri commenti pubblicati, qualcuno giudica “parassita” il consulente (peraltro non imposto dalla legge, ma scelto liberamente) perchè consiglia di rispettare le leggi e si propone come aiuto in questo lavoro.
      Ritengo che ci siano “parassiti” nel pubblico impiego così come nel privato, con la differenza che in quest’ultimo settore è maggiore il controllo su un comportamento che ritengo genetico, un parassita nasce parassita.
      I veri parassiti, che stanno sulle mie come sulle Sue spalle, sono gli evasori fiscali e chi consente loro di esserlo e guarda caso sono tra quelli che giudicano “orpelli burocratici” la dichiarazione di conformità e le altre assunzioni di responsabilità che la legge impone a chi produce o fornisce un prodotto.
      Nel caso sia interessato, c’è un altro blog più completo di questo e lo trova su http://www.marcaturace.net.
      La dichiarazione di conformità di impianto che è cosa ben diversa dalla dichiarazione di conformità CE, è dovuta per gli impianti indicati espressamente nell’apposito decreto legislativo.
      La dichiarazione di conformità CE è uno dei documenti a dimostrazione formale del rispetto delle direttive sulla sicurezza ed assieme al manuale di installazione, uso e manutenzione ed all’etichetta con marchio CE, sono i documenti che devono accompagnare ogni prodotto a prescindere se poi questo debba essere installato o meno.
      Visto che assumerà questo nuovo ruolo Le consiglio dii tenere d’occhio il sito di Unioncamere e di Mondoimpresa che ne è un’emanazione, perchè a breve verrà attivato un servizio che dovrebbe chiamarsi “l’esperto risponde” e che per la parte marcatura CE, ci vedrà impegnati in prima persona, quindi anche quello sarà un modo per poter ottenere informazioni ed in quel caso avranno anche una veste “ufficiale”.
      Per quanto riguarda la dichiarazione di conformità può essere nella lingua originale, però intraCEE e firmata da un soggetto residente nella UE se invece viene importata da extra UE la dichiarazione deve essere firmata dall’importatore e può essere nella sua lingua, non certo in cinese.
      Spero di averLe fornito informazioni utili spero a rivederci su altri blog o spazi di lavoro.
      Cordiali saluti da “parassita” a “parassita”
      ing. Carraro

  • TORSCORPIO says:

    BUONGIORNO, VORREI CHIEDERLE SE UN INSTALLATORE E’ OBBLIGATO A RILASCIARE LA DICHIARAZIONE DI CONFORMITA’.
    LA DICHIARAZIONE DI CONFORMITA’ FA PARTE DEL LAVORO O NO?
    LE CHIEDO QUESTO PERCHE’ HO FATTO FARE UN IMPIANTO TERMICO TRATTENENDONI UNA PERCENTUALE PER IL COLLAUDO FINALE. ADESSO L’ISTALLATORE NON MI VUOLE DARE LA DICHIARAZIONE E FARE IL COLLAUDO SE NON SI SALDA TUTTO IL DEBITO.PUO’ UN ISTALLATORE COMPORTARSI COSI’. IO SENZA QUEI DOCUMENTI NON POSSO USARE IL RISCALDAMENTO. LA RINGRAZIO.

    • admin says:

      Salve, la dichiarazione di conformità è dovuta quando si esegue un impianto, ma anche il pagamento è dovuto quando si acquista un prodotto o un servizio, noi ad esempio ci facciamo pagare prima della consegna definitiva del nostro lavoro e nonostante questo abbiamo 50 mila euro di lavori non consegnati.
      Quindi certamente da un lato il cliente ha il diritto di ricevere un lavoro completo, allo stesso modo il fornitore deve essere pagato quando ha finito l’intero lavoro.
      Chi segue questo blog sa che non sono mai tenero con quegli artigiani che accampando scuse varie, tendono a non consegnare alcun tipo di documento al cliente (compresa la fattura), ma provi per un momento a mettersi nei panni dell’artigiano che magari avanza ancora 2.000 € e che dopo avere consegnato la dichiarazione di conformità ed ultimato correttamente il lavoro, non riesce ad incassarli, quali strumenti ha in Italia per far valere il suo credito?
      Deve intentare una causa che gli costerà più del credito, che forse incasserà dopo 10 anni? Può venire a spegnere il Suo impianto? Quali altri strumenti ha per venire pagato?
      Purtroppo quando in un Paese manca il Diritto con la D maiuscola, quello che fa realmente giustizia e non certo quello che abbiamo noi, è impossibile dare un parere su un argomento del genere.
      Ci sono fornitori disonesti e clienti disonesti e nessuno dei due pagherà mai per le sue disonestà, quindi la vera fregatura è essere onesti in uno Stato che fa pagare solo gli onesti (vedi sistema fiscale). In Italia finisce sotto processo chi dice “ladro” ad un ladro, e non certo il ladro, personalmente sono stato citato in giudizio per aver avvisato “privatamente” tre colleghi che stavano pubblicizzando un prodotto privo di marchio CE ed ho scritto loro che prestavano la loro immagine ad una ditta “non seria”, parole testuali, questa sarebbe la calunnia. Io vado sotto processo, mentre la ditta continua a vendere prodotti senza marchio CE ed i miei tre esimi colleghi continuano a farle pubblicità.
      Il mio consiglio è quello di definire a priori e per iscritto gli obblighi reciproci, ed affidare ad un terzo (direttore lavori) il compito di fare da arbitro, sinceramente non vedo alternative.
      Nel Suo caso, se il lavoro è stato finito correttamente e la dichiarazione è pronta, cioè visibile, Lei salda il debito e contemporaneamente l’artigiano Le consegna la dichiarazione, magari il tutto in presenza di testimoni, l’alternativa è la lite giudiziaria sconveniente ad entrambe.
      Cordiali saluti.

  • ANTINISKA says:

    Buoansera Ing. Carraro, complimenti per il suo blog e per la sua persona
    ho 1 quesito da porle:
    vivo in una casa in affitto e visto l’importo molto basso del canone mensile, ho dovuto sostituire a mie spese la caldaia
    ho chiamato il tecnico(un mio amico) il quale mi ha comunicato che non poteva certificarmi la caldaia per 2 motivi:
    1 bisognava fare la pulizia della canna fumaria per € 1.000
    2 bisognava allargare il buco di areazione ormai fuori norma anche quella una spesa elevata
    purtoppo essendo impossibilitaa a pagare tali cifre, anch’io ho fatto l’errore di farmi installare la caldaia NON A NORMA E ME NE VERGOGNO
    ora ho questo problema
    devo cambiare casa, mi porterò via sicuramente la caldaia per installarla nell’altra casa; il nuovo affittuario può chiedermi ceritifcazioni o altro ?
    lui potrà installare una nuova caldaia come se non ci fosse mai stata?
    mi consigli
    La ringrazio in anticipo
    cordiali saluti

    • admin says:

      Salve, siamo di fronte ad un problema non nuovo, cioè l’alternativa tra economia e sicurezza (vedi ILVA) e la risposta non è mai semplice.
      Gli obblighi sugli impianti di riscaldamento sono imposti dalla legge, ma derivano da esigenze di sicurezza.
      Utilizzare una canna fumaria non a norme o un caldaia senza dichiarazione di conformità, in pratica può essere possibile, ma comporta gravi rischi per chi usa questo impianto.
      Lei si può portare via la caldaia, anzi Le conviene, così magari se la fa installare a norme, il nuovo inquilino se la vedrà con il padrone di casa non certo con Lei, che se non ho capito male è affittuaria.
      Cordiali saluti.
      Ing. Carraro

  • ANTINISKA says:

    GRAZIE MILLE GENTILISSIMO E CELERISSIMO, NON MI ASPETTAVO UNA RISPOSTA COSI’ IN BREVISSIMISSIMO TEMPO!!!!

    • admin says:

      Grazie, ma le risposte a lungo termine sono come le medicine per un malato già morto.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Ivan says:

    Buongiorno,avrei una domanda da porle,
    io come ditta(l’attività è lucidatura metalli) sono in possesso di un impianto di aspirazione polveri del 2005, di cui ho smarrito la dichiarazione di conformità e la ditta che lo ha eseguito è nel frattempo fallita quindi non sono in grado di farmi dare una copia, volevo sapere se esiste un sistema o comunque rivolgermi a qualcuno che possa mettermi a “norma” l’impianto.
    Cordiali saluti

  • antonio says:

    sono un installatore elettrico iscritto alla Camera di commercio con la lettera A, rilasciatomi dopo aver operato nel settore con un responsabile tecnico ( ingegnere) dal 2003 al 2010, pensavo che mi dovessero riconoscere i requisiti quali alla lettera b,c,d,e , la camera di commercio non lo ha ritenuto possibile in quanto mi chiedono un numero non specificato di certificazioni per lavori eseguiti nel corso dell’ attività 2003/2010, per ogni lettera. Non basta l’ associazione in partecipazione per 7 anni con un responsabile tecnico abilitato?
    Grazie a presto

    • admin says:

      Salve, in base alle mie conoscenze in materia sono d’accordo con Lei, non essendo questa un specifica materia della mia attività, mi occupo della conformità dei prodotti, Le consiglio di rivolgersi ad un’associazione di categoria e di leggere attentamente le leggi in materia.
      La risposta della Camera è scritta? Se non lo è la pretenda scritta, così almeno dovranno scrivere in base a quali leggi o regolamenti Le negano quello che Lei ed anch’io ritengo un Suo diritto.
      Ribadisco, la mi è una opinione basata sulla mia esperienza, non la usi senza una verifica.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

      • antonio says:

        grazie per la celerità,
        potrebbe indicarmi un indirizzo al quale rivolgere tale quesito, vorrei assicurarmi del Diritto prima di chiedere alla CCIAA d’ appartenenza la pretesa per iscritto, onde evitare conseguenze e strazianti perdite di tempo
        grazie ancora e a presto

        • admin says:

          Decreto del ministero dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37 art 4, ma forse è meglio se lo legge tutto.
          Questo indica i soggetti abilitati al rilascio della dichiarazione di conformità, da cui si evince che per esempio un ingegnere come il sottoscritto, può preparare al dichiarazione di conformità di un impianto senza mai averne fatto uno, o addirittura visto, mentre Le che li realizza da 7 anni,magari non può, ma qui vale quanto detto prima. Capisce a cosa servono e di chi fanno gli interessi le “corporazioni dei professionisti?
          La saluto cordialmente.
          ing. Carraro

          • admin says:

            Salve, ritengo che l’unico modo possibile sia rifare la marcatura CE, cioè tutti i passaggi che il produttore dovrebbe avere fatto a suo tempo per applicare la marcatura e fare la dichiarazione di conformità.
            Cordiali saluti
            ing. Carraro

            28 gennaio 2013 at 18:13
  • Apwork says:

    Salve, la ns azienda produce apparecchiature elettroniche di misura e controllo destinate al B2B. Finora abbiamo corredato ogni singolo pezzo di DDC, redatta secondo le linee guida da Lei indicate nel post del 3 ottobre 2011. Altri costruttori, in special modo i più “grossi”, non lo fanno, e si limitano a un paragrafo di poche righe dove dichiarano che l’apparecchiatura è conforme alle direttive europee applicabili. Per avere una dichiarazione di conformità con tutti i crismi bisogna farne esplicita richiesta, o accedere ad un area riservata dei siti internet. E’ una pratica applicabile, a patto che la DDC sia redatta, sia a corredo del fascicolo tecnico e sia disponibile ai clienti che ne fanno richiesta? Grazie, codiali saluti.
    Andrea

    • admin says:

      Salve, penso sia il caso di cominciare a sfatare (sempre troppo tardi) che i “grossi” facciano le cose fatte bene, es: l’ultimo in ordine di tempo Monte Paschi Siena.
      La dichiarazione di conformità, quella VERA non un documento che nasce e muore fine a se stesso, come mi pare di capire siano quelle da Lei citate, è un documento fondamentale della marcatura CE, si può paragonare al bollo sulla patente, non basta mettere il bollo occorre avere la patente.
      Perciò se dietro alla dichiarazione di conformità, scritta bene o scritta male, non c’è nulla, non vale neppure la carta su cui sta scritta.
      La marcatura CE è costituita da una serie di procedure da mettere in atto in azienda, che culminano con la dichiarazione e con l’etichetta con marchio CE.
      Non ha alcun significato scrivere una bella dichiarazione di conformità se questa non fa parte di un fascicolo tecnico completo, quindi o mi sono perso qualcosa, oppure non è proprio chiaro ciò che un produttore deve fare per rispettare i suoi obblighi in merito alla sicurezza del prodotto.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Apwork says:

    Certo, è tutto chiaro e sacrosanto… forse mi sono spiegato male… i ns prodotti hanno tutti il loro fascicolo tecnico, le prove di tipo e tutta la documentazione. Il senso della domanda era di natura puramente burocratica, ossia volevo capire se è obbligatorio allegare la dichiarazione cartacea ad ogni singolo articolo venduto, o se per esso è sufficiente la marcatura ce mentre la dichiarazione vera e propria rimane in azienda a disposizione di chiunque la richieda..
    Grazie, buona giornata e complimenti per il blog!

    • admin says:

      Salve, La ringrazio per l’attenzione per i complimenti, ma mi sfugge un aspetto della Sua domanda, cioè Lei afferma che per i Vostri prodotti realizzate il fascicolo tecnico completo e rispettate le direttive pertinenti, quindi perchè mi chiede ciò che sta scritto in modo chiaro nella direttiva? Non penso che Lei voglia verificare la mia preparazione, quindi la mia domanda è: come si può applicare una direttiva ed al tempo stesso non conoscerla? Se la domanda l’avesse posta la classica “Signora Maria” non avrei avuto alcun problema a fornire una risposta diretta, ma se Lei afferma che la Sua domanda ha “natura puramente burocratica” significa che sa di cosa sta parlando e quindi non posso trascurare le contraddizioni presenti nel Suo commento.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • max says:

    Buongiorno,
    ho una piccola azienda che costruisce cilindri ad azionamento pneumatico (aria compressa tipicamente funzionanti a 6bar di pressione), volevo sapere se compilare un documento con i dati sotto riportati, in carta intestata è sufficiente per ottenere una dichiarazione di conformità del prodotto valida:
    -ragione sociale dell ditta
    -Il legale rappresentante
    -La descrizione del prodotto
    -L’identificazione del prodotto
    -La/le direttive a cui il prodotto è soggetto*
    -La data
    -La firma del legale rappresentante
    Alla voce “La/le direttive a cui il prodotto è soggetto” posso semplicemente inserire la Direttiva 2001/95/CE?
    Grazie

    • admin says:

      Salve, Le rispondo con una battuta, ma senza alcuna intenzione polemica, se Lei ha solo il bollino della patente senza avere la patente può guidare l’automobile? Analogamente produrre una tale documentazione senza fare le procedure della marcatura CE, non è sufficiente.
      In base a quali elementi documentali Lei può apporre la firma su tale documento? Come può dimostrare che i Suoi prodotti rispettano la direttiva 2001/95/CE? Tra l’altro questa direttiva non è quella giusta, quindi questo documento sarebbe in ogni caso sbagliato.
      Ritengo che Lei in qualità di produttore dovrebbe conoscere le leggi che regolano i Suoi prodotti, e questo dovrebbe succedere prima di produrli e prima di metterli in commercio, comunque non è mai troppo tardi, può mettersi in regola ora, ma faccia presto.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

      • max says:

        Grazie per la risposta.
        Sempre senza alcuna vena polemica. la mia azienda produce i propri prodotti da 40 anni con numerosi riconoscimenti a livello nazionale. I prodotti in questione sono realizzati a regola d’arte (anche perchè se così nn fosse avremo già chiuso) seguendo la normativa in materia di sicurezza. All’affermazione “il produttore dovrebbe conoscere le leggi che regolano i Suoi prodotti, e questo dovrebbe succedere prima di produrli e prima di metterli in commercio” rispondo che produciamo da prima che fossero introdotte certe regole e che nessuno finora a partire dai clienti, fornitori e consulenti mi ha mai stigmatizzato come produttore “irregolare”.
        Detto questo considerando che il vs blog si propone in maniera encomiabile di dare informazioni a chi le richiede, le posso chiedere qual’è a suo avviso la Direttiva che disciplina questo prodotto? Grazie e saluti

        • admin says:

          Salve, apprezzo molto la Sua risposta, perchè nasce dalla serietà del produttore e dall’orgoglio di di chi fa le cose fatte bene.
          Lei certamente ricorderà che 40/50 anni fa, molti compreso mio padre facevano gli impianti elettrici nelle case (spesso autocostruite) lavorando di martello e scalpello al sabato ed alla domenica, e quegli impianti elettrici funzionano ancora, lo stesso dicasi per gli impianti di riscaldamento per chi li sapeva fare in autonomia.
          Da allora molte cose sono cambiate e come dice giustamente Lei, prima vengono le aziende con i prodotti e poi le direttive, è normale e giusto che sia così, però quando lo Stato approva una legge per garantire la sicurezza dei cittadini, i produttori vi si devono adeguare, il che non significa che i prodotti debbano essere modificati perchè non vanno bene (non ho mai pensato, nè detto questo nei confronti dei Suoi prodotti o di altri), ma oggi (in realtà da quasi 20 anni) la legge dice che per commercializzarli in modo “legale” i prodotti, oltre ad essere fatti “bene” cioè conformi a quelle norme che sono state fatte dopo i prodotti, devono anche essere supportati da adeguata documentazione.
          40 anni fa mi ricordo che c’erano pochissimi manuali di istruzione assieme ai prodotti e ancora meno erano quelli in lingua italiana, oggi non è o non dovrebbe essere più così.
          Le norme di solito vengono predisposte, perchè con i prodotti nuovi arrivano anche coloro che li copiano e li copiano male ed allora succedono gli incidenti, ed è il caso di mettere delle regole.
          Perchè il settore più normato è quello elettrico? Perchè il settore elettrico è quello normato da più tempo? Perchè avendo verificato che di elettricità si moriva facilmente, si è pensato di mettere delle regole che poi sono diventate leggi.
          Quindi data per scontata la bontà dei Suoi prodotti (mai messa in discussione) siamo al punto di partenza, La Sua azienda e Lei, che penso ne sia il responsabile civile e penale, potete metterVi in regola rispettando la legge, o farne a meno, però se (spero mai) sarete chiamati in una causa per incidente, non lamentatevi con gli altri.
          Non ho mai pensato che Lei fosse sul piano dei prodotti un “irregolare”, lo posso invece certamente affermare, senza tema di smentita e senza nessuna implicazione offensiva, sul piano documentale (peraltro fondamentale per la legge) e se nessuno fino ad oggi tra “clienti, fornitori e consulenti” con particolare riferimento all’ultima voce, non Le ha mosso alcuna osservazione o dato alcun consiglio, provi a pensare ad un’altra spiegazione.
          La ringrazio per gli apprezzamenti sul blog, noi cerchiamo e speriamo di essere utili, anche se a volte risultiamo scomodi e forse anche antipatici. Ricordo che c’è anche marcaturace.net, che è ancora più completo.
          Le rispondo infine sull’aspetto tecnico, il prodotto è disciplinato da più di una direttiva e questo in funzione sia della sua natura, sia del suo utilizzo, quindi possiamo citare almeno la direttiva macchine, e la direttiva ped, potrebbe poi esserci anche l’atex se il prodotto può essere impiegato in ambienti potenzialmente esplosivi per presenza di gas o polveri e se può essere impiegato o no in questi ambienti lo deve scrivere Lei.
          Ho infine una curiosità, alla direttiva 2001/95/CE è arrivato da solo o gliel’ha suggerita qualcuno, magari noi nel blog?
          Cordiali saluti
          Ing. Carraro

          • max says:

            Salve, ho appreso della direttiva 2001/95/CE leggendo tra i commenti di questo blog, che ribadisco, ritengo molto utile.
            Sull’aspetto tecnico; ho letto che la direttiva ped regolamenta gli apparecchi in pressione. Il mio prodotto quando viene venduto non è in pressione; il cilindro non è funzionante per esserlo deve essere inserito in un’altra macchina. Detto questo mi rimane la Direttiva 2006/42/CE (Nuova Direttiva Macchine) ed eventualmente l’Atex, giusto?
            Come accennavo i miei prodotti sono componenti che da soli, non sono in grado di garantire un’applicazione ben determinata per questo motivo mi conferma che “l’obbligo del produttore si ferma alla realizzazione di una ‘Dichiarazione del produttore’ che accompagna il prodotto”?
            La ringrazio per la l’assistenza.

            1 febbraio 2013 at 09:05
          • admin says:

            Salve, allora la colpa è mia che non ho spiegato in maniera sufficiente che la 2001/95, vale sempre a meno che non ci siano altre direttive cogenti.
            Il fatto che i Suoi prodotti non siano in pressione quando li vende è lo stesso ragionamento di Assofluid che sosteneva che una pompa, che può arrivare fino a 400 bar, non è un macchina perchè senza motore non gira, siccome penso che Lei sia in buona fede e non abbia le responsabilità di una associazione di categoria, preferisco non commentare.
            I Suoi prodotti sono venduti solo direttamente agli operatori specialisti oppure sono venduti nei negozi? Le due situazioni sono diverse, ma tra fermarsi alla dichiarazione e arrivare fino a mettere il marchietto sul prodotto, cosa cambia in realtà? Il fascicolo tecnico da predisporre è sempre lo stesso, ma forse sulla obbligatorietà del fascicolo tecnico che deve essere presente in azienda, non c’è molta chiarezza.
            Cordiali saluti.
            ing. Carraro

            1 febbraio 2013 at 12:43
  • max says:

    Salve, non ho niente a che spartire con Assofluid e non “milito” in nessuna associazione di categoria.
    I miei prodotti sono venduti esclusivamente ad operatori del settore, società specializzate che assemblano diverse tipologie di prodotti tra cui il mio per realizzare delle macchine funzionanti.

    • admin says:

      Salve, non avevo dubbi sul fatto che Lei non c’entrasse con l’associazione di categoria, ho solo portato un esempio dello stesso ragionamento.
      Deduco che i Suoi prodotti non sono presenti nei negozi specializzati.
      Nel Suo caso, può evitare di apporre il marchietto, ma non può evitare di applicare le direttive (quelle che deciderà Lei) e tutte le direttive prevedono la costituzione del fascicolo tecnico.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

      p.s. ricordo nuovamente il blog marcaturace.net per una informazione completa sulla marcatura CE

  • SARA says:

    Buongiorno,

    io ho una ditta che fa saldocarpenteria e un nostro appaltatore mi ha appena richiesto di inviargli la dichiarazione di corretta posa di una scala che abbiamo montato c/o il loro cantiere. Come devo procedere?
    Grazie mille
    Distinti saluti

    • admin says:

      Salve, suppongo che Lei abbia anche realizzato la scala e quindi la cosa strana è la richiesta di “dichiarazione di corretta installazione” peraltro non dovuta (non è prevista da alcuna legge), mentre non Le viene richiesta la marcatura CE, che è obbligatoria e molto più onerosa.
      Il consiglio è di fare la marcatura CE della scala, che Le servirebbe per la marcatura CE di tutti i suoi prodotti, poi decida Lei se produrre un documento inutile, ma richiesto da cliente e semplice, piuttosto che fare ciò che dice la legge.
      Tenga presente che ne risponde civilmente e penalmente in ogni caso.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Daniele Nossa says:

    Buongiorno,
    ho un dubbio cu un prodotto che intendiamo importare su cui abbiamo appurato che non è necessaria l’apposizione del marchio CE. Tuttavia, leggo che “L’apposizione del marchio è prescritta per legge per poter commercializzare il prodotto nei paesi aderenti allo Spazio economico europeo (SEE). Talune direttive possono escludere l’apposizione del marchio CE su alcuni prodotti. Tali prodotti possono circolare liberamente sul mercato europeo se sono accompagnati ad esempio da una dichiarazione o da un certificato di conformità”.
    I, mio dubbio è: certificato di conformità rispetto a cosa, se non è necessario il CE?
    Grazie in anticipo

    • admin says:

      Salve, il mio di dubbio nasce da una parte dell’affermazione che Lei riporta “da una dichiarazione o da un certificato di conformità” sicuramente chi l’ha scritta non si è accorto dell’errore oppure produceva certificati.
      Assimilare la dichiarazione al certificato è come confondere la produzione di serie con il prototipo, e qui chiudiamo la prima questione che andava chiarita e continuiamo a parlare di dichiarazione di conformità, lasciando la discussione sui certificati che chi crede alle favole.
      L’apposizione del marchio deve essere fatta quando il prodotto è disciplinato da una direttiva che prevede ciò, in tutti gli altri casi i prodotti TUTTI, sono disciplinati dalla direttiva 2001/95/CE ( ci entrerebbero anche i servizi ), questa direttiva non prevede l’applicazione del marchio CE, ma prevede tutto il resto, quindi la dichiarazione di conformità si fa nei confronti di questa direttiva.
      Il marchio CE può non essere necessario, ma la sicurezza del prodotto è SEMPRE necessaria e SEMPRE deve essere formalmente garantita.
      La ringrazio e La saluto cordialmente.
      ing. Carraro

  • vittoria says:

    Buon pomeriggio
    dovei scrivere una dichiarazione in base al regolamento CE 2023/2006 norme relative alle GMP per un cliente.
    Siamo una piccola azienda che però ha tutte le relative certificazioni dei prodotti da parte dei ns. fornitori, non abbiamo al momento un sistema qualità certificato ma ci atteniamo sul lavoro con la massima diligenza,come e cosa possiamo scrivere al ns. cliente ??
    Vi ringraziamo e rimaniamo in attesa di un vs. gentile cenno di riscontro
    Cordiali saluti

    • admin says:

      Salve, innanzitutto una richiesta che vale per tutti i partecipanti al blog ed anche per altri, EVITATE l’uso delle sigle, forse sono utili in uno specifico settore, forse. Servono ad abbreviare i discorsi, forse. Servono SEMPRE a parlare fra persone che sono in un ambito ristretto e tagliano fuori tutti gli altri.
      GMP per Lei ha un significato, ma per chi legge potrebbe non averlo, e molto spesso succede che non ha significato neppure per chi queste sigle le usa e lo fa solo perchè così fanno “gli esperti”.
      Un esperto vero, ha come primo obiettivo quello di farsi comprendere da chi non è esperto e la prima cosa che dovrebbe evitare (purtroppo succede raramente) sono proprio le sigle.
      Solo gli stupidi (non mi riferisco certo a Lei, ma ai sapientoni che scrivono libri e trattati) parlano e scrivono senza pensare a farsi capire, ed in genere parlano ad un pubblico di altrettanti stupidi.
      La ringrazio per avermi dato l’opportunità di chiarire questo punto e vengo alla questione, siccome Lei non spiega di cosa sta parlando, cioè del prodotto per il quale deve rilasciare la dichiarazione, non sono in grado di fornirLe una risposta utile.
      Potrebbero verificarsi vari casi e potrebbe essere per esempio necessaria la marcatura e non solo la dichiarazione, quindi se lo desidera mi invii una descrizione del prodotto in questione e vedrò se posso esserLe di aiuto.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

      • vittoria says:

        Gent.mo Ing. Carraro mi scuso se ho inserito sigle, noi produciamo addolcitori antialga e batterostatico ovvero una cartuccia per le macchine del caffè a cialde o capsule i materiali per produrre questa cartuccia (resina/filtro/contenitore plastica) sono tutti certificati per uso alimentare ma il mio cliente richiede una dichiarazione che applichiamo le norme di igiene cosa che facciamo anche se non abbiamo una certificazione “ufficiale”. Le volevo domandare se posso fare una sorta di autocertificazione nella quale comunico che lavoriamo attenendoci a queste norme. Spero di essere stata chiara la ringrazio per la sua collaborazione.

        • admin says:

          Salve, La ringrazio soprattutto per aver compreso nel senso corretto la mia risposta.
          Purtroppo non sono sempre “political correct”, ma spesso prendo i commenti come occasione per scaricare la mia rabbia contro gli idioti, che non sono gli ignoranti (condizione assolutamente umana e normale) ma gli gli stupidi che credendo di sapere, diffondono confusione.
          GMP è la sigla generale che significa esattamente Good Manufacturing Practices e riguarda tutti i settori produttivi per alcuni dei quali sono state emanate delle norme, esistono per esempio nel settore dei dispositivi medici.
          Lei deve dichiarare, ma dovrebbe anche essere in grado di dimostrare, che adotta un sistema di controllo della produzione, dall’approvvigionamento alla consegna.
          Naturalmente fare la dichiarazione è semplice, dimostrare che il sistema di controllo di gestione esiste realmente e viene applicato, è un pò più difficile.
          Sono certo che come Lei dice, la Vostra azienda opera con la massima diligenza, ma se Le chiedessi di dimostrarlo, Lei come farebbe?
          Il punto è proprio questo, la dichiarazione è un foglio di carta, ma ciò che ci sta scritto è un modo di produrre e ritengo che non sia sufficiente dire: Lavoro bene! Come faccio a saperlo? Te lo dico io!.
          Quindi il punto è: anche se non siete certificati, cosa che non è necessaria, dovete avere un sistema di gestione della produzione e della qualità che sia verificabile, e l’unico modo che io conosco perchè ciò succeda e che ci siano procedure scritte e documenti che ne dimostrino l’effettiva applicazione.
          La ringrazio e La saluto cordialmente
          ing. Carraro

  • paolo mironi says:

    Gentili signori,

    per conto di un amico sto vendendo una Fiat 500 F del 1970 in Sudafrica e mi è stato richiesto da parte delle autorità sudafricane il EEC or ECE certificate affinche mio cliente possa importare l’auto in sudafrica.

    Ora non capisco come mai in quanto essendo un paese extra cee cosa interessa loro?
    e poi essendo un auto d’epoca ad euro zero, mi risulta che il certificato sia rilasciato solo per le vetture moderne.

    Potete rispondermi cosa ne pensate e cosa devo fare ?

    grazie
    p.mironi
    mantova
    Italy

    • admin says:

      Salve, il prodotto rientra nel settore automotive che non c’entra nulla con la marcatura CE, quindi essendo un ambito di cui non mi occupo, non Le fornisco neppure un parere, per evitare di crearLe inutile confusione e non per mancata disponibilità.
      Provi ad informarsi presso chi si occupa di automobili.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Ivan says:

    Buonasera, vorrei redigere dichiarazione di conformità per delle sigarette elettroniche importate di cui il produttore ci ha già fornito certification of compliance CE e certificazione ROHS. Volevo chiederle come farla e soprattutto se oltre questa ho necessità di adempiere ad altri obblighi? Grazie

    • admin says:

      Salve, Lei la dichiarazione di conformità la deve pretendere dal fornitore non dall’idraulico, che non h alcun rapporto con Lei, quindi invii una raccomandata a chi Le ha venuto l’appartmento ed una per conoscenza ai NAS, vedrà che si risolve subito la situazione.
      Cordiali saluti.
      Ing. Carraro

      • admin says:

        Salve, Lei come molti altri del resto, e ritengo in buona fede, pensa che redigere una dichiarazione di conformità significhi fare la marcatura CE, sarebbe come dire che se Lei dichiara di essere nato ieri, ciò è vero perchè lo dichiara.
        La dichiarazione di conformità è un documento che fa parte della marcatura CE, ma non la sostituisce, quindi prima fa tutte le procedure di marcatura e poi redige la dichiarazione di conformità, altrimenti non si comprende sulla base di cosa Lei possa redigere tale documento. Come fa a sottoscrivere che il prodotto è conforme alle direttive?
        Nel caso avesse necessità di aiuto la nostra società Le potrà fornire la consulenza necessaria.
        Cordiali saluti
        ing. Carraro

  • federica says:

    Buongiorno a tutti,
    vorrei che mi toglieste una curiosità. Nel mercato ci sono molti produttori e/o rivenditori di serbatoi in polietilene adibiti allo stoccaggio di liquidi alimentari (acqua potabile, vino, olio,…), praticamente le classiche cisterne azzurre che si vedono nei giardini, orti…e che riportano sul manufatto il simbolo CE. Poi se si richiede la dichiarazione di conformità oppure la certificazione di prodotto, viene risposto che non c’è una normativa europea specifica sui serbatoi in polietilene e quindi inviano solo un’autocertificazione corredata di prove di idoneità al contatto con alimenti. E’ valido lo stesso?? Ma alla fine questa normativa europea esiste o non esiste???
    Grazie mille

    Federica

    • admin says:

      Buongiorno, mi complimento per la domanda, verificare che ogni tanto l’intelligenza prevale sul comportamento da gregge fa molto piacere, devo aggiungere anche che i commenti su questo blog sono in maggioranza di questo tipo.
      Lei ha centrato un grosso problema, cioè quella della marcatura CE a capocchia di spillo.
      Esiste una norma sui recipienti che vanno a contatto con gli alimenti, ma questa non prevede l’apposizione del marchio CE sul prodotto.
      Tutte le direttive sulla sicurezza dei prodotti, anche quella generalissima (2001/95/CE) prevedono il rilascio di una dichiarazione di conformità alla direttiva di pertinenza.
      Quindi chi ha apposto quel marchio ha fatto una cosa illegale, se poi non rilascia la dichiarazione di conformità ne fa un’altra illegale, la dichiarazione è sempre è comunque un’autodichiarazione e NON deve essere accompagnata da certificati, quindi chi Le ha risposto ha detto in un colpo solo quattro cose sbagliate. Attenzione però tutto ciò non muta la natura del prodotto che magari sarà certamente idoneo allo scopo. Noi abbiamo una classe imprenditoriale che fa le cose fatte bene, ma non sa perchè, l’importante per i consumatori è che siano fatte bene, poi le multe le pagano loro, ammesso che ci sia qualcuno che sa come fare i controlli.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

      • federica says:

        Grazie mille per la risposta,
        approffito della sua conoscenza in materia e le chiedo un’ultima delucidazione: lei scrive che “esiste una norma sui recipienti che vanno a contatto con gli alimenti ma questa non prevede l’apposizione del marchio CE sul prodotto” quindi,se non ho capito male, i fornitori dei serbatoi dovrebbero eliminare il marchio CE sul prodotto e su richiesta rilasciare un’autodichiarazione che fa riferimento alla norma esistente. Mi può indicare la normativa specifica?? Vorrei approfondire la questione

        • admin says:

          DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
          del 21 dicembre 1988
          relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti i materiali e gli oggetti
          destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari
          (89/109/CEE)
          (GU L 40 dell’11.2.1989, pag. 38)

          Unica precisazione al Suo intervento, la dichiarazione va rilasciata a prescindere dalla richiesta del cliente, come lo scontrino fiscale.
          Cordiali saluti
          ing. Carraro

          • federica says:

            Grazie ancora per la sua disponibilità.

            Cordiali saluti

            Federica

            18 febbraio 2013 at 17:07
  • stefania says:

    Buongiorno,
    devo fare la revisione biennale della caldaia.
    Può dirmi precisamente cosa prevede e quali documenti mi devono essere rilasciati?
    Inoltre è vero che la revisione è passata dal controllo annuale a quello biennale?
    Grazie 1000
    Cordiali saluti

    • admin says:

      Salve, la revisione della caldaia è annuale, mi faccia sapere dove sta scritto che è diventata biennale, un contributo informativo è sempre bene accetto.
      I documenti rilasciati sono, l’aggiornamento del libretto della caldaia, non si fa la dichiarazione di conformità ad ogni visita.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • ANTINISKA says:

    BUONGIORNO ING. CARRARO,
    APPROFFITTO ANCORA DELLE SUE COMPETENZE
    MIA MADRE HA FATTO REVISIONARE LO SCALDABAGNO BERETTA TURBO PER LA MODICA CIFRA DI € 450!!!
    IL SIGNORE SE COSI’ POSSIAMO CHIAMARLO AL MOMENTO NON HA RILASCIATO NULLA
    AL MIO SOLLECITO MI HA COMUNICATO CHE DOMANI MI PORTERA’ LA FATTURA, VOLEVO SAPERE DA LEI COSA DEVE RILASCIARMI? (MI HA ACCENNATO CHE LA DITTA REVISIONATRICE HA ATTACCATTO UN BOLLINO DIRETTAMENTE SULLO SCALDABAGNO)
    LA RINGRAZIO IN ANTICIPO PER LA SUA CORTESE ATTENZIONE
    SALUTI

    • admin says:

      Salve, il termine revisione è un pò generico, ma per quella cifra mi sembra chiaro che non l’ha solo guardata, quindi a mio parare ha compito una revisione che richiede il rilascio di un dichiarazione di conformità, se ha cambiato dei pezzi importanti (la cifra lo fa supporre) deve rilsciarla se non ha cambiato nulla, non si giustifica il costo.
      Ricordi che la G.d.F. è dalla Sua parte, lo ricordi anche a questo “signore”.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • ANTINISKA says:

    Buongiorno Ing Carraro,
    la ringrazio molto per la sua disponibilità.
    E’ stata cambiata la scheda (così la chiamata)… quindi non basta solo la fattura ? mi scusi se non ho capito bene..
    Grazie ancora
    saluti

    • admin says:

      Salve, la scheda di comando non mi pare una manutenzione normale, perchè incide sulla sicurezza del prodotto, secondo me dovrebbe rilasciare una nuova dichiarazione, ma siamo ai limiti dell’interpretazione, infatti la scheda non richiede interventi, si sostituisce e basta.
      Decida Lei la posizione da prendere.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • stefania says:

    Gent.mo ing. Carraro,
    guardi questo articolo:

    http://www.lavorincasa.it/articoli/in/impianti/revisione-caldaie-domestiche-ogni-2-4-anni/

    Inoltre mi era stato accennato dal ragazzo dell’agenzia che mi ha affitato casa, ma probabilmente ho frainteso io le informazioni.
    Grazie ancora.

    ps. devono anche controllare i fumi durante la revisione?

    Saluti

    • admin says:

      Salve, La ringrazio molto per le informazioni fornite, ed in base al decreto da Lei citato ci sono modalità diverse di revisione a seconda della potenza della caldaia, da 1 fino a 4 anni il periodo di manutenzione.
      Che si tratti di una “spolveratina” lo lascio come giudizio dell’estensore dell’articolo che probabilmente si comporta così nel suo lavoro, i tecnici che ho visto lavorare a casa mia e credo nella maggior parte dei casi, fanno un controllo approfondito e la mia caldaia dopo 16 anni funziona ancora perfettamente.
      Naturalmente i “furbetti” ci sono in tutti i mestieri ed un controllo su ciò che fanno è sempre opportuno, fidarsi è bene ……
      Se poi si ritiene che spendere 70/100 € all’anno per la sicurezza siano troppi, facciamo il controllo dopo 2 o dopo 4 vorrà dire che se succederà un incidente, saremo nel rispetto della legge.
      E’ come per il casco per la moto, abbiamo avuto necessità di una legge che lo imponeva per proteggere le nostre teste, in effetti tenuto conto delle teste forse non ne vale la pena.
      Personalmente ritengo che la legge imponga i termini minimi di sicurezza per i prodotti e tutti dovremmo cercare di fare meglio, penso che sia ora almeno per la sicurezza, che non aspettiamo sempre che sia uno Stato, in cui non crediamo e di cui non ci fidiamo, che ci imponga cosa fare e siamo noi ad occuparci e preoccuparci della nostra sicurezza e di quella delle nostre famiglie, sarebbe sufficiente interessarci tanto quanto ci interessiamo della scelta di una pizzeria, o di un vestito o di un telefonino.
      Per questa ragione io continuerò a far controllare la caldaia ogni anno, a verificare quali interventi vengono eseguiti, e per stare più tranquillo rinuncio volentieri ad un paio di pizze con la famiglia in un anno.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • ANTINISKA says:

    GRAZIE MILLE ING. CARRARO MI E’ STATO MOLTO D’AIUTO(E SEMPRE CELERISSIMO!)SONO TROPPO CONTENTA DI AVERLA “TROVATA”!!
    SALUTI E BUONA GIORNATA

    • admin says:

      Grazie a Lei ed a tutti quelli che partecipano.
      Buona giornata

  • Luigi P says:

    Salve,
    sono da anni appassionato di elettronica, non ho partita IVA e con un amico abbiamo realizzato un prototipo elettronico alimentato a batterie ministilo (3v) che comunica via bluetooth con smartphone android. Non è un apparato elettromedicale.
    Volendo iniziare a produrre un centinaio di pezzi (lotto minimo per le fabbriche di assemblaggio elettronico) da vendere poi via web con il nuovo sistema del crowdfunding, come ci dobbiamo comportare nei confronti della marcatura CE?
    In tutte le norme che leggo sull’argomento si da per scontato che chi produce è un professionista o ha un rappresentante legale, (nella dichiarazione si indica DITTA) ma ci sarà pure un modo legale per dare la possibilità a chi ha delle idee innovative e inizia come noi dal basso, di verificare se il prodotto è gradito, per poi andare su una produzione in scala maggiore, e ovviamente con tutte le regole richieste.
    Grazie

    • admin says:

      Salve, la marcatura CE su questi prodotti è obbligatoria anche se Lei li regala, quindi questo punto è chiarissimo.
      Per quanto riguarda la commercializzazione, cioè la vendita dei prodotti, che comporta anche l’acquisto dei componenti, penso che la partita IVA sia necessaria, però una risposta precisa la può avere dalla Camera di Commercio a da un commercialista, non fornisco informazioni su cose di cui non sono certo, per evitare confusione a Lei e per non alimentare la marea di “chiacchiere” che ci sommerge su tutti gli argomenti.
      Se parlassero solo quelli che realmente sanno ciò che dicono, forse il nostro apparato uditivo sarebbe più rilassato.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Luigi P says:

    La ringrazio ingegnere per la sua puntuale e precisa risposta.
    Chiarito il dubbio sull’obbligo della marcatura CE, seguirò il suo suggerimento per avere ragguagli sugli aspetti fiscali presso un commercialista.

    Saluti

    • admin says:

      Non c’è di ché, spero che risolva tutto.
      Buona serata

  • angelo says:

    buongiorno,

    in caso di sostituzione componenti di una macchina dichiarata come insieme, nel mio caso valvole di sicurezza, devo rilasciare una dichiarazione di conformità per intervento straordinario oppure no? in generale come ci si regola quando si interviene su macchine e non su impianti?

    grazie
    cordiali Saluti

    • admin says:

      Salve, l’intervento di manutenzione sulle macchine è disciplinato in modo diverso a seconda dell’entità dell’intervento, la sostituzione di una valvola di sicurezza su una centrale oleodinamica può essere un intervento importante, come no. In ogni caso sostituendola con un prodotto identico da quello eliminato, è solo necessario documentare la sostituzione (chi l’ha fatta, quando l’ha fatta, cosa ha montato, ecc.).
      La sostituzione potrebbe comportare un fermo macchina ed il suo riavvio, oppure può essere eseguita chiudendo solo una parte di circuito, quindi anche questo crea situazioni e necessità diverse.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

      • angelo says:

        molte grazie Ing.Carraro per il prontissimo riscontro.

        sa indicarmi un testo legislativo che sostiene la Sua tesi?il mio caso personale riguarda un gruppo frigorifero, con un cliente che reclama la ddc ai sensi della 47/08.

        grazie
        cordiali saluti

        • admin says:

          Secondo me la ddc va rilasciata, non so cosa sia la 47/08, direttiva? legge? norma? Dlgs? Usare le sigle crea sempre e solo problemi, nel Suo caso potremmo essere in direttiva macchine o ped o altro, per essere precisi è necessario conoscere esattamente la situazione specifica.
          In ogni caso fornire risposte esatte senza conoscere l’ambito di cui si parla non è nè possibile nè corretto.
          Cordiali saluti
          ing. Carraro

          • angelo says:

            errore battitura, intendevo 37/08 ex46/90.

            siamo intervenuti, in qualità di frigoristi, per la sostituzione di alcune valvole di sicurezza sul circuito frigorifero della macchina che è dichiarata, ai sensi della normativa macchine, come insieme.
            Il cliente reclama la stesura di una ddc relativa all’intervento, il mio dubbio sta nella legittimità o meno della richiesta (abitualmente rilascio ddc solo relative ad impianti).
            Per questo ero interessato ad un -eventuale-riferimento legislativo che disciplinasse gli interventi di sostituzione componenti sulle macchine così definite dalla direttiva macchine.
            Spero di essere stato sufficientemente esaustivo, ringrazio ancora per la sua disponibilità.
            Cordiali Saluti

            25 febbraio 2013 at 15:49
          • admin says:

            Non so chi abbia tirato in ballo la 37/08 (il cliente?) comunque chi lo ha fatto non aveva le idee chiare, inoltre è questa la ex e non la 46/90 che è successiva, e prevede gli impianti di condizionamento, mentre la macchina frigorifera è una quasi macchina, rispetto all’impianto.
            Se si tratta di macchina frigorifera e questo lo afferma Lei ed io prendo atto, per la quale Lei può rilasciare una dichiarazione di questo tenore: il sottoscritto ecc. dichiara di avere preso in consegna una macchina frigorifera, segue descrizione, di avere eseguito i seguenti interventi, segue descrizione e di riconsegnare la macchina perfettamente funzionante, in relazione all’intervento di minima entità effettuato. Data e firma
            Cordiali saluti
            ing. Carraro

            25 febbraio 2013 at 16:01
  • Genni says:

    Buonasera Ingegnere,
    la mia azienda esegue delle di impianti telefonici, istallazioni di reti e molto raramente di impianti elettrici.
    Nella Di.Co. che rilascio al cliente ho sempre inserito uno spazio per la firma del cliente, vedo che nel modulo riportato in una precedente risposta, questa firma non è inserita.
    Ho sempre considerato che far firmare la certificazione al cliente servisse oltre ad indicare una presa visione, anche a comprovare (nella copia che ci resta)che tale documento è stato regolarmente rilasciato. Le chiedo perciò di dirmi se ci sono precise indicazioni da rispettare o se posso lasciare la firma del cliente sulla dichiarazione.
    La ringrazio e cordialmente la saluto.

    • Genni says:

      PS: Non l’ho specificato ma intendevo il modulo di Di.co. degli impianti elettrici.

    • admin says:

      Salve, se non erro una copia di questa dichiarazione va consegnato anche al Comune e quindi la firma del Suo cliente ritengo sia obbligatoria e non solo utile. Nello specifico mi riferisco agli impianti elettrici che sono quelli di cui Lei parla.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Paolo says:

    Buonasera, complimenti per il blog e per le puntuali risposte.
    Avrei un dubbio che non riesco a risolvere: un’azienda, per porre la marcatura CE su un suo prodotto, deve essere preventivamente certificata ISO oppure la possibilità di emettere la marcatura è indipendente da ciò?
    Grazie in anticipo per la risposta

    • admin says:

      La ringrazio, se va nel blog http://www.marcaturace.net trova ancora maggiori informazioni.
      La risposta alla Sua domanda è: Assolutamente no, a parte alcuni casi molto particolari come ad esempio per le strutture metalliche è necessario essere Centro trasformazione Acciaio per marcare i prodotti e questa qualifica si ottiene previa certificazione ISO 9001.
      La certificazione ISO 9001 è volontaria, la marcatura CE è obbligatoria.
      La certificazione ISO 9001 riguarda il sistema di gestione aziendale, la marcatura CE riguarda la sicurezza del prodotto.
      Vede bene che le due cose sono indipendenti anche se la certificazione ISO 9001 dovrebbe presupporre il rispetto della marcatura CE, cosa questa che ho riscontrato in pochissimi casi, il che dimostra che i certificatori sono quanto meno “distratti”.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Marco says:

    Complimenti per il sito. Avrei una domanda.
    Ho un’attività di commercio e vorrei importare guanti, occhiali e strumentazione di protezione da lavoro. Il produttore o distributore si trova in Germania e vedo che sulle confezioni (ho la campionatura) ha apposto il marchio CE. Vorrei sapere se come rivenditore e importatore da un paese EU è sufficiente questo per ritenermi in regola o dovrei fare ulteriodi adempimenti. Altra cosa, posso pretendere dal distributore tedesco il certificato di conformità per ogni singolo prodotto marcato CE… e se si rifiuta di inviarmelo o mi dice che non c’è come devo regolarmi?
    Grazie

    • admin says:

      La ringrazio e La informo che abbiamo anche il blog “madre” http://www.marcaturace.net più completo e forse divertente, perché ci pubblichiamo molti articoli su vari argomenti ed anche delle storie vere.
      Lei “importa” dalla Germania quindi è intra CEE e non è neppure considerata importazione, dato che le merci possono liberamente circolare all’interno dell’UE per questa ragione il Suo fornitore Le deve fornire:
      - prodotto marcato CE
      - manuale di istruzione d’uso e manutenzione in italiano
      - dichiarazione di conformità
      Per i DPI di classe superiore alla prima dopo il CE ci deve essere il n° identificativo dell’Organismo Notificato che ha eseguito i test e rilasciato i certificati di conformità.
      Il fornitore non può negare nulla di ciò e se così fosse o lo cambia o lo denuncia.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

      • Marco says:

        Molto gentile, la ringrazio.
        Un’ultima domanda. In caso di contestazioni della validità di una marcatura CE o certificazioni… ne risponderei io in quanto importatore, o ne risponde il produttore (o distributore) tedesco? Preciso che io non spaccerei per mio il prodotto, lascerei l’etichetta originale e tutti i dati originali della confezione.
        Esiste tra l’altro l’obbligo di indicare sulla confezione chi è l’importatore o non è un obbligo?
        Grazie ancora, consiglierò senz’altro il suo sito a colleghi.

        • admin says:

          Distribuire un prodotto non è come produrlo ed immetterlo in commercio, ma anche Lei è tenuto a verificarne il rispetto delle direttive sulla sicurezza, quindi potrebbe non essere responsabile delle prestazioni e delle caratteristiche intrinseche del prodotto, ma per esempio se riporta il marchio CE errato o non lo riporta affatto, se non è segnata la classe del DPI, se non è accompagnato da istruzioni in italiano, se non c’è una dichiarazione di conformità, ne risponde anche Lei.
          Acquistare un orologio rubato non significa essere ladri, ma esiste il reato di ricettazione, spero di avere reso l’idea.
          Cordiali saluti.
          ing. Carraro

  • daniele says:

    salve innanzitutto complimenti x il sito,la mia domanda è la seguente, dal 2004 ad oggi ho lavorato x 3 ditte di idraulica ed essendo un emigrato siciliano al nord il primo contratto che mi offrivano dovevo prendere (sa per aver un tetto) ad oggi 12/03/2013 che sono disoccupato x la crisi mi trovo ad aver eseguito tutti questi anni con la classifica di operaio di 5 e 6 livello senza diploma. la domanda è facendo il corso di idraulica presso la siam di milano per
    A1.4 – INSTALLATORE E MANUTENTORE DI IMPIANTI TERMOIDRAULICI con il rilascio di “attestato di competenza professionale, con validità Europea, ai sensi della legge n. 19 del 6 agosto 2007 della Regione Lombardia” posso aprire la mia partita iva ed esercitare x conto proprio senza dover subire tutte le volte contratti inutili?? grazie mille

    • admin says:

      Salve, innanzitutto mi permetta una correzione, per me Lei è un italiano che si è spostato in Italia per cercare lavoro, non La considero un emigrato, e mi è difficile considerare tali anche tutti gli extracomunitari presenti in Italia.
      Io le considero persone che cercano di migliorare le loro condizioni di vita avendo avuto la sfortuna di nascere in luoghi con minori opportunità o volendo semplicemente migliorare le proprie condizioni.
      Naturalmente questo non cambia di una virgole le difficoltà che Lei come milioni di altri ha dovuto affrontare ora e nel passato, così come non minimizza in alcun modo chi, italiano o straniero, giustifica comportamenti illegali con la sua condizione di “trasferito in cerca di lavoro”.
      Penso, e Lei lo sta dimostrando, che il lavoro sia una opportunità che bisogna cercare in tutti i modi leciti possibili e mi rendo conto che non è ancora certamente quel diritto così enfaticamente sancito nella nostra Costituzione, che dice anche che lo Stato dovrebbe essere impegnato per garantirlo a tutti i cittadini.
      Lei con la Sua esperienza lavorativa (spero per Lei) documentata, poteva eseguire impianti idraulici già dopo 3 anni di lavoro dipendente presso una ditta del settore, ora con questo diploma può a maggior ragione aprire una partita iva e diventare un piccolo imprenditore che esegue impianti idraulici (per informazioni più precise si rivolga alla Camera di Commercio).
      Se mi posso permettere un consiglio, vista la crisi nel settore edile, io Le direi di proporsi sia come idraulico per impianti, manutenzioni e riparazioni idrauliche, anche per altri piccoli lavori che necessitano nelle case e che certamente Lei sa fare. Così avrà più opportunità e non pagherà un’altra volta, dopo aver perso il lavoro, la crisi generale e quella di settore.
      Le auguro buona fortuna e La saluto cordialmente.

  • annalisa says:

    Buongiorno, ho un negozio di ottica e da quest’anno i miei clienti mi richiedono certificazione di conformità sia sulle montature da vista che sulle lenti correttive relativamente a vendite effettuate nell’anno scorso. Certificazioni da allegare alle mie fatture emesse nell’anno 2012 e quindi in detrazione con il prossimo 730 o quant’altro. Cio’ richiesto direttamente dai centri CAF e a detta loro secondo una direttiva dell’Agenzia delle Entrate di circa il 1998 su apparecchiature e/o presidi sanitari. Dopo varie ricerche sia presso Commercialisti e ns.Associazioni di settore, nessuno mi riesce a dare una risposta certa. Sarei veramente grata se Voi riusciste a risolvere questo mio problema che sta diventando un po’ opprimente. Vi ringrazio anticipatamente: “Annalisa”.

    • admin says:

      Salve, come può vedere dal nostro sito, noi ci occupiamo di marcatura CE e quindi anche dei dispositivi medici, e ciò non comprende i problemi fiscali legati a questi prodotti.
      So per mia conoscenza che è possibile la detrazione fiscale delle spese mediche, ma questo non ha nulla a che fare con il nostro lavoro, mi stupisce invece che non Le sappia dare risposta il commercialista, perché è proprio il suo lavoro.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • stefania says:

    Buongiorno,
    abito in affitto in un monolocale dove il piano cottura non ha la valvola di sicurezza,credo si chiami termocoppia, giusto?
    Vorrei sapere se il piano cottura senza valvola è a norma, così da capire a chi spetta la sostituzione. A spese mie o del proprietario dell’appartamento?
    Grazie mille
    Saluti

    • admin says:

      Salve, la Sua è una domanda specifica la cui risposta richiede una conoscenza specifica della norma su questo prodotto, quindi siccome non parlo di cose che non ho letto direttamente, Le consiglio di rivolgersi ad un tecnico o ad un centro specializzato.
      La direttiva impone la marcatura CE, ma è la norma specifica che indica quali sono i sistemi di sicurezza da applicare, quindi sono spiacente ma non sono in grado di risponderLe, non avendo a disposizione tale norma.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

      • stefania says:

        Grazie comunque per la sua disponibilità
        saluti

  • Alessandra says:

    Salve, volevo sapere se una dichiarazione di conformità ha alcuna validità se non ha timbro e firma del legale rappresentante della ditta costruttrice.
    Grazie

    • admin says:

      Salve, qualsiasi dichiarazione senza firma è un pezzo di carta con un pò di inchiostro sopra, come un assegno senza firma, cioè privo di valore, il timbro invece può non esserci se ci sono indicazioni chiare relative alla ditta venditrice, indipendentemente che sia la produttrice. E’ il soggetto che vende che ha l’obbligo di garantire la sicurezza del prodotto venduto.
      Cordiali saluti.
      Ing. Carraro

  • Romeo says:

    Salve, io sono un artigiano e produco ricambi per pompe calcestruzzo. Nello specifico costruisco dei giunti che servono per collegare i tubi dove passa il calcestruzzo. Un mio cliente mi chiede un certificato di conformità che io non ho mai fatto. Mi potrebbe dare qualche suggerimento?
    Grazie mille.

    • admin says:

      Salve, il blog serve per la discussione di carattere generale e non è adatto a fornire indicazioni specifiche e particolari come questa. Mi contatti all’indirizzo carraro@xvoi.net Le fornirò le spiegazioni del caso e se Le interesserà fare la marcatura CE, le potrò fornire un preventivo per un eventuale nostro intervento.
      Naturalmente finchè Lei non approverà il preventivo non dovrà spendere nulla.
      Cordiali saluti
      ing.Carraro

  • SILVANA says:

    Buongiorno mi e stato fatto tempo fà circa e anni un impanto idraulico con annessa caldaia a pellet…. a fine lavori non mi è stata rilasciata la conformità. per un disguido con l’idraulico siamo andati avanti per un pò, ora finalmente tutto si è appianato e stò pagando le rate, ma ancora a oggi non mi ha rilasciato nessuna conformità. Come mi devo comportare? Grazie Silvana

    • admin says:

      Salve, Le posso dire cosa farei io, poi però la decisione spetta a Lei.
      Invierei una raccomandata di sollecito e scriverei che in caso non ricevessi nulla entro 10 gg. provvederei a versare le rate su un conto corrente ed a sbloccare il pagamento solo dopo aver ricevuto la dichiarazione, io penso che funzionerebbe.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • mirko says:

    Buongiorno, nella mia abitazione (casa singola) ho un’impianto idrico fatto nel 2008 e non so se l’idraulico mi ha rilasciato la dichiarazione di conf. posso richiedere una copia al comune o alla Soc. distributrice? Qualcuno mi ha già detto che deve essere per forza depositata altrimenti dopo 30 giorni viene sospesa la fornitura. Grazie
    P.s. Ho lo stesso problema per l’impianto elettrico…

    • admin says:

      Salve, prima questione: quando questo Paese la smetterà di dar retta a “qualcuno mi ha detto” sarà sempre troppo tardi.Bisogna abituarsi a chiedere a chi ci “dice” qualcosa come fosse il massimo esperto: me lo scrivi e me lo firmi? e poi vediamo che succede.
      Non mi riferisco nel specifico al Suo caso, ma in generale e potrebbe anche essere vero ciò che “le hanno detto”, ma dobbiamo abituarci a porre tutti, primi noi, di fronte alla responsabilità di ciò che dicono, così sapremo chi parla a vanvera e chi con cognizione di causa.
      Entrambi i Suoi impianti necessitano di dichiarazione di conformità, come vede io lo scrivo (dopo avere verificato la legge), e Lei deve provvedere in tal senso trovando un tecnico che le prepari e le firmi.
      Cosa succederà nel Suo comune passati i 60 gg. non lo so, ma so che sono i gestori dei servizi che li possono interrompere e non i sindaci.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Walter says:

    Salve volevo chiedere questo : ho una ditta in Romania dove vendo online prodotti per l’igiene della persona.I prodotti li acquisto in Italia da diversi fornitori grossisti, i quali mi rilasciano regolare fattura per acquisti intracomunitari. Mi e’ successo che una ditta cliente in Romania mi ha chiesto la dichiarazione di conformita’ per i prodotti acquistati.Volevo chiedervi,e’ obbligatorio da parte mia rilasciare questo documento, e se si come mi devo comportare. Vi ringrazio anticipatamente.

    • admin says:

      Salve, la dichiarazione di conformità dovrebbe essere rilasciata SEMPRE, però non viene fatto quasi MAI, questo però non significa che sia corretto.
      Per farla deve verificare quale direttiva deve rispettare e poi fare la dichiarazione in base a quanto dice tale direttiva.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Valerio says:

    Salve, ultimamente mi imbatto sempre più spesso in aziende che smarriscono la documentazione allegata alla macchina marcata CE, ed il fabbricante originario risulta fallito.
    Come fare ad ottenere nuovamente la documentazione?
    Produrre a nome del cliente la documentazione mancante vuol dire configurarsi come nuovo fabbricante? Credo di si ed ovviamente vorrei evitarlo.
    Grazie in anticipo.
    Valerio

    • admin says:

      Salve, ritengo che il Suo sia un interesse professionale e non di tipo generico, quindi non entro nel merito specifico delle domande poste in quanto la varietà delle situazioni possibili non consente risposte precise senza ulteriori informazioni, mi limito quindi a considerazioni generiche.
      Ogni prodotto soggetto a marcatura CE ricade sotto la responsabilità di chi lo ha prodotto per i primi 10 anni di vita,(salvo situazioni particolari) poi la responsabilità passa all’utilizzatore.
      Nel momento in cui il soggetto responsabile viene a mancare “morte naturale o societaria” subentra nella responsabilità chi ha in gestione/possesso il prodotto, quindi questo soggetto deve occuparsi non solo della documentazione che accompagnava in origine il prodotto, ma dell’intera marcatura CE, cioè il fascicolo tecnico che ne conferma l’idoneità all’uso dal punto di vista della sicurezza.
      Considerando corrette queste affermazioni, cosa non del tutto scontata, in quanto sono certo che per molte ragioni, molti dissentiranno, ne conseguono anche le risposte ai Suoi quesiti che Lei saprà sicuramente estrapolare.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Albo85 says:

    Buongiorno,
    devo installare a cara mia un impianto di condizionamento con unità esterna e tre split. tutto l’impianto è esistente nel senso che la casa in fase di costruzione è stata predisposta infilando anche già i cavi elettrici, quindi si tratta solamente di fare i collegamenti. anche se il mio mestiere oggi è un altro, il lavoro lo farò io avendolo già fatto in gioventù. per un’installazione di questo tipo è necessaria la dichiarazione di conformità? posso farla io? potrei avere problemi se dovessi vendere la casa se non l’avessi fatta?
    La ringrazio in anticipo e le auguro buona giornata

    • admin says:

      Salve, in teoria a meno che Lei non sia un tecnico abilitato, non potrebbe installare questo impianto, però come vede ho utilizzato il condizionale, perchè io per questioni di età, sono cresciuto in un’epoca in cui chi sapeva fare faceva tutto da sè (infatti gran parte della mia casa l’ho costruita io, a dimostrazione che le abitudini sono dure a morire).
      La dichiarazione di conformità è una garanzia dell’installatore verso di Lei, quindi in questo caso perde molta della sua importanza, ed in caso di vendita della casa non credo che Le verrà chiesta la dichiarazione di conformità di questo impianto, come non le verranno chieste quelle dei lampadari.
      Si tratta di un impianto a sè stante che viene allacciato all’impianto elettrico, quindi se Lei lo collega correttamente non dovrebbe avere problemi, anche se in base alla legge, come già detto il lavoro dovrebbe essere eseguito da un tecnico abilitato.
      Certamente lei ha già compreso cosa farei io, però non posso dirLe cosa deve scegliere Lei.
      Cordiali saluti.
      ing. Carraro

  • Albo85 says:

    La ringrazio per la celere risposta e mi complimento per l’efficacia del vostro sito!
    Grazie,
    Buona giornata

  • Clara says:

    Salve, volevo sapere se la Dichiarazione di Conformità rilasciata da un produttore extra europeo ma in lingua inglese,rilasciata da un organismo riconosciuto a livello europeo come ad esempio Bureau Veritas, secondo le direttive europee è comunque valida o deve necessariamente essere tradotta in italiano, magari compilando una autocertificazione firmata sulla base di quella in inglese.
    Grazie

    • admin says:

      Salve, Lei scrive: rilasciata da un produttore extra europeo ma in lingua inglese,rilasciata da un organismo riconosciuto a livello europeo quindi suppongo che il produttore consegni una copia di un certificato e non la sua dichiarazione di conformità.
      In entrambe i casi, che sia un certificato anche da O.N. o una dichiarazione di soggetto extra europeo, non è un documento che possa in alcun modo essere sostitutivo della marcatura CE o comunque fornire all’importatore la minima certezza di nulla.
      I certificati sono utilizzati come veri e propri specchietti per le allodole, perché dicono che un campione andava bene quando è stato testato, ma non dicono nulla sulla produzione di serie, cioè quella che viene venduta.
      Inoltre la dichiarazione resa dal produttore extra UE non ha alcuna validità legale, quindi in tutti i casi il documento da Lei citato sia esso certificato da O.N. o dichiarazione del produttore, non ha praticamente alcun interesse, fermo restando che per i casi in cui è obbligatorio per legge, il certificato da O.N.ci deve essere, assieme a molto altro, come sta scritto nel certificato stesso.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Clara says:

    Forse non mi sono espressa bene, il produttore fornisce insieme al prodotto certificato con relativa apposizione del marchio CE, l’attestato di conformità rilasciato e firmato da un ente quale Bureau Veritas. Inoltre rilascia copia del test report effettuato per rilasciare l’attestato.
    Grazie

    • admin says:

      Io credo di essermi espresso in modo chiaro e ciò che Lei ribadisce è ciò che ho compreso io, quindi tutto ciò che fa questo produttore extra UE non ha alcun valore rispetto alle esigenze delle leggi sulla marcatura CE. Tuuti i documenti da Lei citati servono solo per convincere Voi che tutto va bene, invece è vero il contrario, questo prodotto non ha una marcatura CE legale.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Pasquale S. says:

    Buongiorno,

    sono un produttore di biancheria per bambini e fino ad ora ho sempre prodotto articoli made in italy. Dopo tanti anni di “onorato servizio” mi sono accorto che il made in italy non paga come invece continuano a dire in televisione, a meno di non essere una marca/azienda già famosa che può fare quello che vuole (e spendere quello che vuole).
    In ogni caso, mi sono spostato verso l’importazione e sto pian piano facendo produrre da aziende cinesi articoli come coperte, accappatoi e ultimamente delle tutine per neonato (naturalmente cercando di mantenere la mia qualità).
    Mi è venuta però la curiosità: ma questo marchio CE o questa dichiarazione di conformità si applicano anche a questo tipo di articoli?
    Sarei curioso di conoscere la risposta.
    La ringrazio anticipatamente
    cordialmente
    Pasquale S.

    • admin says:

      Salve, i prodotti da Lei indicati no hanno nè obbligo nè necessità di marchio CE in quanto non rientrano in nessuna categoria di prodotti con specifica direttiva.
      Hanno comunque necessità di dichiarazione di conformità alla direttiva 2001/95/CE che Le consiglio di scaricare da internet e di leggere bene e poi applicarla, perchè i Suoi prodotti come tutti gli altri devono rispettare le leggi sulla sicurezza dei prodotti.
      Cordiali saluti
      ing. Carraro

  • Francesco says:

    Salve ing. Carraro,

    i tovaglioli di carta sono soggetti a qualche direttiva e devono essere marcati CE anche se non utilizzati per scopi alimentari ma solo come protezione dei vestiti da eventuali schizzi d’acqua?

    La ringrazio anticipatamente per la gentile risposta

    Francesco

    • admin says:

      Salve, i tovagliolini di carta NON devono essere marcati CE però devono rispettare la direttiva 2001/95/CE e poi le norme sui prodotti a contatto con cibi, nel caso fossero destinati anche a tale scopo.
      La saluto cordialmente
      ing. Carraro

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